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martedì 29 settembre 2020
 
mostra fotografica
 

Una vita da scienziata, gli scatti di Gerald Bruneau per abbattere i pregiudizi

16/01/2019  Al Centro diagnostico italiano di Milano fino al 30 giugno si possono ammirare i ritratti che il fotografo francese ha dedicato a donne italiane impegnate in ambiti tecnico-scientifici, dalla chimica all'ingegneria. L'esposizione è promossa dalla Fondazione Bracco a partire da un progetto contro gli stereotipi sessisti nel mondo della scienza.

(Qui sopra: Elisabetta Dejana, biologa, dirigente dell’Unità di ricerca sul sistema vascolare del cancro all’Istituto di ricerca Ifom di Milano, docente di Patologia generale all’Università Statale di Milano e all’Università di Uppsala, in Svezia. In copertina: Caterina La Porta, biologa, docente di Patologia generale, "group leader" del gruppo di ricerca OncoLab all’Università Statale di Milano. Foto di Gerald Bruneau, © Fondazione Bracco)

I media l'hanno ribattezzata "la donna che parla con i robot". Perché Barbara Caputo, fisica, docente di Ingegneria informatica alla Sapienza di Roma e ricercatrice all’Istituto italiano di tecnologia, studia la home robotics Obiettivo: far sì che nel prossimo futuro ogni ambiente domestico abbia rboto specializzati in varie funzioni, a partire dall'assistenza agli anziani e ai disabili. Maria Caramelli, veterinaria, è una delle massime esperte mondiali del morbo della "mucca pazza" ed è impegnata su vari versanti della sicurezza alimentare. Gestire tecnicamente risposte rapide all'emergenza sismica è invece il focus degli studi di Chiara Casarotti, ingegnere, Phd, capo Dipartimento supporto all’emergenza della Fondazione Eucentre (Centro europeo di ricerca e formazione in Ingegneria sismica) di Pavia. Psichiatra e autrice di numerosi saggi scientifici dedicati al mondo femminile, Liliana Dell'Osso studia i disturbi bipolari, psiotici e d'ansia, il disturbo post traumatico da stress e l'autismo.

Sono solo alcuni esempi delle protagoniste ritratte dalla maccina fotografica di Gerald Bruneau per la mostra "Una vita da scienziata - I volti del progetto #100esperte". Scienziate, studiose, ricercatrici. Donne colte, brillanti, determinate, impegnate ai massimi livelli in diversi settori tecnico-scientifici, dalla chimica all'astrofisica, dalla chirurgia alla matematica. La mostra è esposta a Milano presso il Centro diagnostico italiano (via Saint Bon 20) ed è stata promossa dalla Fondazione Bracco come nuova tappa del progetto "100 donne contro gli stereotipi", nato nel 2016 da un'idea dell'Osservatorio di Pavia e dell'Associazione di giornaliste Gi.U.Li.A. (in collaborazione con la Fondazione Bracco). Partito con una piattaforma online con cento profili di esperte italiane (che si è poi arricchita con l'inclusione di nomi di economiste ed esperte di finanza), il progetto è proseguito con un libro e ora continua con la mostra di ritratti di alcune scienziate che si sono prestate a essere fotografate nei loro spazi di lavoro, ricerca, studio. Obiettivo: contribuire all'abbattimento degli stereotipi che ancora segnano il mondo della divulgazione scientifica, rappresentato nell'immaginario comune come prettamente maschile, e del pregiudizio diffuso secondo cui le donne sarebbero poco portare agli studi e alle professioni tecnico-scientifiche. Un preconcetto talmente radicato da essere stato avanzato, qualche mese da, anche da un fisico dell'Università di Pisa, Alessandro Strumia, durante una conferenza al Cern (Organizzazione europea per la ricerca nucleare) di Ginevra.

Del resto basti pensare che, da quando è stato istituito nel 1901, il Premio Nobel nelle categorie scientifiche è stato attribuito soltanto a 20 donne. La prima, Marie Curie, lo ottenne due volte,  nel 1903 per la fisica (con il marito Pierre) e nel 1911 per la chimica. L'unica italiana è stata Rita Levi-Montalcini, Nobel per la medicina nel 1986. Il 2017 è stato un anno nero, con nessun riconoscimento alle donne, nel 2018 invece sono stati due i Nobel al femminile, uno per la chimica e uno per la fisica. 

Immortalare con il suo obiettivo queste scienziate per il famoso fotografo francese Gerald Bruneau ha significato svolgere una ricerca «tra la bellezza della vita e la bellezza inanimata degli strumenti e delle formule». Spiega l'artista: «Ho trovato grandi donne, anche quando piccole e fragili di aspetto, che hanno avuto la forza e la capacità di affermarsi e di conquistare spazi di rispetto, di responsabilità e direzione in un mondo così difficile, ancora fortemente androcentrico, diffidente, discriminante».   

La mostra sarà aperta e visitabile fino al 30 giugno ed è parte di un ciclo di esposizioni avviato nel 2010 da Fondazione Bracco in collaborazione con il Centro diagnostico italiano con l'obiettivo di promuovere esperienze culturali all'interno della struttura sanitaria ambulatoriale, attiva a Milano dal 1975.  

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