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giovedì 06 agosto 2020
 
LAVORO
 

Gli "inattivi" in Italia sono, in realtà, la metà dei dati Istat

02/10/2017  Secondo la terminologia è “inattivo” chi non cerca lavoro, per questo le casalinghe, ricorda l'associazione che le tutela, avendo un lavoro a tempo pieno, non possono e non devono essere inserite in questa categoria.

Potrebbe essere una buona notizia scoprire che le persone inattive in Italia, secondo l’Istat sono in realtà meno della metà. Ma si tratta, di fatto, di una giusta questione di prospettiva. Infatti secondo Federcasalinghe: «I dati Istat riferiti alle persone “inattive” non sono corretti e non rappresentano la realtà italiana del mondo del lavoro».

Secondo la terminologia è “inattivo” chi non cerca lavoro, per questo le casalinghe, che un lavoro ce l’hanno e a tempo pieno, non possono e non devono essere inserite in questa categoria.

«Importanti sentenze e leggi hanno formalizzato di fatto che le casalinghe sono lavoratrici e produttrici di valore economico»  ha recentemente puntualizzato l’associazione.

Si sono, infatti espressi a riguardo i giudici della Corte Costituzionale: «La casalinga è una lavoratrice, che pure non percependo reddito monetizzato, svolge pur tuttavia un'attività suscettibile di valutazione economica che non si esaurisce nell'espletamento delle sole faccende domestiche, ma si estenda lato sensu al coordinamento della vita familiare».

Pertanto, secondo i nuovi calcoli, le persone inattive in Italia non sono più  13.467.000.  A questo numero va sottratto il numero delle “family manager” certificato da Istat che risulta essere pari a 7.338.000. Quindi il numero degli inattivi cala drasticamente ed è pari a: 6.129.000.

Per questo motivo, una nota di richiesta di modifica e correzione del dato “Inattivi” è stata inoltrata da Federcasalinghe al Presidente Istat.

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