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Una laurea? Meglio conoscere il cinese

12/03/2014  Parla Ilaria Ioppa, responsabile del settore selezione di Gi Group, multinazionale dei servizi per il lavoro: favorite le lauree in ingegneria, no alle lauree umanistiche perché oggi non hanno mercato. Ma chi sa il mandarino ha un asso nella manica.

Ilaria Ioppa , 32 anni, laurea in psicologia e master in consulenza per il lavoro, è una che sulle prospettive dei laureati italiani ha le idee chiare. Per tre motivi, non solo di vicinanza anagrafica. Perché è responsabile recruitment di Gi Group, multinazionale del settore dei servizi per il lavoro; perché in cinque anni ha valutato circa 7.000 candidati, molti dei quali laureati; perché se tornasse indietro non si laureerebbe più in psicologia. Ammissione fatta a mezza voce: “Intendiamoci, laurea utilissima per la mia formazione personale, meno per le prospettive di crescita professionale”.

Destino personale a parte, secondo Ioppa laurearsi in Italia è ancora un investimento che ha un ritorno. In termini di salario, posizione aziendale, maturazione personale. A patto però di evitare alcuni errori. Il primo: “Niente lauree triennali, non sono richieste se non dalle Pmi. E in un mondo sempre più stretto è un po’ poco”. Il secondo scoglio: “Niente lauree umanistiche". Scordiamoci lettere, filosofia, psicologia (appunto). In questo momento non hanno mercato. Terzo: “Mai privilegiare il voto di laurea alla tempistica del corso di studi. “A volte preferiamo chi si laurea con 95, comunque un buon voto, a chi ha il 110 ma ci ha messo due anni in più per arrivarci”.

Tra tutti i pezzi di carta quello che reca l’intestazione ingegneria è sicuramente il più richiesto, almeno dall’osservatorio di Gi Group. “Su 500 curriculum che arrivano sulla mia scrivania ogni settimana oltre la metà sono di laureati in economia o ingegneria. E a trovare lavoro per primi sono gli ingegneri gestionali, meccanici, elettronici, e informatici”. Soprattutto se al pezzo di carta si abbina la conoscenza di un paio di lingue straniere, visto che ormai l’inglese è quasi dovuto. Il vero jolly in tal senso è avere sul cv il cinese. Al riguardo Ioppa non teme di sbilanciarsi:  “Chi sa il cinese è come se avesse una seconda laurea” spiega. “È in assoluto la lingua più richiesta sul mercato dalle aziende in crescita. Ed è una competenza ancora difficilissima da reperire sul mercato delle competenze”.

Quanto all’antica questione università pubblica contro università privata, per i candidati che arrivano oggi non ci sono grandi differenze in termini di preparazione, ma di piazzamento sì. A vincere il confronto sono senz’altro le private:  “Normalmente – spiega Ioppa - chi esce da un ateneo privato ha già avuto un primo assaggio del lavoro. L’interazione tra università e impresa è in quei casi già avviata fin dai banchi e questo per un manager che deve assumere e formare conta parecchio”. Forse è proprio questa la differenza maggiore tra giovani neolaureati italiani e stranieri: “Nei colloqui che faccio con giovani provenienti dal Nord Europa, da Inghilterra e Francia si nota maggiore concretezza, un più stretto rapporto col mondo aziendale”  conclude Ioppa . Come se davvero per questi ragazzi la laurea fosse semplicemente un pezzo di carta, non il pezzo di carta.

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