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martedì 30 novembre 2021
 
World Press Photo 2020
 

Un poeta durante la rivolta: è la foto dell'anno

17/04/2020  L'immagine di un giovane sudanese che declama una poesia nei giorni della protesta popolare contro il regine di Omar al-Bashir vince il World Press Photo 2020

Le rivolte dei popoli contro i regimi sono sempre momenti drammatici, a volte tragici. E i fotografi sono lì, magari per documentare una sparatoria, un lancio di pietre, corpi senza vita o soccorsi ai feriti, madri che piangono sui figli uccisi.

Nella rivolta che portò, l’11 aprile del 2019, alla caduta di Omar al-Bashir, uomo forte del Sudan arrivato al potere nel 1989 con un colpo di Stato sostenuto dagli islamisti, ci furono anche i morti e la violenza. Ma ci fu anche un momento incredibile. Il momento in cui un giovane manifestante declamò una poesia di protesta. Era notte, era buio, ma intorno  al ragazzo si radunarono decine di altri manifestanti e illuminarono la scena con gli schermi dei telefonini. Di fronte a questo gruppo di persone c’era Yasuyoshi Chiba, un fotografo giapponese dell’agenzia di stampa AFP.

La foto di Chiba è stata proclamata foto dell’anno dalla giuria del prestigioso concorso World Press Photo. La giuria ha definito la foto “poetica”, capace di dimostrare la forza della giovinezza e dell’arte. Commentando la foto, Chiba ha spiegato: “Questo momento è stata la sola manifestazione pacifica che ho incontrato durante la mia permanenza in Sudan”. Il presidente della giuria, Lekgetho Makola, ha detto: “Nella foto vediamo questo giovane che non spara, non getta pietre, ma recita una poesia, dando voce a un senso di speranza”.

Vengono in mente le parole del discorso di Eugenio Montale all’Accademia di Svezia, quando nel 1975 fu premiato con il Premio Nobel per la letteratura: “Io sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo e questo uno dei suoi titoli di nobiltà”.

Yesuyoshi Chiba, dopo aver studiato fotografia a Tokyo è entrato nello staff del diffuso quotidiano Asahi Shimbun, poi ha preferito lavorare come free lance e nel 2007 si è trasferito in Kenya. Dal 2011 lavora per la AFP e   da  Nairobi segue gli eventi dell’Africa orientale e della regione dell’Oceano Indiano.

 
 
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