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Una Chiesa sempre più comunione

21/07/2022  Una recente Nota della Cei recepisce e applica alla Chiesa italiana le indicazioni di papa Francesco su lettori, accoliti e catechisti

Cari amici lettori, lo scorso 13 giugno la Conferenza episcopale italiana ha pubblicato la Nota (ad experimentum per il prossimo triennio) I ministeri istituiti del Lettore, dell’Accolito e del Catechista per le Chiese che sono in Italia. Un documento con qualche novità importante, ma soprattutto una visione di Chiesa che “applica” in modo concreto alla situazione italiana le indicazioni di papa Francesco nei due motu proprio del 2021 Spiritus Domini, su lettori e accoliti, e Antiquum ministerium sulla figura del catechista, che così diventava anch’esso un ministero istituito.

La Nota Cei illustra in dettaglio le figure di lettore, accolito e catechista, sottolineandone l’aspetto di “carismi” (doni) suscitati dallo Spirito, dunque vere e proprie vocazioni, che richiedono discernimento, formazione e infine istituzione mediante un rito, con relativo mandato del vescovo, e l’aspetto di servizio (questo significa ministero) alla Chiesa, al popolo di Dio. L’obiettivo indicato dalla Nota è ambizioso: oltre che «orientare la prassi concreta della Chiesa», il tema dei ministeri istituiti può essere anche «un’opportunità per rinnovare la forma Ecclesiae [forma della Chiesa, ndr] in chiave più comunionale» (così la Presentazione).

A più riprese si ricorda la corresponsabilità nella Chiesa tra ministero ordinati (vescovi, preti, diaconi) e ministeri istituiti (lettori, accoliti, catechisti), sottolineando che questi ultimi «non saranno semplici esecutori delle indicazioni dei presbiteri e dei diaconi, ma veri animatori di assemblee presiedute dal pastore d’anime, promotori della corresponsabilità nella Chiesa…, evangelizzatori nelle varie situazioni». Insomma, siamo in una visione non meramente “funzionale” ma comunionale, dove ogni carisma e ministero è valorizzato nella sua diversità e complementarietà.

Che corrisponde alla natura della Chiesa di essere depositaria di una «multiforme grazia di Dio» (1Pietro 4,10) con servizi diversi al suo interno, tutti orientati però «all’edificazione dell’intera comunità», come si dice espressamente. Certamente, c’è molta strada da fare a livello di mentalità prima che di prassi: non sarà solo questione di un semplice “coordinarsi”, ma di abituarsi a lavorare nella diversità e varietà di doni di ognuno.

E tuttavia, pur con qualche sussulto e gli aggiustamenti necessari, si prospetta un’opportunità straordinaria, come popolo di Dio, di diventare adulti e corresponsabili della missione. Vescovi, preti e laici: l’uno con l’altro, non l’uno senza l’altro o contro l’altro. Altra novità di grande rilievo, almeno per il contesto italiano, è la possibilità che il catechista “istituito” come ministro (e possono esserlo tanto uomini che donne) «può anche essere, sotto moderazione [autorità, ndr] del parroco, un referente di piccole comunità» dove non c’è una presenza stabile di un prete e «può guidare, in mancanza di diaconi…, la celebrazione domenicale in assenza del presbitero e in attesa dell’Eucaristia».

Questo è già una prassi in Germania (i cosiddetti Pastoralreferenten) e in America Latina, dove non è raro vedere ad esempio una donna che alla domenica presiede una liturgia della Parola là dove non sia possibile avere un prete. Tutto questo sarà così un’altra tappa dentro il cammino sinodale italiano, di cui il 12 luglio è stata annunciata la seconda fase “I cantieri di Betania”: tappa in cui è chiesto soprattutto ai laici di fare da “pontieri” per «aprirsi ai tanti ‘mondi’ che guardano con curiosità, attenzione e speranza al Vangelo di Gesù» e richiedono di essere ascoltati, come ha affermato il cardinale Zuppi.

 
 
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