Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
lunedì 22 aprile 2024
 
chiedilo a credere
 
Credere

Unità pastorali: come cambia l'idea del prete

01/06/2023  Capita che il sacerdote faccia più difficoltà a trovare tempo per ascoltare le persone

Qualche tempo fa ho chiesto a una persona, che abita in un piccolo centro e che talvolta incontro per motivi di lavoro, chi fosse il suo parroco. Mi ha meravigliato che per rispondere abbia dovuto pensarci un po’. Quando le ho manifestato che la sua reazione mi sembrava insolita, mi ha spiegato che non era sicura di chi fosse il parroco perché nella sua parrocchia vede alternarsi diversi sacerdoti che vengono per le celebrazioni.

Siccome la questione mi incuriosiva, ho indagato un po’ e ho capito che si trattava di quelle che vengono chiamate “unità pastorali” e che sono una soluzione sempre più diffusa per arginare la carenza di sacerdoti. Si tratta di contesti in cui più parrocchie sono unite insieme sotto la giurisdizione di un parroco, che provvede alle diverse realtà attraverso l’aiuto di altri sacerdoti, in altre parole viene meno l’equazione parrocchia = parroco.

Raramente le persone sono contente di questa soluzione, non credo solo per la questione campanilistica di voler avere il proprio parroco, ma per la difficoltà di stabilire una relazione personale con un punto di riferimento. Sono certo che la maggior parte delle volte, seppur con grande sforzo, i sacerdoti si impegnano con tenacia a portare avanti il tessuto complesso delle nostre realtà territoriali, ciò che mi interroga è che, forse senza troppa consapevolezza, sta cambiando l’idea del sacerdote. Il rischio è che se un pastore non ha tempo per stare con la gente perché deve provvedere a più parrocchie, si identificherà sempre di più con un funzionario che celebra sacramenti.

Un risvolto positivo è certamente che questo porta molte volte a un maggiore coinvolgimento dei laici, ma purtroppo soprattutto in alcune aree del paese tali ruoli sono identificati con posti di potere, generando spesso malumori e conflitti. Venendo meno un rapporto continuativo con la gente, può capitare che il sacerdote faccia sempre più difficoltà a trovare tempo per ascoltare le persone, per conoscere le situazioni dei parrocchiani, soprattutto degli ammalati e delle famiglie che attraversano momenti difficili. Sicuramente non è semplice trovare soluzioni adeguate, ma credo che prima ancora di provare a risolvere il problema, sarebbe utile chiederci cosa intendiamo oggi quando parliamo del sacerdote, non sempre infatti è opportuno che l’urgenza della realtà decida al posto nostro.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo