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venerdì 01 luglio 2022
 
guerra
 

Un ponte dalla Romania per i feriti ucraini

25/03/2022  Con la guerra tornano alcune malattie infettive. Dallo Spallanzani supporto all'ospedale di SIghet per assistere i malati. "Se necessario li porteremo in Italia", spiega l'assessore Alessio D'Amato

Poche centinaia di metri separano l’Ucraina dalla Romania. Un ponticello di legno che i bambini rumeni hanno riempito di giocattoli per i loro coetanei che fuggono dalla guerra. Da quest’altra parte, a Sighet, ad accogliere chi non sa dove andare ci sono anche i gesuiti di padre Massimo Nevola. «Da 20 anni siamo lì e abbiamo aperto tre case famiglia», racconta il superiore della comunità dei Gesuiti di Sant'Ignazio, a Roma. «Con la guerra in Ucraina abbiamo spostato i bambini in due delle tre abitazioni e abbiamo adibito la terza a rifugio per chi scappa». Dopo poco, però, i gesuiti si sono resi conto della necessità di interventi medici per i feriti e per gli ammalati e hanno cercato di coinvolgere anche le istituzioni italiane per dare risposta ai problemi. E così, assieme allo stesso gesuita sono volati in Romania Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani, e Alessio D’Amato, assessore alla sanità della Regione Lazio. «Con la guerra», spiega il direttore sanitario dell’Inmi, «ci sono diverse malattie infettive che hanno una recrudescenza. Pensiamo alla tbc, all’epatite c, all’hiv. Vivendo in situazioni di promiscuità, con una scarsità di farmaci e in condizioni igieniche precarie, chi fugge dalla guerra ha bisogno di una assistenza particolare. Per questo abbiamo messo a disposizione 80 posti letto nel nostro ospedale e avvieremo una collaborazione stretta con l’ospedale di Sighet». La città rumena, «dove è nato il premio Nobel per la pace Elie Wiesel», sottolinea l’assessore alla sanità della regione Lazio, Alessio D’Amato, «sta facendo un grande lavoro di accoglienza. Noi abbiamo attivato un protocollo che consente, in caso di particolari esigenze trasferimenti, in biocontenimento, dalla Romania, così come stiamo già facendo dalla Polonia. Inoltre ci stiamo spendendo, con la collaborazione dello Spallanzani, per supportare la formazione in loco, per l’invio di presidi necessari e per rafforzare l’ospedale di Sighet». (nella foto da destra a sinistra il professor Francesco Vaia, l'assessore Alessio D'Amato e il gesuita Massimo Nevola in visita all'ospedale rumeno)

 
 
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