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Usa, ma quanto è grande il grande fratello?

19/06/2013  La fuga di notizie sul sistema e sulle pratiche di intercettazione di telefonate e e-mail rimette in discussione il confine tra sicurezza e privacy. E la sensazione e’ che si tratti solo della punta di un enorme iceberg

“Tutti gli strumenti di cui ha bisogno un tiranno”: è il titolo di un articolo che la rivista The Atlantic ha dedicato allo scandalo delle intercettazioni telefoniche ed informatiche sui privati cittadini (che tra l’altro qui in America nessuno si sogna di chiamare “datagate”) che ormai da giorni sta investendo l’amministrazione Obama.

Nel tornado delle critiche scagliate da tutte le direzioni verso il governo in carica, lo storico mensile di commento e analisi della politica Usa ha colpito nel segno: mentre non è chiaro quante persone vengano effettivamente “spiate” dallo Stato, e cosa venga o meno registrato e controllato dei milioni, anzi miliardi, di telefonate ed e-mail che ogni giorno partono dagli, e arrivano negli, Stati Uniti, è ormai lampante che il governo americano ha a disposizione, e non esita ad usare senza tanti complimenti, un apparato, pagato con le tasse dei cittadini, che mette le conversazioni e la posta elettronica (comprese foto e video allegati) di ognuno di quei cittadini, oltre 300 milioni, in condizioni di essere consultate, in ogni momento e in ogni luogo da agenti governativi.

A farlo ci pensa la famigerata NSA (National Security Agency), ente federale preposto al monitoraggio delle comunicazioni radio ed elettroniche mondiali, sorella meno nota nell’immaginario collettivo, e in quello romanzato di Hollywood,delle più famose FBI e CIA: per questo di sicuro più sinistra -  e probabilmente anche meno pasticciona – delle altre due. Sembra che, addirittura dal 2007, l’agenzia abbia stretto accordi con il colosso della telefonia Verizon e, negli anni a seguire, con i maggiori provider di servizi Internet, da Google a  Facebook, da Apple a Microsoft, per accedere ai dati degli utenti e delle loro attività , e raccoglierli in un centro dati segreto e stipato di supercomputer nel deserto dello Utah.

Come nei migliori film di James Bond insomma: solo che al cinema basi segrete e supercomputer in genere appartengono ai cattivi; in questo caso invece sarebbero i “buoni” a gestire il sistema. Il tutto in nome della sicurezza nazionale con lo scopo di prevenire atti di terrorismo, e – ovviamente - all’insaputa dei cittadini che, in teoria, dicono di voler proteggere.

Le basi giuridiche per tutta l’operazione sarebbero state gettate da George .W Bush con l’altrettanto famigerato “Patriot Act”,un insieme di leggi varate sulla scia emotiva dell’11 settembre che in nome dell’antiterrorismo limitano in vari modi e a vari livelli, in casi nemmeno troppo specifici, i principi di riservatezza e libertà personale su cui da sempre si basa l’ordinamento Usa (tra queste l’arresto e la detenzione per anni - per esempio a Guantanamo - senza processo né comunicazione dei capi d’accusa sulla base di un semplice sospetto). Dunque, tutto perfettamente, incredibilmente e spaventosamente legale.

Il problema è che fin dalla sua entrata sulla scena politica nazionale, Obama - sia in campagna elettorale che non - ha dato pubblicamente l’impressione di volersi smarcare dalla pesante eredità del predecessore, mentre i fatti, dal tardivo ritiro delle truppe in Afghanistan alla mancata chiusura di Guantanamo all’uso segreto dei droni per bombardamenti e missioni omicide, fino a quest’ultimo tsunami di rivelazioni sull’apparato da Grande Fratello addirittura potenziato durante la sua amministrazione, continuano a smentirlo. Altro che Nobel per la pace!

In questi giorni il presidente ha avuto un bel daffare nel cercare di limitare i danni di immagine spiegando che gli unici dati analizzati sono i numeri telefonici e la durata delle chiamate; che è comunque illegale ascoltare le conversazioni dei non sospetti; che il Congresso era stato informato dell’operazione; e che una Corte speciale sorvegliava sul suo corretto svolgimento. In realtà, anche cambiando ramo del governo, l’albero (quello del potenziale dispotismo da cui quasi due secoli or sono Alexis de Toqueville  metteva già in guardia gli entusiasti della democrazia) rimane lo stesso: che sia l’esecutivo, il legislativo o il giudiziario, in questo caso si tratta sempre e comunque di governanti che spiano – o almeno hanno facoltà di spiare - i governati.

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