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lunedì 15 agosto 2022
 
 

Vacca, la pazienza del rapper

29/04/2013  Cresciuto a Milano in un quartiere difficile, il musicista nel suo ultimo Cd si rivolge ai giovani: «Non inseguite feste e auto di lusso»

«Non ho i tuoi soldi, né i tuoi gioielli, né il Porsche Carrera, ma vivo come Super Mario Balotelli, ogni occasione è buona per andare al party”… Questo il ritornello del brano che il rapper Mr. Vacca dedica al fuoriclasse del Milan nel suo ultimo cd Pazienza. Un messaggio importante sulle dinamiche sbagliate della società moderna diretto, attraverso rime dai ritmi incalzanti, a tutti i ragazzi: arrivismo, soldi, feste non sono modelli da inseguire perché si può essere felici e divertirsi anche con poco. Parole che arrivano dritte al bersaglio perché pronunciate da un ragazzo che viene dalla gavetta e ha realizzato il sogno di farcela vivendo della sua grande passione, la musica. Classe 1979, Alessandro Vacca, cagliaritano di origine, è tra i rapper italiani più amati e conosciuti.

Perché, per lanciare questo messaggio ai giovani, hai preso come esempio proprio Mario Balotelli?
«L’idea mi è venuta quando "Super Mario" ci ha portati in finale agli Europei di calcio perché, secondo me, l’italiano medio non ha ancora accettato del tutto il fatto che ormai viviamo in una società multirazziale e fatica a vedere un ragazzo di colore con la maglia azzurra».

Mario non è però un esempio da seguire in tutto anche se il Time l’ha inserito tra i 100 personaggi più influenti del 2012.
«Mario è stato fortunato, è un genio assoluto del calcio ed è per questo che ha tutti gli occhi puntati addosso. Penso, comunque, che tutto quello che fa sia ingigantito. Le stupidaggini che combina saranno pure diseducative ma non fanno male a nessuno. I giornali, semplicemente, non ne dovrebbero parlare. Gli italiani fanno in fretta a dimenticare le cose gravi ma poi si ricordano delle leggerezze di un giovane calciatore».

Perché?
«Sono convinto che ci sia ancora tanta invidia per chi ha successo. Invece, tutti noi dovremmo impegnarci a trasmettere ai ragazzi i giusti valori da inseguire. Le future generazioni devono crescere comprendendo che nella vita non è importante come ci si veste o avere il telefonino di ultima generazione ma, per esempio, avere il rispetto dei soldi, soprattutto in questo periodo di grande crisi. Non è retorica. Ai giovani mancano le basi per essere adulti migliori e questa società certo non li aiuta».

Sei cresciuto a Quarto Oggiaro, nella periferia milanese, dove ti sei trasferito da bambino dalla Sardegna.  Non hai avuto un’infanzia facile. È per questo che nei tuoi pezzi c’è sempre almeno una “frasetta” che induce i ragazzi a riflettere e a non sbagliare nella vita?
«In realtà la mia non è stata un’infanzia diversa da quella che hanno avuto e che hanno tanti altri ragazzi, purtroppo. I miei si sono separati e mia mamma ha dovuto crescere da sola me e le mie sorelle facendo tanti sacrifici. A 15 anni sono andato a lavorare in cantiere ma come vedi non è stato per sempre. Diciamo che, da quando sono diventato adulto e padre, sono molto più sensibile alle problematiche dei giovani perché sono consapevole di poter essere un riferimento per i tanti che mi seguono e ne sento tutta la responsabilità. Per questo ritengo sia fondamentale lanciare, grazie alla musica, messaggi non tanto positivi quanto intelligenti. Non mi viene difficile. Vivo in Giamaica, un paese dove la gente conosce veramente la fame e in questo caso i problemi italiani assumono un’altra prospettiva».

Perché hai scelto di vivere in Giamaica?

«Perché mia moglie è di Kingstone e mia figlia è nata là 3 anni e 3 mesi fa. L’ho conosciuta quando ero andato in Giamaica per scrivere il mio precedente lavoro, Sporco».

Pazienza è il titolo del Cd, il tuo quarto lavoro, in cui hai dimostrato tutta la tua crescita artistica e la capacità di mixare diversi stili, influenze e passioni. Tu sei una persona paziente?
«Per niente. Sono sempre stato molto impaziente. Proprio per questo ho deciso di chiamare il disco Pazienza, quasi per autoregolamentarmi. Mi sono reso conto che la pazienza è una qualità da cui non si può prescindere. Soprattutto per chi fa un lavoro come il mio che è fatto di attese».

Anche “Pazienza” ha visto la luce in Giamaica?
«Sì, ormai torno in Italia solo per lavoro e per rivedere la mia famiglia di origine. Mi fermo alcuni mesi per promuovere il disco, finire di girare i video che usciranno entro fine aprile e per il tour».

Ascolti solo rap, soul, reggae e hip-hop o anche qualche cantante italiano che non sia un rapper?
«Non ci crederai ma sono da sempre un fan di Adriano Celentano. Ed ora che sono cresciuto riesco a capirlo ancora di più. La sua musica mi tiene compagnia anche quando sono lontano dal mio paese».

Una curiosità. I tuoi dreads alla Bob Marley sono sempre più lunghi. Da quanto non li pettini?
«Da 12 anni. Ormai hanno superato il ginocchio e per sistemarli uso l’uncinetto. Li lavo ogni tre giorni e impiego, ogni volta, circa 4 ore per asciugarli».

E poi Alessandro dici di non essere paziente…

 
 
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