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giovedì 09 dicembre 2021
 
 

Un uomo nuovo per la nuova Somalia

12/09/2012  Il neo Presidente è stato eletto dal Parlamento. Non è un signore della guerra, ma un docente universitario, attivista per i diritti umani. Il commento di monsignor Bertin.

Hassan Sheikh Mohamud  (al centro) appena eletto Presidente della Somalia. Foto Ansa (come anche la fotografia di copertina).
Hassan Sheikh Mohamud (al centro) appena eletto Presidente della Somalia. Foto Ansa (come anche la fotografia di copertina).

La vittoria, inaspettata, è andata a un outsider, un candidato che alla vigilia nessuno metteva fra i favoriti. La Somalia volta pagina rispetto al passato. Il nuovo Presidente del Paese è Hassan Sheikh Mohamud. Non è un signore della guerra, non proviene dal mondo militare. È un docente universitario, esponente della società civile e leader del Partito Pace e sviluppo.

     Con l’elezione di Mohamud – uno dei 25 candidati per la poltrona presidenziale – la Somalia si  dota del primo Capo di Stato permanente dopo quasi 22 anni, da quando nel 1991 la caduta dell’allora presidente Siad Barre scatenò la guerra civile ancora in corso.

     Il suo compito non sarà certo facile. A meno di ventiquattrore dalla sua elezione ha già subito il primo attentato (rivendicato dagli estremisti islamici Shabab): un kamikaze si è fatto esplodere mentre era in corso una conferenza stampa del neo eletto Capo dello Stato insieme al ministro degli esteri kenyano. Entrambi, comunque, sono usciti illesi dall'esplosione.

     Con l’elezione del Presidente e le vittorie militari (vedi l’articolo seguente del dossier) che stanno consentendo alle truppe somale e a quelle dell’Unione Africana di guadagnare terreno sugli Shabab la Somalia compie altri grandi passi verso la pacificazione.

     Alla vigilia del voto i favoriti erano altri: il Presidente provvisorio uscente Sheikh Sharif Ahmed e l’ex primo ministro Abdiweli Mohammed Ali. Eppure, Hassan Sheikh Mohamud ha raccolto al secondo turno 190 preferenze su 269 deputati presenti, lasciando il presidente uscente a soli 79 voti. Un distacco tale che l’orientamento dei parlamentari sembra indicare non soltanto la volontà di portare al potere un “uomo nuovo”, ma anche la bocciatura senza appello dell’ex Capo di Stato Sheikh Sharif Ahmed.

    

Foto Reuters.
Foto Reuters.

La “carta d’identità” del nuovo leader somalo è promettente: giovane (ha 56 anni), originario di Mogadiscio, proviene da una famiglia impegnata in politica, insegna all’Università ed è un noto attivista per i diritti umani con una lunga esperienza nelle organizzazioni internazionali non governative.

     A Mogadiscio la sua elezione è stata festeggiata fino a notte fonda per le strade. Segno che la popolazione voleva un mutamento profondo nella guida politica del Paese.

     Il Presidente uscente ha ammesso la sconfitta e, in un messaggio trasmesso nella tarda serata di ieri dalla Tv di Stato somala, ha augurato al nuovo leader buon lavoro.

     In base alla Costituzione in vigore, l’attuale Presidente rimarrà in carica per cinque anni. Tra i suoi primi incarichi, quello di nominare il primo ministro che dovrà poi formare il nuovo governo della Somalia.

     Tra l’altro, il neo Presidente avrebbe dichiarato di voler fare la sua prima visita di Stato in Italia.

Foto Reuters.
Foto Reuters.

Al rimbombare delle prime esplosioni la gente ha cominciato a  fuggire. Colonne di civili si allontanano da Kisimayo. È iniziato l’attacco alla città-chiave della costa somala, nel Sud-ovest del Paese, l’ultima vera roccaforte dei ribelli Shabab, gli estremisti islamici filo-al Qaeda.

     Il porto di Kisimayo da tempo era la via marittima di riferimento dei guerriglieri. L’attacco era in preparazione da settimane. Le forze congiunte dell’esercito governativo, del contingente di pace interafricano e del Kenya hanno via via circondato la città e ora si apprestano alla battaglia decisiva.

    

Foto Reuters.
Foto Reuters.

Nei giorni scorsi, le truppe keniane avevano annunciato la presa della cittadina di Miido, a 86 chilometri dal porto di Kisimayo. Ora, i primi bombardamenti sono partiti dal mare, dalle navi da guerra della Marina del Kenya, schierate nelle acque antistanti il porto.

     Molti dei civili in fuga hanno raggiunto il vicino centro di Jilib, altre colonne di somali si sono dirette a Merka, la città portuale liberata di recente dai soldati della coalizione, che si trova a metà strada fra Kisimayo e Mogadiscio.

     Quella di Kisimayo si presenta come la battaglia cruciale per sconfiggere la guerriglia Shabab: dopo aver perduto diverse delle località strategiche che controllavano, i ribelli estremisti si troverebbero privati di un fondamentale porto di approvvigionamento per le armi e il materiale bellico.

Monsignor Giorgio Bertin (a destra).
Monsignor Giorgio Bertin (a destra).

«Il futuro è promettente, mi sembra che siamo alla svolta per vedere davvero la rinascita di questo Paese». È il primo commento a caldo di monsignor Giorgio Bertin, Vescovo di Gibuti e Amministratore apostolico di Mogadiscio, all’elezione del nuovo Presidente della Somalia, Hassan Sheikh Mohamud.

     «Certamente ci sarà una fase di transizione che durerà ancora a lungo, anche se siamo arrivati a un buon punto nel ristabilire le istituzioni dello Stato», continua monsignor Bertin. «È importante, però, che la comunità internazionale continui a sostenere questo sforzo di rinascita, se possibile con uno sforzo ancora maggiore».

     Sul nuovo Presidente, il vescovo ammette che «si è trattato di una sorpresa, anche per me. Ma potrebbe essere una lieta sorpresa». «Si sapeva», aggiunge, «che sarebbe stata scelta una personalità tra gli Hawiye, e in particolare un Hawiye del sottoclan Abgaal, perché si è stabilita una regola non scritta secondo la quale il presidente del Parlamento doveva provenire dai Rahanweyn della zona di Baidoa, mentre il Capo dello Stato doveva essere un Hawiye o un Darod. È stato eletto ancora un Hawiye Abgaal, e ciò significa che con ogni probabilità Hassan Sheikh Mohamud sceglierà il nuovo primo ministro tra gli esponenti del clan Darod».

    

Il neoeletto Presidente della Somalia, Hassan Sheikh Mohamud. Foto Reuters.
Il neoeletto Presidente della Somalia, Hassan Sheikh Mohamud. Foto Reuters.

Monsignor Bertin si dice ancora preoccupato della gueriglia dei ribelli Shabaab: «Sembrano ora sulla difensiva sia sul piano militare che su quello politico», spiega. «Ma occorrerà vigilare perché gli estremisti islamici potrebbero cercare di confondersi tra la popolazione civile per continuare ad agire e condurre azioni terroristiche contro le nuove istituzioni».

     «Il cammino verso la pace è ancora lungo», avverte il presule. «Il nuovo governo verrà sostenuto dai somali nella misura in cui agirà veramente al servizio della popolazione. Perché questo avvenga c’è bisogno che la comunità internazionale tenga alta l’attenzione e sostenga il percorso per completare le rinnovate istituzioni del Paese, che vive da più di vent’anni senza uno stato di diritto e sotto il giogo della violenza e della guerra».

     «Mi auguro», conclude monsignor Bertin, «che il nuovo presidente riesca a riportare la Somalia al ruolo che le spetta, come Stato membro del consesso internazionale, restituendo ai suoi cittadini la speranza di vivere in un Paese in pace». Il vescovo intende mettere in programma quanto prima una visita per incontrare i nuovi responsabili delle istituzioni somale.

 
 
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