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sabato 18 maggio 2024
 
 

Usseaux, un borgo nel cuore del Piemonte da riscoprire

15/05/2024  Affacciarsi sulla piazzetta principale di Usseaux è come entrare nel chiostro di un monastero dove non ci sono più pareti. Solo una cornice di montagne e di fiori chiude l’orizzonte.

testo e foto di Roberto Di Diodato e Mary Poliafico

Usseaux, in provincia di Torino, a 77 km dal capoluogo piemontese e 19 da Sestriere, è una delle cinque perle che costituiscono la meravigliosa collana di borghi antichi dell’alta Val Chisone, nelle Alpi Cozie. Insieme a Laux, Balboutet, Pourrières e Fraisse sono tra i più belli e ammirati d’Italia, ricchi di storia e tradizioni. Qui, immersa nel verde incontaminato di boschi di larice, di abete, di castagno e pino cembro, la vita trascorre secondo i ritmi lenti e naturali delle stagioni, delle albe e dei tramonti. Villaggi di pietra e legno duro, le case addossate le une altre per riparare dai rigidi freddi invernali, sono un eccezionale esempio di architettura contadina montana, attorniata dal trionfo di panorami alpini di stupefacente bellezza. Tutto questo territorio è conservato e protetto all’interno dei parchi naturali Orsiera-Rocciavrè e Gran Bosco di Salbertrand.

Affacciarsi sulla piazzetta principale di Usseaux è come entrare nel chiostro di un monastero dove non ci sono più pareti. Solo una cornice di montagne e di fiori chiude l’orizzonte. Solo un muro è dipinto con soggetti “laicamente sacri” di donne e uomini che impastano e cuociono il pane. Solo il gorgoglio di una fontana spezzetta e turba il grande silenzio. E le fontane, forse più numerose degli abitanti, fanno parte di un arredo urbano quasi mistico, simile a quello  dei borghi che una volta erano abbarbicati ai piedi delle abbazie e ne respiravano i profumi. Paese dell’acqua e del pane Usseaux. Testimoni di riti familiari e di intensa vita sociale sono i due forni ancora oggi utilizzati in particolari occasioni di festa. “Fare il pane” nel forno della comunità era ed è motivo di incontro, ritrovo e divertimento. Le fragranze delle pagnotte appena sfornate sembrano riempire strade e vicoli.

Poco fuori dall’abitato sopravvive un tradizionale lavatoio comunale chiamato “La Fauntone”. Davvero particolare è la copertura in pietra del tetto a lose, del peso di diversi quintali ciascuna. Le donne di casa vi si recavano due o tre volte al mese, o anche più, per lavare i panni. In quell’ambiente severo e chiuso dell’epoca, era forse una delle rare occasioni in cui potevano sentirsi libere di cantare, raccontare e spettegolare. Era il luogo che anticamente anticipava l’uso dei moderni social, adatto per poter commentare i fatti e le notizie ed esprimere like di approvazione o aspri pareri contrari, mentre l’acqua sorgiva scorreva ininterrottamente. E insieme alle lordure portava via le piccole tristezze o le grandi delusioni nascoste nel cuore.

Una stradina in leggera discesa porta giù, verso il vecchio mulino a ruota idraulica, posto in una radura circondata dal bosco. E’ un incanto sospeso nel tempo. Un frammento di fiaba. L’angolo più fantastico di Usseaux. Un fiume vorticoso scorre a fianco, scendendo dalla montagna. Una grande ruota è pronta a fornire l’energia per avviare i meccanismi per la macinazione. Le faticose mietiture del grano e di altri cereali coltivati in valle diventavano farine per il nutrimento essenziale di persone e animali. Da sempre proprietà della famiglia Canton, questo edificio storico, tempio del macinato, assolveva alle esigenze di tutta la comunità. Nella sua  semplice e misteriosa bellezza, suggerisce un legame di sottile somiglianza con i conventi di una volta, quando ogni ordine religioso monastico aveva al suo interno, come prevedeva la Regola di san Benedetto, un mulino.

Attorno al 2000 l’amministrazione comunale, ispirata dal successo ottenuto dai murales in diversi comuni italiani, pensa a un restyling artistico del borgo, affidando ad illustri pittori il compito di impreziosire le tristi e talvolta neglette pareti di alcune case. Anno dopo anno, Rita Conti e Melissa Abate Daga realizzano il sogno disegnando realistiche scene di vita quotidiana, estrosi ritratti di gente del posto, flora e fauna locale.

Meno di 200 abitanti, Usseaux deriva il suo nome dalla parola celtica “uxellos”, che significa “alto”. Alle sue spalle ha una famosa citazione nel De Bello Gallico di Giulio Cesare, che in lingua latina lo chiama “Ocellum”. Nell’area della Val Chisone sopravvive la lingua occitana, altrimenti nota come lingua d’oc, parlata fin dal medioevo nel sud dell’Europa. Questi antichi centri abitati al di qua delle Alpi devono la loro  origine ad esuli perseguitati per eresia, provenienti dalla Francia, come lo erano i Valdesi. La loro presenza caratterizzò profondamente la storia e la vita degli abitanti dell’intera valle.

Celebrato come un “personaggio” di spicco con rievocazioni storiche e prestigiose manifestazioni fieristiche, il formaggio Plaisentif è l’alimento più famoso di Usseaux e dei paesi vicini. Al suo nome è stato intitolato persino un sentiero di escursionismo alpino. Poeticamente noto come “formaggio delle viole”, perché prodotto col latte vaccino, intero e crudo, dei primi giorni di alpeggio che coincide con il periodo della fioritura delle viole, è conosciuto ed apprezzato fin dal secolo XVI. La lunga stagionatura di 80 giorni ne esalta il sapore che lo contraddistingue e lo rende ancora oggi ricercato. Il prezioso formaggio è riconoscibile da un logo, come per tutti i prodotti protetti. Una P e un’immagine stilizzata di una violetta vengono marchiate a fuoco su una delle facce della forma, a garanzia del rispetto del disciplinare di produzione e di tutti i requisiti organolettici. I profumi e le essenze sono quelli del burro, delle foglie bagnate di castagno e delle erbe del sottobosco. La sua commercializzazione avviene esclusivamente a partire dalla terza domenica di settembre.

Una natura intatta e popolata da una ricchissima fauna permette un’esperienza immersiva nel verde riposante e fresco della grande foresta. Timidi compagni di lunghe passeggiate e di spettacolari percorsi di trekking possono diventare - dalla primavera all’autunno - scoiattoli, ricci, marmotte, stambecchi e cinghiali. Rigenerante anche la contemplazione delle verdi acque del laghetto nella frazione di Laux. Ma d’inverno la neve fa magìe ancora più sorprendenti. Lo scintillante biancore che ricopre tetti, prati, alberi e monti, getta un velo di arcano silenzio sul respiro e sui suoni della natura. Talvolta il grido dell’aquila o l’ululato del lupo rompono l’incantesimo. La presenza dell’uomo è un filo di fumo che esce dai comignoli.

 

 

 

 
 
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