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venerdì 22 novembre 2019
 
Trentino
 

Un roseto per le vittime migranti

20/07/2014  Si è tenuta a Ronzone, in alta Val di Non, “La Rosa del Ricordo”, evento organizzato nell’ambito del progetto CoeSi in memoria delle vittime del mare. Per sottolineare la necessità di un impegno comune delle tre grandi religioni monoteiste contro sfruttamento e criminalità.

Un'immagine dell'edizione del 2013, nella quale la Rosa del Ricordo fu dedicata alla memoria di Nino Agostino, agente di polizia del Commissariato San Lorenzo di Palermo, assassinato il 5 agosto del 1989 a Villagrazia di Carini insieme alla moglie Ida Castelluccio e al loro bimbo mai nato. Vincenzo Agostino e Augusta Schiera, papà e mamma di Nino, da 25 anni girano l'Italia per chiedere giustizia per questa strage.
Un'immagine dell'edizione del 2013, nella quale la Rosa del Ricordo fu dedicata alla memoria di Nino Agostino, agente di polizia del Commissariato San Lorenzo di Palermo, assassinato il 5 agosto del 1989 a Villagrazia di Carini insieme alla moglie Ida Castelluccio e al loro bimbo mai nato. Vincenzo Agostino e Augusta Schiera, papà e mamma di Nino, da 25 anni girano l'Italia per chiedere giustizia per questa strage.

Un fiore. Anzi, decine di splendide rose. Piantate per unire l’Italia da Nord a Sud e svegliare le coscienze. Per ricordare che davanti a centinaia di uomini, donne e bambini morti in mare solo perché, disperati, cercano un futuro migliore, non ci può essere distanza territoriale né si possono chiudere gli occhi solo perché si vive lontano da quelle acque.

Per ammirare quei fiori, simbolo della memoria per chi è morto in mare, vittima di una delle tante stragi compiute in nome dello sfruttamento e del denaro, bisognerà fare un salto in Val di Non, nel giardino della Rosa di Ronzone. Dove il 18 luglio si è celebrato “La rosa del ricordo”, evento organizzato nell’ambito del progetto CoeSi - Convivenza e Sicurezza, promosso dalla Comunità della Valle di Non e dall’Assessorato alle Politiche Sociali guidato da Stefano Graiff.

Un’iniziativa resa ancor più toccante dalla testimonianza diretta di uno dei profughi giunti nelle ultime settimane. Ad ascoltarla, gli Arcivescovi di Trento e Agrigento, Luigi Bressan e Francesco Montenegro e l’Imam di Trento, Aboulkeir Breigheche: un modo per sottolineare – grazie anche alla letture sacre curate dai ragazzi dell’associazione “La storia siamo noi” ‒ l’impegno comune che le grandi religioni monoteiste devono portare avanti per fermare la carneficina che ormai puntualmente si compie poche miglia al largo delle coste italiane.

Il progetto COeSI ha una durata complessiva di 11 mesi (aprile 2014-febbraio 2015) e si propone di stimolare una pacifica convivenza della popolazione residente in Val di Non, favorendo un'idea di comunità come luogo di sicurezza e, nel contempo, fronteggiando eventuali problematiche relative al vivere insieme. «Un’opportunità che vede nei processi di integrazione e accettazione del diverso un aspetto di crescita per tutta la collettività», ha commentato l’assessore alla Coesione territoriale della Provincia Autonoma di Trento, Carlo Daldoss.

Negli undici mesi del progetto verrà sviluppato un percorso formativo incentrato sulla “gestione delle relazioni interculturali”, pensato per formare figure professionali in grado di porsi come punti di riferimento nei propri territori di competenza per questioni legate alla convivenza civile. A loro sarà chiesto di sensibilizzare, a cascata, la popolazione sulla cultura e sull'educazione alla legalità.

Il percorso formativo di compone di 10 moduli. Parallelamente al percorso formativo, si organizzeranno sul territorio alcuni eventi pubblici, tra i quali risalta la mostra Lampedusa - Terra di salvezza, prevista a cavallo tra dicembre e gennaio a Fondo. L'esposizione, curata da Michele Bellio e Sara Covi, in collaborazione con l'associazione Askavusa di Lampedusa, presenterà materiale fotografico, importanti informazioni sull'isola e sulla storia del fenomeno migratorio nel Mediterraneo e una selezione di oggetti recuperati dai barconi utilizzati dai profughi per raggiungere l'Italia.

In occasione della sua inaugurazione, si esibirà in concerto Giacomo Sferlazzo, cantautore ed artista lampedusano. A chiusura dell'evento, i curatori riproporranno il documentario Da un capo all'altro - Viaggio nel mosaico lampedusano, da loro realizzato nel 2012.

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