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sabato 22 gennaio 2022
 
Covid-19
 

Allarme dell'Unicef: nei Paesi poveri mandati vaccini prossimi alla scadenza

14/01/2022  Solo a dicembre 100 milioni di dosi sono state buttate perché ormai era impossibile somministrarle in tempi rapidi. In Africa i programmi di immunizzazione sono ancora troppo in ritardo

Fornire vaccini contro il Covid-19 ai Paesi a basso reddito è necessario e urgente, tuttavia i farmaci  on devono essere già in scadenza, altrimenti la distribuzione diventa praticamente inutile. L'appello arriva dal Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef), secondo il quale solo a dicembre oltre 100 milioni di dosi di vaccino sono state respinte o distrutte dai Governi perché ormai a rischio. E nei Paesi più poveri, che non hanno la capacità di gestire in modo rapido e capillare la distribuzione e somministrazione dei farmaci, dosi troppo vicine alla scadenza sono inutilizzabili e destinate allo spreco.

A fornire il dato sui vaccini buttati è stata Etleva Kadilli, a capo della divisione consegne dell'organizzazione, nel corso di un intervento al Parlamento europeo. Il problema riguarda il sistema Covax, il programma internazionale di distribuzione vaccinale sostenuto dall'Onu che si era posto l'obiettivo - mancato - di rendere disponibili due miliardi di dosi di vaccini anti--Covid-19  entro la fine del 2021, comprese almeno 1,3 miliardi di dosi per le economie a basso reddito.

Secondo Kadilli, dopo una prima fase segnata dalla carenza di farmaci, alla fine del 2021 la situazione è migliorata ma è restata condizionata dal problema delle scadenze. A distruggere dosi perché scadute è stata anche la Nigeria, che più di 200 milioni di abitanti è il Paese più popoloso dell'Africa. Lo scorso 7 dicembre in una discarica della capitale Abuja si è assistito all'eliminazione di oltre un milione di dosi di AstraZeneca perché troppo a ridosso della scadenza. Secondo i dati ufficiali aggiornati, in Nigeria appena il 2,4% della popolazione è stata completamente vaccinata. E a dicembre il Paese ha registrato un'inpennata di contagi della variante Omicron.

Quasi tutti i Paesi africani hanno avviato programmi di immunizzazione, ma la campagna a livello complessivo è ancora troppo in ritardo: appena l'8% della popolazione africana in media ha ricevuto il vaccino e in alcuni Paesi le vaccinazioni sono ancora quasi inesistenti, come in Repubblica democratica del Congo dove solo lo 0,1% della popolazione è stata immunizzata, ma anche in Ciad dove la percentuale sale di pochissimo fermandosi all'0,6%, in Etiopia con l'1,4% della popolazione completamente vaccinata, in Sud Sudan con l'1,8%. Di questo passo, l'obiettivo fossato dall'Oms di arrivare al 70% della popolazione di ogni Paese del mondo vaccinata entro la metà del 2022 diventa sempre di più un miraggio.

 

(Foto Reuters: una donna viene vaccinata ad Abuja, in Nigeria)

 

 
 
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