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venerdì 24 settembre 2021
 
I fatti della Diaz
 

“Una legge sulla tortura. Subito”

10/04/2015  Dopo l’ok della Camera (e la condanna di Strasburgo sui fatti del G8) parla il presidente di Amnesty International Antonio Marchesi: “Il parlamento ha varato una buona norma. Ora il Senato approvi in fretta".

Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International
Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International

“Adesso il Senato deve fare in fretta. Abbiamo atteso tanto, ora è il momento di andare fino in fondo”. Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, combatte da tempo per far sì che il reato di tortura sia introdotto nel nostro codice penale. Sa anche che certe leggi nel nostro Paese “volano” su ondate emotive. E’ stato probabilmente così anche nel caso della legge approvata ieri dalla Camera e che ora attende l’ok definitivo del Senato: pene fino a 15 anni per la tortura compiuta da pubblico ufficiale, prescrizione allungata a 20 anni, punizione per il reato d’istigazione. Sette articoli che consentono all’Italia di ratificare di fatto la convenzione Onu  del 10 dicembre 1984 e di sanare la condanna della Corte di Strasburgo arrivata pochi giorni fa su quanto avvenuto nella Caserma Diaz di Genova, durante il G8 del 2001. Una pagina vergognosa della nostra storia recente.

 Impossibile non vedere che l’alt dell’Europa ha accelerato l’iter di una norma che giaceva da 2 anni e che ora ha ripreso a camminare. Ma è una buona legge quella che si profila? “E’ un  onorevole compromesso” spiega Marchesi. “La convenzione Onu considera la tortura un reato “proprio”, cioè commesso da chi è pubblico ufficiale e dunque ha una responsabilità in termini di custodia e vigilanza sulla persona a lui affidatagli. Il Parlamento si è mosso considerando la tortura un reato “comune”, che cioè può essere commesso da chiunque, ma ha anche previsto aggravanti se l’autore è un pubblico ufficiale. Mi sembra una buona mediazione”.  

 

Positivo anche il fatto che i termini di prescrizione siano allungati a 20 anni, “anche se sarebbe stato meglio annullare questi termini del tutto”. Ci sono infatti certi reati che, per la loro gravità, non possono mai essere “dimenticati dall’ordinamento”. Ma non è solo un fatto simbolico.  “Di recente dall’Argentina è stata chiesta l’estradizione di un ufficiale autore di torture ai tempi del regime militare di Buenos Aires. La richiesta non ha avuto seguito, dal momento che appunto il reato di tortura non è ancora presente nel nostro ordinamento. Ma non sarebbe stata possibile neanche se la legge approvata dalla Camera fosse già efficace: quei fatti risalgono a oltre 20 anni fa, e i nostri giudici non avrebbero potuto estradare nesusno per un reato che in Italia sarebbe prescritto”. Infine, ottima la previsione che, in accordo con il testo unico sull’immigrazione (articolo 19), non possano essere estradate persone che rischierebbero tortura nei loro Paesi di origine.

 Tutto bene dunque? “Manca appunto l’ultimo tratto: il voto del Senato che trasformi tutto questo in legge di Stato”. E consenta in casi come la Diaz di procedere con pene esemplari. Per accelerare, Amnesty, che la prossima settimana celebra a Roma i 40 anni di presenza in Italia con una Assemblea generale dell’associazione, ha indetto per venerdì 17 aprile una manifestazione pubblica a cui invita tutti a partecipare.”Un flash-mob che si svolgerà sulle scale del Campidoglio e avrà per tema la tortura. Chiamare a raccolta il più ampio numero di persone in piazza è un modo per dare una corsia ancor più rapida al percorso della legge in Senato”.

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