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Una Capitale a Cinque Stelle

06/06/2016  La pentastellata Virginia Raggi conquista Roma e il Pd arretra nelle grandi città. Una brutta notizia per Renzi, che si affida al referendum costituzionale.

(In alto: Virginia Raggi)


A Roma i Cinque Stelle sono il primo partito ed è probabile che ai ballotaggi vinca la candidata Virginia Raggi, la prima donna a conquistare il Campidoglio. Il boom della Raggi si deve all'esasperazione dei romani di fronte alla gestione municipale disastrosa di Ignazio Marino e dello scandalo emerso dopo l'inchiesta Mafia capitale. I "pasticci" iniziali di Berlusconi, con la sponsorizzazione di Bertolaso e il cambio in corsa  a favore di Marchini, si sono rivelati un flop. I romani si affidano a un volto nuovo, fuori dai giochi, totalmente slegato dalla partitocrazia romana.  Sarà l'occasione di vedere cosa sanno fare i Cinque Stelle alla prova dei fatti anche se le incognite non mancano: i Cinque Stelle non hanno democrazia interna (a chi risponde la Raggi? A Grillo? Alla Casaleggio & Associati?)  e le convulsioni interne al movimento hanno toccato anche il suo sindaco finora più rappresentativo: Pizzaroti. Inquieta il mondo cattolico anche la guerra dichiarata dalla Raggi alle strutture ecclesiastiche. In un'intervista a Repubblica la candidata pentastellata ha annunciato, in caso di elezione, di far pagare l'Imu "alle strutture vaticane usate come esercizi commerciali". Ma visto che le strutture vaticane usate come esercizi commerciali l'Imu la pagano già per legge (l'esenzione è solo per quelle strutture cattoliche o laiche non a  fini di lucro, come una mensa Caritas), delle due l'una: o si trattava solo di una strizzatina d'occhio agli anticlericali in campagna elettorale, senza un seguito, o di una battuta che nascondeva il progetto di far cassa sugli enti ecclesiali.

Nel complesso il Pd, il partito di Governo, esce da questa tornata non in brillantissime condizioni. Se il candidato romano Giachetti è riuscito a conquistare il ballottaggio (ma come detto è probabile che verrà travolto dalla confluenza dei voti di Centrodestra verso la candidata grillina), a Milano Giuseppe Sala, dato per favorito, rischia di essere battuto per motivi analoghi dal suo competitor Stefano Parisi, dietro a Mister Expo per un pugno di voti. L'operazione Parisi nel Centrodestra si è dimostrata molto brillante e ora sta facendo tremare il Pd, che vedeva in Sala il candidato perfetto per il dopo-Pisapia. A Torino Fassino non sfonda, mentre a Napoli de Magistris va al ballotaggio senza particolari timori. Alla fine il Pd rischia di rimanere escluso da tutti i giochi. E non è una gran notizia per Renzi, che ora si affida al referendum costituzionale di ottobre per risalire nei consensi.
  

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