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Una caccia all'uomo durata oltre tre anni

16/06/2014  Oltre 18mila campioni di Dna prelevati, indagini serrate. Ecco come si è arrivati all'individuazione del presunto assassino che si chiama Massimo Giuseppe Bossetti e sarebbe un figlio illegittimo dell'autista Giuseppe Guerinoni: 44 anni, incensurato, è sposato, ha tre figli e anche una sorella gemella

“Le Forze dell'Ordine, d'intesa con la Magistratura, hanno individuato l'assassino di Yara Gambirasio”. L’annuncio arriva nel tardo pomeriggio di oggi e si diffonde sui siti e sulla agenzie come un lampo. Arriva direttamente dal  ministro dell'Interno Angelino Alfano. La persona fermata si chiama Massimo Giuseppe Bossetti, è un muratore quarantenne incensurato di Clusone, nella Bergamasca, e ha tre figli. E' stato fermato dai carabinieri del Ros nella sua abitazione dopo lunghe indagini condotte insieme alla Polizia.

L'uomo è stato sottoposto a provvedimento di fermo e interrogato. Il suo profilo del Dna coincide con quello dell’assassino. Lo inchioda l'evidenza scientifica. La possibilità che non sia lui è infinitesimale, praticamente nulla.  Il dato di compatibilità sarebbe tale “da non lasciare dubbi”, dicono gli investigatori. A lui si è arrivati per la sovrapponibilità del suo Dna con quello di 'Ignoto 1', rilevato sul corpo della ragazzina ed estratta dalla polizia scientifica. Dopo aver estrapolato il Dna del presunto assassino era stata condotta una campionatura a tappeto su tutto il territorio intorno a Brembate di Sopra dove viveva la ragazza. I carabinieri e la polizia hanno comparato migliaia di profili genetici fino ad arrivare a quello del presunto assassino.

Yara Gambirasio, 13 anni, scompare da casa il 26 novembre 2010. E’ di Brembate di Sopra, alle porte di Bergamo. Ha lasciato la palestra in cui pratica la ginnastica ritmica ad appena 700 metri da casa e di lei si perdono le tracce. Dal suo telefonino parte un sms di risposta ad un'amica, ultimo segnale di questa vita stroncata nel fiore degli anni. Alle 18.47 il suo telefonino viene agganciato dalla cella di Mapello, un comune distante circa tre chilometri da Brembate, poi la traccia scompare. Il percorso della giustizia non sarà lineare. Sarà fatto anche di sbagli. Il cinque dicembre 2010 il marocchino Mohamed Fikri, che lavora in un cantiere edile di Mapello è fermato a bordo di una nave diretta a Tangeri. Contro di lui alcuni indizi, tra i quali un'intercettazione ambientale in cui sembra affermi 'Allah perdonami non l'ho uccisa'. Ma la traduzione era sbagliata. Mohamd Fikri si proclama innocente. Riesce a dimostrare che le sue vacanze in Marocco erano programmate da tempo e che non stava fuggendo. La sua posizione sarà archiviata perché l'immigrato risulterà del tutto estraneo alla vicenda.

In questa vicenda non si contano le lettere di mitomani . L’8 gennaio 2011 ad esempio arriva una lettera anonima che annuncia che il corpo di Yara è nel cantiere di Mapello. La lettera non è tenuta in considerazione anche perché il cantiere era già stato più volte controllato e ispezionato. Il 26 febbraio 2011 il corpo di Yara, a tre mesi esatti dalla scomparsa, è ritrovato in una campo a Chignolo d'Isola, ad una decina di chilometri da Brembate (Bergamo) da un appassionato di modellismo che stava facendo volare il suo aereoplanino tra quei campi. Le indagini appureranno che è stata uccisa sul posto, colpita da alcune coltellate e morta anche per il freddo. Lì vicino c’è una discoteca. Molti dei suoi frequentatori sono oggetto delle indagini. Nel giugno del 2011  gli investigatori isolano una traccia di dna maschile sugli slip della ragazza che, a differenza degli altri tre già esaminati, non sarebbe suscettibile di contaminazione casuale. E’ il dna dell'assassino. Un profilo genetico che non è tra i 2.500 raccolti in quei mesi dagli investigatori.

Il 18 settembre 2012  nasce la cosiddetta 'pista di Gorno'. Da una marca da bollo su una vecchia patente viene estratto il Dna di Giuseppe Guerinoni, di Gorno, sposato e padre di due figli, morto a 61 anni nel 1999. Il Dna è simile a quello trovato sul corpo di Yara. Un Dna che, comparato con il nucleo famigliare dell'uomo, non porta ad alcun risultato; da qui l'ipotesi degli investigatori che esista un suo figlio illegittimo. La salma viene riesumata. La consulenza dell'anatomopatologa Cattaneo fuga i dubbi sulla corrispondenza del Dna con quello di Giuseppe Guerinoni. L'assassino di Yara è un suo possibile figlio illegittimo. Infine, la svolta nelle indagini.  


Alla verità dunque gli investigatori sono arrivata attraverso una tappa intermedia: il padre dell'assassino, Giuseppe Guerinoni, autista di Gorno morto nel 1999. L'11 aprile scorso - il giorno dopo la conferma arrivata dalle analisi sui profili genetici che  l'autista di Gorno era il padre biologico dell'assassino di Yara Gambirasio - gli investigatori raccolgono la testimonianza di un suo vecchio amico che vive a Clusone. Il testimone, infatti, aveva già raccontato in passato agli inquirenti di aver ricevuto da Guerinoni la confidenza che quest’ultimo aveva avuto una relazione con una donna della zona, ossia proprio di Clusone, la cittadina in cui è stato fermato il presunto omicida.

L’indagine sull’omicidio di Yara, una delle più complicate e complesse della storia italiana,  condotta con tenacia da centinaia di investigatori (magistrati, carabinieri, polizia, funzionari dello Stato, tecnici di svariati settori) si è basata su analisi di laboratorio ultra sofisticate ma anche vecchie investigazioni che hanno preso in considerazione pettegolezzi di Paese.
E alla fine, la verità sembra aver trionfato.

 
 
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