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Questioni di famiglia
 

Un uomo è sempre un uomo anche prima della nascita

08/10/2015  Aborto, fecondazione assistita, adozione e affido i temi trattati nel volume della figlia del fondatore del Movimento per la vita

L’amore per la vita Marina Casini l’ha respirato in casa, nella sua numerosa famiglia creata dalla madre Maria e dal padre, l’onorevole Carlo Casini, fondatore del Movimento per la vita, e dai loro quattro amatissimi figli. La primogenita Marina, 49 anni, ha preso il testimone e oggi oltre che moglie di Michele e mamma del diciannovenne Giovanni è una stimata giurista e ricercatrice di bioetica, che con estrema semplicità dall’altezza dei suoi studi affronta temi fondamentali nel volume La famiglia accoglie la vita.

Cercando di capire, innanzitutto, perché molte persone preferiscono non pensare all’aborto come alla soppressione della vita umana: «I figli non si sopprimono. Si accolgono». Per praticare e propagandare l’aborto, invece, è preferibile non porsi la questione e rimuovere la verità che si tratta di un figlio. «Cultura della morte», diceva Giovanni Paolo II. «Cultura dello scarto», ha aggiunto papa Francesco: «Per invertire la rotta bisogna superare il male con la forza persuasiva del bene». Come fanno i Centri di aiuto alla vita, testimoniando che le difficoltà si superano affrontandole e non sopprimendo chi sta per venire al mondo. Nel cuore di Marina Casini è ancora viva l’iniziativa chiamata “Uno di noi”, sottoscritta da quasi 2 milioni di cittadini europei per chiedere all’Ue di porre fine al finanziamento di attività che presuppongono la distruzione di embrioni umani.

La giurista ne ricorda il significato: «Con questa richiesta si è voluto affermare che l’uomo è sempre uomo, anche quando è piccolo, malato, disabile, incapace di parlare e di farsi sentire o appena concepito. Perché la dignità umana non dipende dalla salute, dall’intelligenza, dalla posizione sociale, dall’apparire, dal fare, dall’avere».

Concetto molto lontano in una società in cui prevale l’idea che il figlio sia un diritto o un prodotto e non un dono: «Si ignora, così, la differenza sostanziale che passa tra il mondo delle cose e il mondo delle persone: le cose si possiedono, le persone mai. I figli non esistono in funzione dei “bisogni” dei genitori o degli aspiranti tali, non sono mezzi per compensare vuoti affettivi, né oggetti da selezionare in base a standard di salute o altre caratteristiche. Purtroppo la fecondazione in provetta rinforza questo atteggiamento ». Ovviamente il desiderio di avere un figlio è lodevole e comprensibile. «Tuttavia», spiega la docente, «la sua realizzazione “ad ogni costo” si basa sulla logica del “diritto ad avere”, opposta a quella della gratuità».

Ma chi affronta la dolorosa esperienza di non riuscire ad avere figli, pur desiderandoli moltissimo, può comunque accogliere la vita: «Con l’adozione e l’affido di minori. Due istituti nati da esigenze di solidarietà e accoglienza nei confronti di bambini abbandonati o le cui famiglie non possono occuparsene». Una scelta che può coinvolgere qualunque famiglia o coppia dotata, come spiega Marina Casini, «di equilibrio psicologico, armonia familiare, stabilità affettiva, maturità umana, capacità di amare, generosità e capacità educativa. Non si cerca la perfezione ma che vi siano i presupposti in questo senso». I paladini delle pratiche di fecondazione assistita difendendo l’eterologa, la paragonano proprio all’adozione, poiché in entrambi i casi i genitori non sono quelli biologici. «Ma si tratta di situazioni opposte», spiega Marina Casini. «Il fine dell’adozione non è la soddisfazione dei desideri degli adulti, ma il bene del figlio. Si rimedia a un abbandono e al centro vi è il diritto del minore ad avere una famiglia. Con la fecondazione eterologa avviene il contrario: si predilige il desiderio degli adulti, provocando in modo programmato e concordato l’abbandono da parte dei genitori biologici». Accogliere un figlio è ben altra cosa.

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