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Una Chiesa più piccola, ma animata dalla Pasqua

21/04/2022  La Chiesa del futuro, che non tenga Cristo “al chiuso”, sarà più umile e autentica, centrata sull’essenziale. Guardare al futuro nel dialogo e nel confronto è anche la sfida del Sinodo voluto da papa Francesco

Cari amici lettori, nel numero di questa settimana di Credere troverete, oltre all’attualità immediata della guerra in Ucraina, con una bella intervista a padre Giovanni Guaita, prete ortodosso di origine italiana che risiede e fa il parroco a Mosca, uno Zoom sul tema del “Sinodo”, il primo di due (il secondo uscirà fra due settimane), a firma del nostro collaboratore Iacopo Scaramuzzi e con la guida di due voci autorevoli come monsignor Piero Coda, segretario della Commissione teologica internazionale, e don Dario Vitali, membro della Congregazione della dottrina della fede. Se l’avvio del sinodo 2021-2023 è stato un po’ faticoso, per il coinvolgimento richiesto alla “base” – in termini ecclesiali: il popolo di Dio –, ci è sembrato opportuno ritornare sul tema con gli approfondimenti necessari e le “istruzioni per l’uso”, spiegando in modo comprensibile di che cosa si tratta e quali effettive novità può portare nella vita della Chiesa.

Papa Francesco è tornato sul tema “sinodo” anche nella conversazione con i Gesuiti avuta nel suo viaggio a Malta, lo scorso 3 aprile. Ha detto, in un colloquio “a braccio”, alcune cose importanti, che vale la pena riprendere. Alla domanda «Come sarà la Chiesa del futuro?», ha risposto citando papa Benedetto e la sua profezia di «una Chiesa che diventerà più piccola, che perderà molti privilegi, sarà più umile e autentica e troverà energia per l’essenziale».

Questo «essenziale», per Bergoglio, l’ha specificato dopo, è che la Chiesa risponda alla sua vocazione fondamentale: «Il vero problema non è se siamo pochi, insomma, ma se la Chiesa evangelizza». Di fronte a questa “Chiesa più piccola”, che forse ci preoccupa eccessivamente (l’ossessione dei numeri!) o desta spesso un sentimento malcelato di sconfitta e rassegnazione, però, ha detto ancora una parola importante, parlando questa volta del calo delle vocazioni: «Dobbiamo abituarci, ma dobbiamo farlo creativamente».

Ecco una chiave per affrontare bene anche la proposta della sinodalità, per non gettare la spugna ma anche essere aderenti alla nostra realtà. E ha ribadito un’altra parola-chiave, quella di «Chiesa in uscita». Citando la parola di Cristo in Apocalisse («Io sto alla porta e busso»), ha commentato: «Ma oggi il Signore bussa da dentro perché lo si lasci uscire. Questa è la necessità di oggi». Il rischio è di restare al chiuso, come gli apostoli rinserrati nel cenacolo dopo la croce, per la paura o altre preoccupazioni, privandosi del confronto con le realtà “di fuori” e privando gli altri del dono più prezioso: Cristo.

Infine ha parlato anche della «dinamica spirituale del sinodo», lo sperimentare (parlava di sé in questo caso, riferendosi al sinodo sull’Amazzonia del 2019) “consolazioni” e “desolazioni”, dovute al concentrarsi troppo su un tema (i preti sposati) per poi spostarsi su altro, avendo compreso che «mancavano molte altre cose» (catechisti, diaconi permanenti ecc.). Come a dire: non si coglie subito nel segno, si devono attraversare “desolazioni” (scoraggiamento spirituali) per poi trovare le illuminazioni giuste. Una dinamica pasquale insomma, che deve toccare la vita di noi credenti, attivando mente, bocca, occhi, mani, cuore e piedi, come suggerisce un libretto di Adriano Sella appena uscito per le Paoline, Costruiamo il cambiamento.

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