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venerdì 24 maggio 2024
 
 

Una poltrona per due

12/02/2014  Dopo due mesi di finta sintonia, eccoci alla resa dei conti all'ombra del Pd, mentre il Paese è allo stremo. L'esigenza di un cambio di marcia contro la politica dei piccoli passi.

Ore decisive per il governo. Il faccia a faccia tra il premier Enrico Letta e il segretario del Pd Matteo Renzi - avvenuto in un clima gelido che preannuncia tempesta -  porterà alla resa dei conti domani in direzione nazionale. Anche il presidente Napolitano, che nelle ore scorse ha ricevuto i due contendenti, ha rimandato tutto alla direzione del Pd. Chi si aspettava un altolà nei confronti del sindaco di Firenze è rimasto deluso. Nonostante quello attuale sia considerato “il governo del presidente”, il capo dello Stato ha dimostrato di prendere atto della situazione politica, anche per non dare adito ad accuse di manovre di palazzo. Ormai la situazione politica è la seguente: da una parte un governo tutto sommato immobile, o quanto meno pochissimo presente, dedito sostanzialmente alla normale amministrazione e ai viaggi internazionali; dall’altra un segretario del Pd iperattivo e movimentista, reduce da un accordo sulla legge elettorale, che lo sferza di continuo. Fino alla climax del Nazareno.

Una situazione anomala che non poteva durare per molto in un Paese divorato dalla disoccupazione, dove una famiglia su quattro non riesce a stare a galla con le spese. Non a caso in questi giorni sono state evocate l’esperienze di governo di Romano Prodi, anch’esso preda degli umori e dei giochi di potere interni al Pd o all’Ulivo e della presenza ingombrante di D’Alema e Veltroni. A questo punto, se verrà scartata l’ipotesi di un rimpasto (la meno probabile), la strada è quella di un governo Renzi o di un nuovo patto che dia la possibilità a Letta di andare avanti. Nel primo caso il rischio di Renzi (che potrebbe aprire a maggioranze più ampie, con l’ingresso di Berlusconi o addirittura di Sel) è quello di andare al potere senza un passaggio elettorale. Tutto avverrebbe in pieno stile Prima Repubblica, come al tempo dei governi pentapartito. Come la prenderà l’elettorato, alla vigilia delle elezioni europee?

Nel secondo caso rischieremmo di avere un governo continuamente sul filo del rasoio, debole, inconcludente, in bilico, preda per tutto il semestre di presidenza dei diktat martellanti di Renzi. Letta è pronto a rilanciare e annuncia il famoso "patto di coalizione", che "convincerà tutti i partiti", ostinandosi a difendere il mandato ricevuto nell'aprile scorso al Quirinale e la “missione” di guidare l'esecutivo almeno fino alla fine del semestre. Quanto al Paese reale, quello poco o punto interessato agli attuali giochi di potere, quello che attende riforme vere in grado di aiutare il Paese a uscire dalla crisi, dopo tanto parlare di Patto per il lavoro (o Job Act, chiamatelo come vi pare), la situazione è simile alla città di Ouistreham, dove George Simenon ambientò Il porto delle nebbie. Non si vede niente all'orizzonte.

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Da scout a rottamatore fino a Palazzo Chigi: la marcia di Renzi
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