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mercoledì 19 gennaio 2022
 
PARLAMENTO
 

Un vitalizio è per sempre

26/02/2015  Polemica sulle pensioni dei parlamentari condannati con sentenza definitiva per mafia e reati contro la Pa. Ecco perché il progetto del presidente Grasso di revocarli si scontra con qualche ostacolo.

Come certi diamanti, un vitalizio è per sempre. Quello parlamentare s’intende. Quello che si ottiene via bonifico dopo avere scaldato uno scranno della Repubblica (o della Regione) per 5 anni e avere traguardato i 65 anni. Un vitalizio, almeno per ora,  è per sempre anche se il presidente del Senato e quello della Camera, seconda e terza carica dello Stato, ritengono che una eccezione si possa fare, se il taglio del diamante è venuto male. Per esempio nel caso di quegli onorevoli che “abbiano riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per reati di mafia, corruzione contro la Pa”. Invece no, anche per loro deve restare per sempre, perché a legiferare sulla materia non possono essere i presidenti delle Camere, in ragione dell’autonomia statutaria che le regola, ma una legge dello Stato.

Il parere è di un illustre giurista, l’ex Presidente della Consulta Cesare Mirabelli, richiesto di un parere pro veritate da quella che perfino con indulgenza, quasi con tenerezza definiamo ormai la casta. Le argomentazioni di Mirabelli: l’abrogazione del vitalizio rientra nell’ambito delle pene accessorie, su cui vige una assoluta riserva di legge. E la irretroattività della legge penale: impossibile applicare una sanzione se non prevista al momento in cui il reato è stato commesso.

Il diritto, si sa, è lama non sempre sottile. Al fioretto di Mirabelli, Grasso, che di diritto ne sa, ha replicato di sciabola.  Così ha preso carta e penna e ha replicato in due pagine. Il succo sta in un passo che ricorda l'articolo 54 della Costituzione “secondo cui i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con.. onore e il legislatore nell'approvare la legge Severino (ndr , incandidabilità a cariche elettive e di Governo per condanne defintive), ha ritenuto che non sussista questa condizione di onore se la persona è stata condannata per gravi reati".

L’onore. Insomma Grasso pensa non sia cosa nobile rifornire di denaro della Repubblica
vita natural durante chi della Repubblica si è servito più che servirla. E a noi, amico caro (per dirla alla Crozza)  questa nozione di onore piace. Assai.

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