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martedì 19 ottobre 2021
 
 

Popoli in fuga, 44 milioni di profughi

20/06/2011  Presentato il Rapporto 2011 dell'Alto Commissariato per i rifugiati. Mai raggiunto un numero così alto negli ultimi 15 anni. E troppi sono anche i minori: 15.500 hanno chiesto asilo.

Alija Avdic, un bambino di 2 anni, insieme con la nonna in un centro che accoglie rifugiati bosniaco-musulmani a 130 chilometri a Nord di Sarajevo (foto: AmelEmric/Ap).
Alija Avdic, un bambino di 2 anni, insieme con la nonna in un centro che accoglie rifugiati bosniaco-musulmani a 130 chilometri a Nord di Sarajevo (foto: AmelEmric/Ap).

Nel mondo ci sono quasi 44 milioni di profughi. Mai così tanti negli ultimi 15 anni. I dati presentati oggi a Roma dall’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (Hcr) sono piuttosto preoccupanti: il numero totale di persone costrette a fuggire dalla propria casa e dalla propria terra continua a crescere anziché diminuire.

     Il Rapporto, intitolato “Global Trends 2010”, è stato reso pubblico in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato (che sarà celebrata domani, 21 giugno). È la “fotografia” della situazione alla fine dello scorso anno. Non tiene conto, quindi, dei tanti nuovi sfollati e rifugiati provocati nei primi sei mesi di quest’anno dalle “primavere” del Nord Africa, dalle proteste popolari in Siria e dagli scontri post-elettorali in Costa d’Avorio.

     I dati dell’Hcr riguardano le persone in fuga dal proprio Paese in seguito a guerre, persecuzioni o violazioni di diritti civili. Il loro numero preciso è di 43 milioni e 700 mila, il più alto dal 1996. Di questi, 15,4 milioni sono sotto la protezione dell'Hcr o dell'Agenzia per la Palestina; 27,5 milioni di persone sono sfollati, cioè fuggiti dalla propria casa ma senza oltrepassare i confini, rimasti quindi all'interno del proprio Paese.

     Infine, sono circa 850 mila quelli alla ricerca di asilo politico o umanitario. Una tragedia umana che colpisce soprattutto i Paesi poveri: in Pakistan vivono 1,9 milioni di profughi, in Iran 1,1, e in Siria 1 milione.

     Allarmante il numero dei minori: sono circa 15.500 le domande di asilo presentate da minori non accompagnati o separati dalle famiglie, gran parte dei quali sono somali o afgani. Un popolo che vive una fuga senza ritorno: dei 15 milioni di rifugiati che hanno lasciato il Paese d’origine sono meno di 200 mila quelli che hanno potuto farvi ritorno. Un dato leggermente migliore riguarda chi è rimasto all’interno dei confini nazionali: 3 milioni su 27 hanno potuto tornare a casa.

Un gruppo di somali appena arrivati nel campo profughi di Dadaab, nel Kenya nordorientale, viene istruito sulle regole da seguire all'interno del centro (foto: Ansa).
Un gruppo di somali appena arrivati nel campo profughi di Dadaab, nel Kenya nordorientale, viene istruito sulle regole da seguire all'interno del centro (foto: Ansa).

La maggior parte dei rifugiati, quasi il 75 per cento, è accolta dai Paesi poveri. Un ulteriore “carico” sociale che va ad aggiungersi a quello di una situazione di scarsità di risorse e di sottosviluppo.

     Un’accoglienza, quindi, che genera ripercussioni sociali ed economiche. Il “peso” dei profughi ricade sui paesi ospitanti:  secondo i dati diffusi dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, ad esempio, il Pakistan ha 710 rifugiati per ogni dollaro del suo Prodotto interno lordo (Pil), il Congo 475 e il Kenya 247.

     Per fare un confronto, la Germania (che è il Paese industrializzato con la maggior popolazione di rifugiati, 594 mila) ha soltanto 17 rifugiati ogni dollaro di Pil.

     In Italia i rifugiati sono 56.397, gli apolidi (ossia rifugiati senza nazionalità) 854, i richiedenti asilo invece ammontano a 4076 unità. Per quanto riguarda il nostro Paese, il Rapporto dell’Hcr parla «di cifre contenute, in termini sia assoluti che relativi, rispetto agli altri Paesi dell'Unione Europea». Per dare qualche dato di raffronto, in Danimarca, Olanda e Svezia i rifugiati sono tra i tre e i nove ogni 1000 abitanti, in Germania oltre sette, nel Regno Unito quasi 4. L’Italia ne ospita meno di uno ogni mille abitanti.

     Per quanto riguarda l'Europa orientale, il Paese che si fa carico attualmente del maggior numero di rifugiati è la Serbia, con 275 mila persone (ed è al 13° posto nel mondo). Secondo Eduardo Arboleda, capo dell'Ufficio Hcr in Serbia, a 15 anni dalle fine delle guerre balcaniche, più di 73 mila rifugiati vivono al di sotto della soglia di povertà, e servirebbero tra 500 e 600 milioni di euro per far fronte adeguatamente ai loro bisogni.

Un ragazzino afghano nel campo profughi di Chamkani, in Pakistan (foto: Ansa).
Un ragazzino afghano nel campo profughi di Chamkani, in Pakistan (foto: Ansa).

«La situazione in Libia non è tale da consentire un rimpatrio». Posizione netta, quella dell'Alto Commissario Onu per i rifugiati, Antonio Guterres, che ha presentato oggi a Roma in anteprima mondiale, il Rapporto 2011 sui rifugiati nel mondo. elaborato dall'agenzia delle Nazioni Unite.

     L'Hcr, quindi, è contraria all'accordo siglato a Napoli nei giorni scorsi tra l'Italia e Consiglio Nazionale Transitorio libico. Guterres ha anche chiarito che «per il futuro, quando in Libia tornerà la stabilità, l'accordo deve essere basato su principi da noi già enunciati», che prevedono il «no ai respingimenti», ha spiegato l'Alto Commissario, che l'agenzia Onu continua a ritenere «inaccettabili».

     «Laddove arrivano barche con migranti e rifugiati noi avalliamo come procedura non il respingimento della barca ma la garanzia dell'accesso a tutte le persone», ha aggiunto Guterres. «Chi ha diritto all'asilo politico deve essere accolto mentre gli altri possono essere rimandati indietro nel rispetto del diritto internazionale».

     «Noi combattiamo per i valori della tolleranza e la supremazia della ragione, contro l'uso della paura e dell'odio come condizionamento dell'opinione pubblica, cose che vengono attuate in propagande populiste e da media irresponsabili», ha concluso Guterres.

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