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sabato 21 maggio 2022
 
 

Tre genitori per un embrione: «Un vero e proprio azzardo»

05/02/2015  La Camera dei Comuni in Gran Bretagna ha votato a favore di una nuova procedura per l'inseminazione artificiale che prevede di creare un embrione da tre genitori biologici.

«Un vero e proprio azzardo dal punto di vista scientifico». Con queste parole, Pier Mario Biava, primario di Medicina del lavoro presso l’ospedale di Sesto San Giovanni e ricercatore dell’Irccs Multimedica di Milano - ha studiato per anni i processi di differenziazione e riprogrammazione cellulari fino a mettere a punto nuove terapie funzionanti contro il cancro nell’uomo - commenta la notizia proveniente dalla Gran Bretagna dell’approvazione della tecnica per creare embrioni da tre genitori biologici. La Camera dei Comuni ha, infatti, votato a favore di questa procedura che permetterebbe a donne portatrici di malattie mitocondriali di non trasmettere ai propri figli il Dna malato.

«La tecnica è precoce e, dunque, azzardata», spiega Biava. «Se da un punto di vista teorico potrebbe sembrare semplice togliere il nucleo materno da un ovocita per inserirlo in un altro con mitocondri sani per poi passare alla fecondazione, in realtà i rischi sono altissimi. Prima di tutto, c’è un’enorme variabilità di queste patologie mitocondriali, che si trasmettono solo per via materna: non sono nemmeno state tutte classificate e si esprimono in modo differente con l’età, l’ambiente ecc.. Ma, soprattutto, si tratta di manipolazioni artificiali che tengono conto solo degli aspetti genetici e non di quelli epigenetici, ovvero di tutti quei fattori che giocano un ruolo chiave nell’espressione del genoma. L’epigenetica ci ha insegnato, infatti, che genomi uguali si esprimono in modo diverso perché un organismo non funziona solo in base al suo Dna ma è il risultato di una rete di informazioni, e dunque il contesto in cui si esprime la cellula assume molta importanza. Pertanto, non sappiamo se questa manipolazione addirittura potrebbe dare origine ad altre alterazioni».

Con il “Manifesto del nuovo paradigma in medicina: l'integrazione tra mente e corpo”, il professor Biava si è fatto interprete di un nuovo modo di vedere la scienza medica che mette in relazione mente, corpo e spirito analizzando l’uomo nella sua complessità. La medicina integrata informazionale” rappresenta questo approccio che interviene sull’individuo tenendo conto dell’intera rete informativa che lo costituisce e quella del sistema vivente con cui interagisce e opera.

 
 
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