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mercoledì 29 maggio 2024
 
 

Una nuova legge per i bambini immigrati

29/07/2013  È stata presentata dalla Ong internazionale Save the Children. «Perché vanno garantiti i loro diritti», dice Raffaela Milano, dell’organismo umanitario. Un gruppo trasversale di parlamentari appoggia l’iniziativa.

«Dopo anni in cui la loro accoglienza è stata gestita in modo emergenziale e caotico, è arrivato il momento di una Legge organica per la protezione e la tutela dei minori stranieri non accompagnati». Così Raffaela Milano spiega perché Save the Children, di cui è Direttore dei Programmi Italia-Europa, ha deciso di presentare alla Camera una proposta di legge, aperta al contributo delle altre associazioni del settore, che ha già trovato adesioni bipartisan.

– Qual è la condizione dei ragazzi che arrivano in Italia ancora minorenni ma senza genitori?

«Come ci chiedono le convenzioni internazionali, per la legislazione italiana i minori stranieri non accompagnati non si possono espellere e lo Stato deve farsi carico della loro accoglienza e della loro integrazione, assumendo ogni scelta in rispetto del loro “superiore interesse”. Spesso hanno fatto viaggi traumatici; ogni anno sono in media 2000, pari al 10-15% dei migranti arrivati via mare. Al 30 maggio scorso, i minori in comunità, a cui vanno aggiunti i richiedenti asilo e i comunitari, sono 5.656, in gran parte in Puglia, Calabria e Sicilia. Insomma, numeri non emergenziali, ma gestibili».

– Com’è oggi la situazione a Lampedusa?

«Nei centri di primo soccorso, le condizioni di accoglienza sono inadeguate. In questo momento, al Cpsa (Centro di primo soccorso e accoglienza) di Lampedusa ci sono 265 minori in attesa di collocamento da settimane, mentre in passato si aspettava anche mesi. Sono ragazzi tra i 14 e i 17 anni – ma la settimana scorsa è sbarcato anche un bambino somalo di 11 anni – che dormono per terra, promiscui con gli adulti, in 800 in una struttura da 250 posti. Un’altra situazione particolarmente critica è all’ex ospedale Umberto I di Siracusa».

– Perche c’è bisogno di una nuova legge?


«Per garantire la certezza dei diritti e uniformare le procedure in tutto il territorio nazionale. Spesso, infatti, i diritti di questi minori non sono rispettati. Sembra di giocare alla roulette e che “il caso” decida le sorti di questi ragazzi. A partire dall’identificazione: nelle regioni italiane si usano modi diversi per verificare che il ragazzo sia minorenne. Il più usato – perché il più economico – continua a essere la radiografia al polso, nonostante sia accertato che può falsare l’età dei ragazzi provenienti da Paesi extraeuropei, come il Nord Africa. Anche per questo, tra gennaio e settembre 2012, solo in Puglia, Sicilia e Calabria abbiamo verificato ben 60 casi di minori erroneamente reclusi nei Cie (Centri di identificazione e espulsione). Il ruolo decisivo della “casualità” torna tragicamente anche nel collocamento in comunità, effettuato spesso in modo caotico. Si possono trovare eccellenze, ma, addirittura, anche minori non presi in carico».

– Su questo cosa proponete?

«Una banca dati che garantisca comunità disponibili, con standard verificati, su tutto il territorio nazionale. Questo permetterebbe di inserire il minore nella comunità più adeguata (attraverso “una cartella sociale”), magari dove è presente un mediatore culturale del suo Paese, oppure ragionando su possibili legami con parenti già presenti in una determinata città. In questo senso, chiediamo di promuovere la partecipazione dei minori stessi alla costruzione del percorso. Sempre nell’ottica dei percorsi personali, proponiamo l’istituzione della figura dei “tutori volontari”, adeguatamente selezionati e formati, e la promozione dell’affido familiare dei minori come alternativa alle strutture di accoglienza».

– Per quanto riguarda i costi?

«Proponiamo di costituire un fondo nazionale cofinanziato da Stato, Regioni e Comuni, eventualmente anche con l’8 per mille. Altrimenti, il continuo rimpallo di competenze e responsabilità tra istituzioni locali e gli stessi ministeri finisce per costare maggiormente e ha l’effetto immediato di esporre proprio chi è più vulnerabile a rischi anche gravissimi. Certo il “Comune di rintraccio” non può essere lasciato economicamente solo, finendo così per penalizzare i comuni più accoglienti. Paradossalmente, secondo la legge ordinaria, il Comune di Lampedusa dovrebbe stabilmente prendersi carico di migliaia di giovani migranti, tutti quelli che sono approdati sull’isola».

– Quali sono le prospettive per questa proposta di legge?


«Speriamo in una rapida calendarizzazione della proposta, dato che un gruppo di parlamentari bipartisan si è impegnato a presentare un disegno di legge e a sostenerne l’iter fino all’approvazione. Tra di loro, Sandro Gozi e Sandra Zampa (Pd), Mara Carfagna (Pdl), Manlio Di Stefano, Silvia Giordano e Matteo Dall'Osso (M5S), Nicola Fratoianni (Sel) e Antimo Cesaro (Scelta Civica)».

– Da dove nasce la vostra proposta?


«Dalla nostra esperienza pluriennale con i minori non accompagnati. Dal 2008, nell’ambito del progetto Praesidium del Ministero dell’Interno, insieme a Unhcr, Oim e Croce Rossa, monitoriamo le condizioni delle comunità di accoglienza in Sicilia, Puglia e Calabria. A Roma, abbiamo promosso un centro di accoglienza notturna per minori afghani e Civico Zero, un centro diurno di assistenza medica, legale, formazione e supporto ai minori stranieri che transitano per la Capitale; a Napoli e Milano seguiamo altri progetti. Ma la proposta è nata soprattutto dall’incontro con le storie di questi ragazzi e dei loro viaggi. Proprio nei giorni scorsi, un ragazzo afghano mi ha mostrato il video, girato con il cellulare, del suo ultimo tratto, dalla Grecia all’Italia, nascosto sotto un camion; nel “Grande viaggio” verso l’Europa può per esempio succedere che i ragazzi, esausti, si lascino andare e muoiano schiacciati sulla strada».

 
 
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