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sabato 28 maggio 2022
 
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Stati Uniti, lo shock del 6 gennaio un anno dopo

05/01/2022  Restano aperte le ferite dell'America nell'anniversario dell'insurrezione contro il Campidoglio da parte dei sostenitori di Donald Trump. L'ex presidente continua a ritenersi derubato della vittoria nelle elezioni presidenziali del novembre 2020. Il prossimo 15 gennaio parlerà in un comizio

È passato un anno dalla giornata più sconvolgente della recente storia americana, l’evento più traumatico dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Il 6 gennaio 2021 fu la giornata dell’assalto al Campidoglio, la sede del Congresso a Washington, istigata da Donald Trump, che non voleva rassegnarsi alla sconfitta nelle elezioni presidenziali del novembre 2020. Restano ancora impresse nella memoria le immagini dell’assalto alla sede del parlamento, i deputati in fuga costretti a nascondersi, l’uomo vestito da sciamano, gli esagitati in posa negli uffici e nelle aule del Congresso, i poliziotti con le pistole puntate per proteggere i locali del Congresso.

Per salvare i parlamentari da un possibile linciaggio, un agente fu costretto a sparare e uccise una manifestante. I titoli dei giornali americani del 7 gennaio sono entrati nella storia: Assedio; Insurrezione senza precedenti; Il Campidoglio nel caos; Assalto alla democrazia; I rivoltosi invadono il Campidoglio; Anarchia negli Stati Uniti.

Un anno dopo restano le cicatrici di quella giornata, che purtroppo possiamo immaginare assolutamente ripetibile. Trump non si è pentito di nulla, rimane  convinto di essere stato derubato della vittoria e come lui la pensano tanti americani. Secondo un sondaggio del Washington Post, quasi due repubblicani su tre rimettono in causa la legittimità della vittoria elettorale di Joe Biden. Credere alla narrazione della “vittoria rubata” è diventato ormai un atto di fedeltà a Trump, che continua a esercitare la sua pesante influenza sul partito repubblicano.

Nel  giorno dell’anniversario Trump aveva anche pensato di tenere una conferenza stampa, ma poi lo hanno fatto desistere. La provocazione rischiava di essere incendiaria. Però l’ex presidente si esprimerà pubblicamente fra qualche giorno."Parlerò di molti temi importanti nel mio comizio di sabato 15 gennaio in Arizona", ha annunciato l’ex presidente.

Trump accusa di “faziosità e disonestà” la  commissione d'inchiesta sul 6 gennaio. La commissione, istituita il 24 giugno dell’anno scorso, è composta da 9 rappresentanti della Camera (7 democratici e 2 repubblicani). Finora la Commissione ha ascoltato 300 testimoni e ha raccomandato l’incriminazione di Steve Bannon, l’ex consigliere strategico di Trump, e di Mark Meadows, ex capo dell’amministrazione Trump. Ma i repubblicani cercano in tutti i modi di ostacolare i lavori della commissione. La commissione di indagine sul 6 gennaio vuole sentire anche l'ex vicepresidente Mike Pence, ma ancora non è chiaro se Pence collaborerà o meno con l’inchiesta.

L’America un anno dopo quegli eventi resta ancora fortemente polarizzata. Biden finora non sembra essere riuscito a rappacificare il paese e rischia di uscire sconfitto dalla elezioni di medio termine del prossimo novembre, quando i repubblicani potrebbero riconquistare la maggioranza alla Camera. A quel punto Trump e i suoi seguaci rialzeranno la testa per sognare la rivincita nelle elezioni presidenziali del 2024.

 
 
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