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Record di esecuzioni federali, l'amara eredità dell'amministrazione Trump

13/12/2020  La Corte suprema ha respinto il ricorso del Texas contro il risultato elettorale del 3 novembre. Intanto, il 10 e l'11 dicembre, in piena fase di transizione presidenziale, sono stati giustiziati due condannati nel braccio della morte federale, Brandon Bernard ed Alfred Bourgeois, entrambi afroamericani. E si riaccende il dibattito sulla discriminazione razziale della pena capitale negli Usa.

(Foto Ansa sopra: Brandon Bernard, giustiziato il 10 dicembre. In copertina: manifestanti contro la pena di morte davanti al penitenziario federale di Terre Haute, Indiana)

Game over per Donald Trump. La guerra del presidente uscente americano contro il risultato delle elezioni è finita. A decretarlo è stata la Corte suprema, che ha respinto il ricorso presentato dal procuratore generale dello Stato del Texas Ken Paxton, sostenuto dall'amministrazione attuale, da diciotto Stati americani e da 126 membri repubblicani del Congresso, in cui si chiedeva di ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali del 3 novembre, che hanno consegnato la vittoria al democratico Joe Biden. Il procuratore Paxton aveva presentato una denuncia senza precedenti contro quattro Stati, Georgia, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin accusati di aver modificato le procedure di voto e non aver protetto il voto per posta da frodi.

Una decisione, quella della Corte suprema, tanto più clamorosa in quanto sei dei nove giudici - nominati a vita - che compongono il supremo tribunale guidato dal presidente John G. Roberts sono stati designati da presidenti repubblicani, tre da George W. Bush (compreso Roberts), tre da Trump stesso (l’ultima, Amy Coney Barrett, lo scorso 27 ottobre). La decisione della Corte suprema ha scatenato la rabbia dei sostenitori di Trump, che sono scesi per le strade per protestare in varie città americane, scontrandosi con le forze di polizia. A Washington quattro persone sono state accoltellate e numerosi manifestanti sono stati arrestati.

Le ultime settimane della presidenza Trump saranno ricordate anche per le esecuzioni di condannati a morte. Nell’arco di 24 ore, il 10 e l’11 dicembre, due detenuti, Brandon Bernard e Alfred Bourgeois, entrambi afroamericani, sono stati giustiziati nel penitenziario federale di Terre Haute, nello Stato dell'Indiana. Bernard e Bourgeois erano due dei quattro condannati all’esecuzione tramite iniezione letale programmati durante gli ultimi giorni dell’amministrazione Trump, nella fase di transizione presidenziale. Da quando Biden ha vinto le elezioni a novembre, sono tre i detenuti nel braccio della morte giustiziati.

In particolare, il caso di Bernard ha fatto molto discutere e ha attratto su di sé i riflettori della nazione. Quarantenne al momento dell’esecuzione, Bernard è stato il più giovane detenuto negli Usa in quasi 70 anni ad essere condannato a morte dal Governo federale per un crimine commesso quando era minorenne. Molte personalità di spicco, dall’attrice Kim Kardashian al reverendo Jesse Jackson, hanno lanciato degli appelli perché Bernard non venisse giustiziato e la sua pena fosse commutata in carcere a vita. Ma senza alcun risultato.

Forti reazioni di protesta si sono sollevate contro la ripresa delle esecuzioni federali -  per detenuti nel braccio della morte a seguito di verdetti emessi da tribunali federali - decretata dal ministro della Giustizia William Barr a luglio del 2019. Bernard e Bourgeois sono stati il sedicesimo e diìciassettesimo condannato giustiziato negli Usa nel 2020. Come sottolinea il Death penalty information center, un’organizzazione non-profit americana fondato nel 1990 impegnata nel diffondere informazioni sulla pena capitale,  “quest’anno ha segnato la prima volta nella storia degli Stati Uniti in cui il Governo federale ha condotto un numero di esecuzioni maggiore rispetto a quelle condotte da tutti gli Stati dell’Unione messi insieme”.

E si riaccende il dibattitto - in realtà mai sopito - sul sistema fortemente discriminatorio su base razziale della pena capitale in America, confermato anche dall’ultimo rapporto del Death penalty information center rilasciato lo scorso settembre. Secondo i dati del rapporto, dal 1977 - quando la pena capitale è stata reintrodotta - 295 afrocamericani sono stati giustiziati per l’omicidio di vittime bianche, solo 21 bianchi sono stati giustiziati per l’uccisione di vittime afroamericane. Delle 57 persone detenute al momento nel braccio della morte federale, 34 sono di colore, compresi 26 uomini neri. Alcuni di loro sono stati condannati da giurie composte esclusivamente da membri bianchi.

Durante la sua campagna presidenziale - ricorda il Death penalty information center - Biden ha dichiarato che la pena capitale federale dovrebbe essere fermata. La speranza è che con la nuova amministrazione per gli Stati Uniti giunga finalmente il tempo di invertire la rotta sulla pena di morte.

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