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mercoledì 13 novembre 2019
 
 

Usa, quanti guai per Romney

02/09/2012  Indagini per evasione fiscale sulla società di cui era a capo, l'autogol dell'intervento di Eastwood e un voto cattolico tutt'altro che scontato: si complica la corsa del repubblicano.

Romney, candidato dei repubblicani alle elezioni Usa (foto Ansa).
Romney, candidato dei repubblicani alle elezioni Usa (foto Ansa).

Continuano a piovere tegole sulla campagna elettorale di Mitt Romney, il candidato repubblicano alla Casa Bianca. Nel mirino del fisco alcune società a lui legate che avrebbero beneficiato impropriamente di sconti fiscali. Romney è stato già al centro di polemiche per la ricchezza personale di 250 milioni di dollari, accumulata per gran parte con la sua attività a vertice della Bain Capital, una delle società incriminate e già finita più volte nel mirino dei democratici per la natura speculativa di molti suoi investimenti.

Il ciclone tasse – argomento al quale gli americani sono particolarmente sensibili – arriva dopo il flop del monologo di Clint Eastwood alla convention repubblicana di Tampa in Florida. L’attore, per 12 minuti, ha dichiarato il suo sostegno a Romney tenendo un discorso surreale a una sedia vuota che avrebbe dovuto rappresentare, simbolicamente quella del presidente-assente Barack Obama. Sono stati, taglia corto il New York Times, «i 12 minuti più bizzarri della storia politica recente». Non solo, Eastwood, che non sarà più invitato a sostenere Romney, ha convogliato su di sé tutta l’attenzione distogliendola dal candidato alla presidenza e ha parlato più contro Obama che a favore di Romney.

Ecco il video della surreale intervista di Eastwood alla sedia vuota tratto da RaiNews.



Dal canto suo Obama ha fatto diffondere dal suo staff la foto di un poltrona con la sua inconfondibile nuca e la didascalia: «Questa sedia è occupata». Dopo la performance di Eastwood e i guai fiscali, i sondaggi danno in netto vantaggio il presidente Obama. Attesa per domani per l’apertura della convention dei democratici.

Sul fronte del voto cattolico, le cose non sembrano andare meglio. Pur essendo d’accordo con le proteste dei vescovi cattolici contro Obama l’elettorato cattolico si mostra non molto influenzato dal loro giudizio per quanto riguarda il voto. Non più, almeno, di quanto non lo sia il resto degli americani.

Mano a mano che si avvicina la fatidica data del 6 novembre, quella dell’election day, si moltiplicano sondaggi e analisi per capire se e come il voto dei cattolici potrebbe influenzare la vittoria del prossimo inquilino della Casa Bianca. Le posizioni dei vescovi contro la riforma sanitaria voluta dall’attuale presidente degli Stati Uniti sono note. I vescovi, avevano anche indetto, lo scorso luglio, due settimane di protesta in particolare contro la Obamacare, la norma che prevede l’assicurazione obbligatoria per tutti. L’episcopato sosteneva, come aveva dichiarato il presidente della Conferenza episcopale statunitense, il cardinale Timothy Dolan, che «la libertà di coscienza protetta dal primo emendamento sarà negata, le istituzioni private di matrice religiosa si vedranno costrette a pagare assicurazioni ai propri dipendenti o studenti che includono la contraccezione e l’aborto. Questo è inaccettabile in una democrazia».

Ma il sondaggio condotto dal Forum del Pew Research Center on Religion & Public Life and the Pew Research Center for the People & the Press, pur dimostrando che una parte rilevante, dei cattolici condivide le posizioni dei vescovi questo non influenza la scelta del voto. Più della metà degli elettori cattolici (51 per cento) dichiara infatti che Obama riflette al meglio la propria posizione in particolare sulle questioni sociali. La percentuale di cattolici favorevole a Mitt Romney è invece del 34 per cento. Lo stesso sondaggio condotto sulla generalità della popolazione mostra un netto vantaggio di Obama. Si riconosce nella sua politica sociale il 50 per cento degli intervistati contro il 36 che è a favore di Romney. Il sondaggio ha coinvolto 2.973 adulti di cui 619 cattolici.

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