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venerdì 19 agosto 2022
 
 

Un problema da curare prima del grande passo

17/02/2014  Mariateresa Zattoni Gillini, consulente e formatore (nonché curatrice della rubrica la Posta del cuore su Famiglia Cristiana) spiega che la dipendenza "dall'assenso di un genitore" ha tutte le caratteristiche di quella da droga o da alcool. Cosa che impedisce la capacità di intendere e di volere, quanto mai necessaria al momento del sì.

A proposito della recente sentenza del Tribunale ecclesiastico di Genova sull'annullamento di un matrimonio per "mammismo" (così titola il Corriere della Sera del 16/02/14) ci viene da fare una prima considerazione: la parola "mammismo" è una di quelle parole semplificatorie che, purtroppo, viaggeranno da sole e faranno da etichetta facile ad una serie di pseudo-diagnosi (cioè di accuse, e persino di insulti, da parte di mogli - o di mariti - inferocite contro suocere che non sanno tirarsi indietro, che sono oggettivamente invadenti e che non sanno rispettare la famiglia del figlio/a).

Tra gli addetti ai lavori ciò fa semplicemente orrore. D'altra parte tutta la pagina del giornale riservata a commento della notizia sembra confondere le cause che portano all'annullamento e che risalgono aprima del matrimonio con le cause che minano la vita di coppia dopo il matrimonio e che portano al divorzio.

Eppure, che tra le ragioni di nullità di un matrimonio, sia annoverata anche la dipendenza grave dalla madre è sicuramente una buona notizia che mostra come i legami familiari antecedenti al matrimonio, possano essere considerati nel loro legittimo peso. È a dire: la vera dipendenza dall'assenso di un genitore ha tutte le caratteristiche della dipendenza (come da droga o da alcool, per fare semplici esempi) e cioè ottunde la capacità di intendere e di volere, che è quanto mai necessaria al momento del sì per fondare il sacramento delle nozze.

Ma come si manifesta tale dipendenza che ovviamente non mette in circolo un innocente (il figlio/a) e un colpevole (la madre o, in generale, il genitore), ma che lega ambedue in maniera ferrea e difficilmente districabile. Va da sé che la diagnosi deve essere fatta da uno specialista e che le manifestazioni comportamentali di tale disagio possano essere riconosciute come esistenti anche all'epoca delle nozze.

Un esempio tra migliaia: un moroso prenota un hotel al mare con la sua ragazza, aggiungendo che viene anche la madre di lui, che ha bisogno di mare. All'arrivo, la ragazza trova prenotata una camera a due letti ed una singola. Quando scopre che la singola è destinata a lei, esplode contro il moroso che ha l'aria di essere stupito dalla ira di lei: «Che c'è di male?! Mia madre ha paura a dormire da sola!». Questo episodio – incredibile, ma vero - fa sorridere; e come la morosa non se la sia data a gambe è un mistero!

Forse (e questo è il contributo dell'aspirante coniuge del dipendente) la lei in questione era certa che dopo il matrimonio lui sarebbe cambiato e che il suo "peso" di moglie sarebbe stato sufficiente a staccarlo dalla madre!

I sintomi di questa dipendenza ci dicono che per il figlio/a dipendente i bisogni della madre vengono prima dei propri bisogni, che egli/lei trova naturale sacrificare le proprie sane esigenze alle esigenze del genitore e che, infine, egli/lei vive queste ultime come perentorie, non suscettibili di venire a patti, pena il sentirsi tremendamente in colpa.
Insomma, se una madre abita costantemente il cervello di un figlio, fino a non lasciare spazio ad altro, allora il figlio ha bisogno di aiuto prima di fare il grande passo.

 
 
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