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domenica 26 settembre 2021
 
 

Una battaglia interna al PD

23/05/2013 

«Non è un caso che non ci siano amministratori tra i sostenitori del referendum».
È una constatazione pura e semplice quella che fa Rossano Rossi, presidente della Fism (Federazione italiana scuole materne) di Bologna.

In compenso si sprecano i nomi delle celebrità che hanno firmato l'appello dei referendari. Tra i primi Stefano Rodotà e Andrea Camilleri. E poi Gino Strada, Margherita Hack, Philippe Daverio, Riccardo Scamarcio, Valeria Golino, Maurizio Landini, Neri Marcorè. E tanti altri.

La motivazione è sempre la stessa. La difesa della scuola pubblica, come se la legge Berlinguer del 2000 non avesse stabilito una volta per tutte che la scuola paritaria è a tutti gli effetti scuola pubblica.

«Tutta gente che non ha idea di che cosa si stia parlando», ha commentato il sindaco di Bologna Virgilio Merola. «Credo sia meglio appellarsi a uomini e donne che conoscono la situazione bolognese e i suoi meriti piuttosto che a persone che, con tutto il rispetto, ignorano il tema della discussione».

Da parte sua, nella battaglia antireferendaria per la soluzione B, ovvero per il mantenimento dei finanziamenti comunali alla materna paritaria, Merola ha ottenuto il pieno sostegno dei colleghi primi cittadini. Trenta sindaci di diverso colore politico della provincia di Bologna hanno firmato un appello con il quale «si chiede che sia tutelato nel modo più estensivo il diritto alla scuola delle bambine e dei bambini, preservando un'esperienza di alto valore sociale e civile che garantisce qualità al sistema scolastico emiliano-romagnolo».

Il gruppo dei sostenitori del sistema pubblico integrato schiera personalità autorevoli e trasversali. Il capofila è l'economista Stefano Zamagni e tra i componenti più noti ci sono Walter Vitali, ex sindaco di Bologna, Alessandro Alberani, segretario metropolitano della Cisl, Salvatore Vassallo e Roberto Farnè, professori dell'Università di Bologna. Personaggi diversi per colori politici e per provenienza culturale che si sono uniti però a favore del finanziamento comunale alle scuole paritarie.

Di fatto, se si prendono in esame le compagini dei diversi schieramenti, non dovrebbero esserci sorprese sui risultati della consultazione. Da parte sua il mondo cattolico, che si spera compatto e sensibile su questi temi, potrebbe contare sull'appoggio del partito del sindaco, ovvero del Pd, e poi del Pdl, della Lega e di Scelta civica. Dalla parte dei referendari rimarrebbero solo gli esponenti del Sel e del partito di Grillo.

Il timore è che a Bologna si stia ingaggiando una battaglia politica tutta interna al Pd e che per i delusi del partito il referendum diventi l'occasione per andare a contarsi e per manifestare il proprio dissenso alle larghe intese e al governo Letta.

In questo caso il voto di Bologna fungerebbe da cartina di tornasole in un momento in cui il Pd rischia la spaccatura.

 
 
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