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martedì 07 dicembre 2021
 
 

Un Vaticano tutto intrighi di potere

27/10/2016  The Young Pope ha il respiro della telenovela di qualità, del buon polpettone televisivo sugli intrighi di qualsiasi palazzo di potere. Alla House of cards, tanto per intenderci. Lotte intestine, simpatie, inimicizie, vendette. Ma basta questo per raccontare, pur con tutta la licenza creativa, il Vaticano e la Chiesa?

Certo, si tratta di un sogno. Ma la dice lunga sulla psiche del Papa immaginato da Sorrentino (che firma la sceneggiatura). Ovviamente, il gioco del regista è quello di partire da una parte per poi spiazzare lo spettatore finendo dall’altra. Così alla fine della seconda puntata papa Pio XIII fa finalmente la sua prima omelia alla folla plaudente in piazza San Pietro. Di sera, con la sola silhouette in controluce perché non vuole che si abusi della sua immagine, così come ne vieta la riproduzione su accendini, piatti e gadget religiosi. D’altronde, chi è lo scrittore più importante del XX° secolo? Salinger. Il regista più grande? Kubrick. E la cantante più vagheggiata? Mina. Tutta gente che si nascondeva al pubblico, annullando l’immagine per sconfinare nel mito.

E il Papa, per Lenny Belardo, deve essere la rockstar della Chiesa. Ed ecco la folla di fedeli ammutolirsi sotto il tuono delle parole del neo Pontefice, condite da lampi e tuoni nel cielo minaccioso di Roma. “Che cosa abbiamo dimenticato? Dio! E siete voi che l’avete dimenticato. Ma io non vi aiuterò”, l’incipit raggelante del suo discorso. “Io non sarò più vicino a voi di quanto non lo sia a Dio. Io sono il servitore di Dio, non il vostro. Siete voi che dovete ritrovare la strada, riscoprire il volto di Dio. E dopo, magari, potrete scoprire il volto del Papa”. E a quel punto abbandona la loggia vaticana senza impartire la benedizione. Anzi, bofonchiando tra sé e sé: “Non lo so se voi mi meritiate”. Sbigottimento. Attesa. Silenzio.

The Young Pope ha il respiro della telenovela di qualità, del buon polpettone televisivo sugli intrighi di qualsiasi palazzo di potere. Alla House of cards, tanto per intenderci. Lotte intestine, simpatie, inimicizie, vendette potrebbero essere ambientate ovunque. Anche nel Campidoglio a cinque stelle guidato dal sindaco Virginia Raggi. Ma basta questo per raccontare, pur con tutta la licenza creativa, il Vaticano e la Chiesa? La chiave narrativa di Sorrentino sta nel fatto che Lenny Belardo, primo giovane Pontefice nordamericano eletto per effetto di una trama ordita proprio dal cardinal Voiello, non si piegherà a fare la marionetta mediatica come questi avrebbe voluto. Anzi, si rivelerà tradizionalista, cinico, spietato ma con una sua precisa strategia per rilanciare la Chiesa

L’impressione, però, è quella di un uomo roso dentro dal trauma dell’abbandono infantile. Una banalizzazione? Se vogliamo parlare di sguardo laico sulla Chiesa, quanta più pietas e quanta più profondità di fede e di pensiero (pur nella leggerezza del racconto) ha mostrato Nanni Moretti in Habemus Papam. Là sì che il nuovo Pontefice (il toccante Michel Piccoli) si trovava a battagliare con sé stesso, sballottato tra la volontà di Dio e il suo senso d’inadeguatezza di fronte al compito, alle aspettative dei fedeli, al bisogno di rinnovamento della Chiesa.

Multimedia
Il trailer di The New Pope di Sorrentino, con Jude Law e John Malkovich
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