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Usa-Cuba, la rotta del disgelo passa per il Vaticano

17/12/2014  La mediazione di papa Bergoglio, primo pontefice sudamericano, ha dato la svolta decisiva. Le lettere del Papa a Obama e Raul Castro.

Il segretario di Stato vaticano, cardinale Parolin, con il segretario di Stato Usa John Kerry (Reuters).
Il segretario di Stato vaticano, cardinale Parolin, con il segretario di Stato Usa John Kerry (Reuters).

E’ stata la Santa Sede, nel solco della sua migliore tradizione diplomatica, a favorire il dialogo tra Cuba e gli Stati Uniti. E gli ultimi decisi colloqui tra le delegazioni cubana e americana si sono tenute in Vaticano ad ottobre. Tutto si è svolto nella più assoluta segretezza e nessuna notizie è trapelata fino all’annuncio ufficiale di Obama.

Ad ottobre in Vaticano si svolgeva il Sinodo dei vescovi sulla famiglia, c’erano giornalisti di tutto il mondo, ma nessuno ha visto nulla. Due giorni fa il Segretario di Stato americano John Kerry
  ha avuto un colloquio con il Segretario di Stato vaticano il cardinale Pietro Parolin. Il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi aveva informato che nel corso del colloquio si era parlato della chiusura del carcere di Guantanamo a Cuba, per il quale gli Stati Uniti hanno espresso il desiderio che la Santa Sede segua la ricerca di soluzioni umanitarie “adeguate” per i detenuti. Oggi alla luce dell’annuncio di Obama e della conferma della mediazione da parte della Segreteria di Stato vaticana si può dire che l’incontro è servito anche per mettere a punto i dettagli dell’annuncio.

Nella sua nota la Segreteria di Stato vaticana esprime la soddisfazione del Papa per una decisione che definisce “storica”, quella sul ripristino dei rapporti diplomatici. E rivela che papa Francesco ha scritto due lettere nei mesi passati, una ad Obama e una al presidente cubano Raul Castro “per invitarli a risolvere questioni umanitarie d’interesse comune, tra le quali la situazioni di alcuni detenuti, al fine di avviare una nuova fase nei rapporti tra le due parti”. E’ quanto avvenuto con
  la liberazione delle rispettive spie.

La svolta è epocale e ci si avvia verso la fine dell’embargo a Cuba, anche se non sarà facile per Obama, poiché lo stop deve essere votato da un Congresso che dalle elezioni di medio termine gli è ostile. Ma è anche la vittoria del dialogo e di tutti coloro che in questi anni hanno cercato di favorirlo, anche solo sostenendone la necessità.

La differenza l’ha fatta sicuramente papa Francesco, il primo papa latinoamericano, con la sua autorevolezza consolidata ormai a livello globale. Bergoglio ha avviato una mediazione tecnica, anche per dar corso pratico a tanti interventi che la Santa Sede, i Papi e i vescovi cubani hanno sempre fatto contro l’embargo a Cuba. Giovanni Paolo II chiese la fine dell’embargo durante il suo storico viaggio a Cuba nel 1998 quando incontrò Fidel. Benedetto XVI lo ribadì nel suo viaggio nell’isola nel 2012. E tutto ciò avviene nell’anno in cui papa Francesco ha proclamato santo Angelo Roncalli, papa Giovanni XXIII che con la sua mediazione sulla crisi dei missili tra Usa e Urss nel 1962, quando il mondo si trovò sull’orlo di una nuova guerra mondiale, evitò il peggio. Ma tra Cuba e Stati Uniti si ruppe ogni rapporto, con un embargo sempre più totale, un antagonismo drammatico e sempre più polemico, aggravato nel 1996 da una legge americana che toglieva finanziamenti anche alle organizzazioni internazionali che aiutavano Cuba.

Oggi tutto può cambiare, perché uomini di buona volontà hanno accettato di parlarsi nonostante tutto. E’ il migliore regalo di Natale che Castro e Obama potessero fare al mondo. E’ il miglior regalo di compleanno che ha ricevuto papa Francesco.

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