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sabato 25 giugno 2022
 
Colloqui col Padre
 

Una preghiera comune a tutte le religioni è possibile?

18/05/2017 

Buongiorno don Rizzolo, le chiedo se non sia mai stata presa in considerazione dai capi delle diverse religioni (o almeno di quelle più rappresentative) l’eventualità di “concordare” un comune testo di preghiera, anche breve, da recitare nei riti delle religioni stesse. È un’idea ricorrente nei miei pensieri, anche se penso che sia già stata formulata ed elaborata. Non sono preparato sull’argomento, mi auguro che almeno il Padre nostro sia condiviso da tutti i cristiani (cattolici, ortodossi, anglicani, luterani, calvinisti, battisti eccetera). Se però, vista anche la recente “maggior vicinanza spirituale” con il grande imam del Cairo, si potesse concordare una comune invocazione, penso che questo elemento possa rappresentare un grandissimo passo avanti. Tanto più che, magari, si può proporre alla controparte di fare una prima mossa in tal senso. Spero di non essere scomunicato!

G.V. - Alessandria

L’idea è interessante e qualche teologo l’ha già presentata. A ben pensarci, invocare da Dio la pace e la giustizia, o lodarlo per le meraviglie del creato e per il suo amore verso di noi potrebbe facilmente essere condivisibile anche da persone di religioni diverse. D’altra parte, come ha scritto Giovanni Paolo II nella Redemptoris missio, «ogni autentica preghiera è suscitata dallo Spirito Santo, il quale è misteriosamente presente nel cuore di ogni uomo» (n. 29). Bisogna però fare alcune distinzioni. C’è una comune preghiera personale, che manifesta soprattutto la convergenza dei sentimenti, ad esempio verso persone in difficoltà o malate per cui si invoca la guarigione o un beneficio, oppure quando, in occasione di calamità o di guerre, ci si riunisce per chiedere il dono della pace.

C’è poi una preghiera rituale, per la quale ci sono delle difficoltà oggettive. Come ha detto Giovanni Paolo II in occasione della preghiera del 1986 ad Assisi con i rappresentanti delle religioni, ci si è ritrovati «insieme per pregare e non per pregare insieme». Ciascuno, cioè, ha invocato Dio secondo la propria modalità. La forma della preghiera, infatti, esprime anche la fede, secondo l’antica formula lex orandi, lex credendi. È bene evitare ogni commistione che potrebbe portare a confusione e sincretismo. La comunione dei sentimenti si esprime meglio con un gesto, come quello di accendere una candela e porla vicino alle altre. Per quanto riguarda i cristiani, invece, non ci sono grandi problemi: il Vangelo, in particolare con la preghiera del Padre nostro, è comune a tutti.

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