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Ferrero, un esempio per i giovani

14/02/2015  Le nuove generazioni di imprenditori, quelli dei progetti e delle start-up dovrebbero studiare la vita e le opere di questa dinastia nata in un laboratorio incastonato tra le colline piemontesi quasi un secolo fa.

Volete una “success story”, come la chiamano gli economisti americani, una storia di successo imprenditoriale? Quella italiana per antonomasia è legata a Michele Ferrero, morto a 89 anni dopo una vita consacrata alla costruzione di un impero dolciario che non conosce confini. Ripercorrere la sua vita significa studiare un modello per le giovani generazioni, un esempio di talento italiano che parte dal proprio territorio per poi espandersi in tutto il mondo, sfidando l'era feroce della globalizzazione. La Ferrero infatti è un albero daltronco forte, dalle fronde rigogliose e dai lunghi rami che poggia solide radici nella terra in cui è nata, come certe querce che dominano le dolci colline delle langhe. Una terra mai abbandonata, anche quando il gruppo è stato quotato in borsa e ha raggiunto dimensioni globali.

Michele Ferrero era nato a Dogliani il 26 aprile 1925. Pasticcere di seconda generazione, è stato l’artefice dello sviluppo dell’aziendina fondata dal padre Pietro nel 1946, quando lui aveva 21 anni. Papà Pietro, classe 1896, è un artigiano piemontese di Farigliano tutto casa e laboratorio, dotato di una notevole creatività. Lavora come pasticcere a Dogliani, il paese di Einaudi, poi si trasferisce ad Alba, la capitale delle langhe e regno di quelle nocciole uniche al mondo che faranno la fortuna della futura azienda. Dopo l'esperienza albese, il passo nell’ex capitale del Regno, Torino, nella centralissima via Berthollet.

Ma la guerra, nel 1942, spinge Pietro e sua moglie Piera a ripiegare ad Alba, dove apre un altro laboratorio, in via Rattazzi. Qui Pietro sperimenta nuove golosità. E’ così che inizia la storia della ditta Ferrero, la Fiat dei prodotti dolciari. Con il Lingotto, infatti, a ben vedere, la Ferrero presenta non poche analogie: la nascita "in provincia", la vocazione "glocal", la creatività unita all'organizzazione aziendale, ma anche un certo rigore sabaudo nello stile d'azienda. A differenza degli Agnelli però i Ferrero hanno sempre conservato un basso profilo, poco avvezzi al jet set e alla mondanità. L’azienda Ferrero nasce ufficialmente il 14 maggio del 1946, ad Alba, rimasto il quartier generale. Michele affianca il padre fin dalla sua inaugurazione. Vi si dedica anima e corpo. La madre invece conduce una rinomata pasticceria in città. Alla morte del padre, il 2 marzo 1949, la direzione passa allo zio Giovanni e alla madre Piera. Se dal padre Pietro aveva ereditato l’arte e la creatività, dallo zio Giovanni Michele scopre l’importanza dell’organizzazione commerciale e della mentalità d'impresa.

A 32 anni, dopo la morte di Giovanni Ferrero, si trova a guidare l’azienda in piena fase di sviluppo.  "Lavorare, creare, donare", sono il motto di tutta la sua vita, un motto che plasma le decine di aziende nate nei quattro angoli della terra. Le tre parole compariranno nel logo della Fondazione del Gruppo, nata nel 1983, nel dna del quale è impressa il concetto di responsabilità sociale, un valore su cui Michele Ferrero ha insistito per tutta la vita. La capacità riconosciuta di questo capoazienda rigoroso e vulcanico che parlava in dialetto coi suoi dipendenti e non ha mai concesso un'intervista in vita sua, è stata quella di anticipare i bisogni del consumatore, creando nuove categorie di prodotto. La sua capacità di lavoro era leggendaria. Era capace di trascorrere un giorno e una notte in laboratorio a sperimentare continuamente, nei laboratori dolciari più avanzati d'Europa, i nuovi prodotti. Era anche piuttosto sospettoso nei confronti di chi aveva studiato troppo. Era nota la sua volontà di assumere, per ogni laureato, un pasticcere che gli stesse sotto e lo coadiuvasse nelle scelte aziendali.

Con gli anni, sotto la direzione di Michele Ferrero, l’omonima azienda diventa una multinazionale presente in 52 Paesi, con oltre 34 mila dipendenti, 20 stabilimenti produttivi e 9 aziende agricole, dall'Australia alla Germania (nell'Assia, dove si producono Mon Cheri), al Sudafrica.  Negli anni sessanta, sotto la sua egida, i marchi quali Nutella e Kinder Cioccolato diventano famosissimi e sono in Italia ormai sinonimi di merendina per i bambini. È infatti proprio Michele Ferrero l’inventore dei più famosi prodotti Ferrero: da Mon Chéri (1956) a Kinder Cioccolato (1968), da Nutella (1964), la crema al cioccolato e nocciole che i ragazzi spalmano sul pane fresco per merenda, a Tic Tac (1969), da Kinder Sorpresa (1974) a Ferrero Rocher (1982). Tutti i prodotti finiscono in televisione. La "ditta" di Michele infatti non ha mai trascurato le innovazioni del mercato, oltre ad essere una delle prime in Italia a investire sulla pubblicità (celebri i famosi Caroselli).

A fine anni Settanta, periodo dei sequestri di persona per estorsione, manda i due figli Pietro e Giovanni a studiare lontano, a Bruxelles. Presto faranno ritorno, pronti a entrare nell’attività del Gruppo, che apre stabilimenti in Italia e nel mondo. Quando l'inventore della Nutella lascia la carica di amministratore delegato, va a vivere a Montecarlo, dove ha sede un’altra società del Gruppo Ferrero, la Soremartec (Société de recherche de marketing et technique), dedicata al rinnovamento dei sistemi di produzione, fino ai test di mercato.  Prodotti quali il già citato Mon Cheri, Ferrero Rocher, Pocket Coffe, Kinder Brioss, Estathe, ecc sono ormai famosissimi e non hanno bisogno di nessuna presentazione. Tutti nati sotto il motto dell'impresa: lavorare, creare, donare. E il terzo verbo non è retorica, anche se potrebbe apparire tale, se è vero che buona parte degli utili viene dedicato ad attività filantropica.  Nel 2005 ha creato le Imprese Sociali Ferrero: esse sono già attive in India, Sud Africa e Camerun, e sono delle vere "imprese", basate su una concezione prettamente imprenditoriale, che agiscono però con uno spirito "sociale", poiché sono finalizzate da un lato a creare posti di lavoro nelle aree più svantaggiate dei Paesi emergenti, e dall'altro a realizzare progetti e iniziative sociali, soprattutto per i bambini.

La rivista americana  Forbes attribuisce a Michele Ferrero un patrimonio stimato in 17 miliardi di dollari, facendolo di fatto risultare il più ricco uomo italiano. Ma la vita della dinastia Ferrero non è stata risparmiata dai suoi momenti tragici e dolorosi. Nell'aprile del 2011 Michele perde il figlio Pietro, morto prematuramente in Sudafrica all'età di 48 anni.  Alla guida dell'azienda resta l'altro figlio Giovanni, che continuerà a condurre l'azienda all'insegna delle innovazioni complesse richieste dal tempo in cui viviamo, ma senza mai dimenticarsi da dove era nato tutto: un laboratorio di cioccolata tra le colline piemontesi.  Le nuove generazioni, i giovani delle start-up, dovrebbero ispirarsi a questa lunga storia.     

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