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sabato 08 agosto 2020
 
livorno
 

Una tassa sugli asili per l'infanzia

25/07/2015  Una sentenza della Cassazione impone a due scuole gestite dalle suore di Livorno di pagare Ici e Imu, sanzioni e arretrati compresi. Stravolto il principio dell'esenzione degli istituti non a fini di lucro. Una sentenza pericolosa, come la definisce anche la Cei

Anche se non è vincolante, è un precedente davvero pericoloso, come lo definisce anche la Cei, la sentenza della Cassazione che ha stabilito che le scuole per l'infanzia gestite da due congregazioni di suore livornesi, l’Istituto Immacolata delle Mantellate e il Santo Spirito delle Salesiane, dovranno pagare i contributi Ici e Imu per gli anni dal 2004 al 2009. Come è noto (tranne che a Livorno, evidentemente), le scuole paritarie, in particolare quelle per l’infanzia (che sono la stragrande maggioranza delle paritarie in Italia) svolgono un importantissimo ruolo di supplenza nei confronti dello Stato. Senza le paritarie i bambini finirebbero in strada o rimarrebbero chiusi tra le quattro mura domestiche, perché nel Paese non esistono sufficienti istituti alternativi statali. Non c’è nemmeno bisogno di aggiungere (tranne che per il Comune di Livorno) che tali scuole fanno risparmiare la collettività, perché le rate sono molto più basse di quel che farebbe pagare lo Stato. La ragione è semplice: le suore che gestiscono questo tipo di istituti, dedicati alla cura dell’infanzia per vocazione, non prendono lo stipendio, essendo la loro una missione cui hanno consacrato l'intera vita.  

La sentenza dei giudici della Cassazione fa tabula rasa di questi principi. Lo fa a tal punto da aver persino suscitato l'indignazione di Monsignor Nunzio Galantino, presidente della Cei,che ha invitato chi è chiamato ad adottare decisioni come quella della Cassazione a "essere meno ideologico", perchè "non ci si rende conto del servizio che svolgono gli istituti pubblici paritari". E ci par di sentire già le geremiadi di chi denuncia l'ingerenza della Chiesa nello Stato, anche se in realtà si tratta del contrario: di un attacco ideologico alla Chiesa, che si rivelerà un boomerang, perché alla fine sarà la collettività a rimetterci. Perché, come ha commentato il presidente della Fidae, don Francesco Macrì, ora "si rischia realmente la chiusura di queste scuole". Per Galantino accanirsi sulle paritarie  "significa limitare la libertà, contro al volontà della stessa Europa, che ci chiede invece garanzie sulla libertà educativa".

"Non è la Chiesa cattolica ad affamare l'Italia", denuncia il segretario dei vescovi italiani. "A scegliere le scuole paritarie sono un milione e 300 mila studenti, con grandi risparmi per lo Stato. Mentre gli istituti paritari ricevono contributi per 520 milioni di euro, lo Stato risparmia sei miliardi e mezzo di euro".  Ma per chi ha fatto ricorso in Cassazione le suore affamano il popolo. E dunque devono pagare la tassa sugli immobili, con tanto di sanzione, come ha riconosciuto la Suprema Corte, nonostante si tratti di un’attività non a fini di lucro, per la quale (cattolica o laica che sia) la legge stabilisce l’esenzione. E’ un principio legislativo sacrosanto, quasi ovvio: per che motivo si dovrebbe tassare chi svolge un’attività non per retribuire i proprietari o gli azionisti o altri stakeholder, ma semplicemente per la collettività, per i bambini e le loro famiglie, reinvestendo gli utili? Quando ci sono, questi benedetti utili, cioè quasi mai, perché le scuole per l'infanzia sono nella crisi più difficile della loro storia.

Pagare gli arretrati sull'Ici e l'Imu dunque significa mettere a rischio l’esistenza delle scuole stesse.  Ma la Cassazione ha fatto valere il cosiddetto principio “presuntivo”: poiché c’è una retta mensile che entra nell’Istituto dunque la scuola ha "attitudine a conseguire la remunerazione dei fattori produttivi". Tradotto con la nota diffusa dal Comune di Livorno, "poiché gli utenti della scuola paritaria pagano un corrispettivo per la frequenza, tale attività è di carattere commerciale, senza che a ciò osti la gestione in perdita". Insomma per la Corte bisogna tassare dove girano soldi, senza guardare dove vanno a finire. Un principio giuridico pericoloso, oltreché a nostro giudizio storto (le sentenze si rispettano, ma si possono criticare) poiché potrebbe estendersi a tutte le attività educative e sociali non a fini di lucro esistenti in Italia, dagli oratori alle mense delle Caritas, alle Ong e alle Onlus di tutta Italia, ai circoli Arci, al prossimo ospizio per i barboni fatto aprire da papa Francesco in Borgo Pio.

Questa mancanza di sensibilità sociale, questo passo indietro rispetto a un'economia solidale cui ci hanno riportati gli ermellini della Cassazione è probabilmente il frutto del clima ideologico che si respira non solo a Livorno, ma anche dalle parti del Palazzaccio. Sono sentenze che lasciano interdetti, che possono provocare la chiusura di centinaia di istituti non profit. E’ come se la Corte abbia sentenziato che il bene comune è imponibile fiscalmente. "Se le scuole paritarie devono pagare l’Imu – paventa Gabriele Toccafondi, sottosegretario al Miur – molte aumenteranno le rette o chiuderanno. Lo Stato, di conseguenza, dovrà trovare nuove risorse per costruire nuove scuole e gestirle e la parità scolastica non solo sarà minima nel nostro Paese, ma proprio scomparirà. Rispetto le sentenze, ma questo non vuol dire che, conoscendo la situazione dei conti di queste scuole, non si arrivi a delle conclusioni che mi paiono logiche".
Qualcuno, in Parlamento, vuol fare qualcosa? O la priorità resta la legge sulle unioni civili?                  

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