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martedì 11 agosto 2020
 
L'esame più importante
 

«Una maturità diversa, ma sempre un rito di passaggio verso l'età adulta»

16/06/2020  Il 17 giugno per 515.864 studenti è iniziato l'esame di maturità. Un orale di fronte ai professori e a un commissario esterno. Secondo Emanuela Confalonieri, docente di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione della Cattolica, non si tratterà di una maturità facilitata. «E' il coronamento di cinque anni di studio e ci si gioca tutto in un colloquio. Sarà comunque un rito di passaggio»

Una maturità diversa dalle altre, frutto del momento eccezionale che stiamo vivendo e che arriva dopo oltre tre mesi di didattica a distanza. 515.864 studenti che verranno giudicati per un percorso di cinque anni solo con un orale di un’ora di fronte a una commissione formata dai loro professori più un presidente esterno, che protetti da una mascherina si tengono a debita distanza dal candidato, esonerato invece dall’obbligo di mascherina. L’esame di maturità rimane pur sempre un momento unico nella loro vita, un passaggio obbligato verso un’età più adulta. Ma quanto questa formula ridotta conserva il suo fascino e la sua valenza rituale? Lo abbiamo chiesto a Emanuela Confalonieri, docente di Psicologia dello sviluppo e  dell’educazione alla facoltà di Psicologia dell’università Cattolica di Milano. 
«Sicuramente la maturità è un momento di passaggio se si riesce a colorare di ritualità, e andrà a far parte della nostra memoria autobiografica, come un rito di iniziazione per diventare grandi. È un facilitatore della crescita, un punto di svolta per lasciare l’adolescenza e avviarsi alla giovane età adulta. E anche in questi giorni i ragazzi stanno vivendo l’attesa con emozione e ansia. Ed è tipico dell’intraprendenza di questa generazione aver trovato nuove ritualità che andranno a marcare questo passaggio. Sia usando il web che ritrovandosi finalmente insieme per studiare; e sono certa si inventeranno anche qualcosa che compensi il mancato tradizionale viaggio all’estero. Si ricorderanno di questo momento non solo perché è stata la maturità del covid».
Sia da parte del mondo degli adulti sia da parte dei coetanei che hanno già sostenuto la maturità o lo faranno il prossimo anno c’è però la tendenza a sminuire la portata effettiva di questo esame. Come se fosse solo una sorta di farsa…
«Credo che sia profondamente sbagliato dire che questa sarà una maturità facilitata. Certo non ci sono gli scritti, ma proprio per questo si dovrà giocare il tutto per tutto nell’orale, dove conterà la capacità critica e di argomentare e di fare collegamenti, di elaborare il proprio pensiero. E poi c’è l’incertezza di fronte a una formula del tutto nuova.  Che effetto farà essere in un’aula senza i propri amici (il candidato potrà avere un solo accompagnatore) con i prof a distanza, in un’atmosfera un po’ surreale? Sarà comunque un banco di prova e per questo i ragazzi ci tengono a farla bene e hanno il diritto di essere considerati maturandi come tutti gli altri».
Pensa che nel mondo del lavoro questi maturati del 2020 saranno discriminati?
«Non credo, neanche il voto di laurea fa davvero la differenza in caso di assunzione, quanto piuttosto l’intraprendenza dei giovani. La maturità verrà presto dimenticata, io ne sono un esempio lampante: sono uscita con 46 (quando i voti erano in sessantesimi), eppure sono una docente universitaria«.  Quindi agli adulti dico: facciamo in modo che la vivano seriamente, è il coronamento di cinque anni di studio di cui soli gli ultimi tre mesi con la dad».
Essere giudicati dai propri professori sarà un vantaggio?
«Per chi ha sempre lavorato bene sì, perché non potranno che confermare il loro giudizio positivo. Per quelli che invece hanno fatto sempre fatica, e si sono distinti per svogliatezza e intemperanze, sarà un po’ come essere etichettati e avere magari minor possibilità rispetto a una commissione esterna di presentarsi sotto una luce migliore».
Ci saranno valutazioni più alte?
«Difficile dirlo, forse potremo avere qualche cento in più, ma sarà importante mantenere la correttezza delle valutazioni senza snaturare un effettivo giudizio».


 

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