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Una, ma ancora divisa

17/08/2014  Il Papa pregherà per la riconciliazione tanto attesa dai coreani del Nord e del Sud.

A chi lo va a trovare, il cardinale emerito di Seoul, Nicholas Cheong Jin-Suk, regala una coroncina del Rosario molto particolare. Tra i grani c'è infatti una medaglietta dorata con la forma della penisola coreana. Su un lato c'è in rilievo un crocefisso, sul retro è scritta la parola «riunificazione». Un sogno, quello della riunificazione fra le due Coree, che si fa preghiera. Agli inizi del Novecento la città coreana di Pyongyang era chiamata «la Gerusalemme dell'Asia» per la presenza di molte chiese e per  il suo fervore religioso. Ma poi le cose cambiarono. Nel 1945, in Corea del Nord, si contavano circa 50 mila cattolici. Nel 1949 il governo comunista arrestò tutti i sacerdoti coreani e cacciò quelli stranieri. «Dei preti incarcerati non sappiamo nulla, pensiamo siano tutti morti», ci disse già nel 2000 l'arcivescovo di Seoul.
Oggi i cattolici rimasti  in Corea del Nord sarebbero poche migliaia. Fanno una vita semiclandestina in un Paese dove la libertà religiosa è negata. A Pyongyang esiste una chiesa dove i preti del Sud che ottengono il permesso di varcare la frontiera possono celebrare messa e incontrare alcuni fedeli selezionati dalle autorità.
«Pare siano dei fedeli fin troppo devoti. Addirittura durante il rito cantano molto meglio dei cattolici del Sud. Sospettiamo che il partito li abbia preparatai bene per dimostrare che favorisce la libertà religiosa», spiegava Cheong Jin-Suk.
Il vescovo di Seoul ha anche la carica di amministratore apostolico di Pyongyang e, in questa veste, il 21 maggio scorso l'attuale arcivescovo, Andrew Yeom Soo-jung, si è potuto recare oltre la frontiera del 38° parallelo. Era la prima visita di un cardinale cattolico romano in Corea del Nord. In quella occasione il porporato ha potuto visitare la zona industriale di Kaesong, dove in base a un accordo fra i due Paesi, lavoratori del Nord e del Sud lavorano insieme nelle fabbriche del complesso. L'area di Kaesong, in seguito alla tensione fra le due Coree, era stata chiusa per qualche tempo nel 2013, poi è stata riaperta. La Chiesa sudcoreana mantiene aperto con il Nord un canale di comunicazione anche attraverso le periodiche missioni  umanitarie della Caritas, «volte a sostenere», come dice la Caritas italiana, «le silenziose soffderenze di questo popolo, vittima di difficoltà politiche e di una pluriennale carestia».

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