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giovedì 25 aprile 2024
 
covid
 

«Vacciniamo i nostri bambini, meritano una vita normale»

14/12/2021  Il vicepresidente della Società italiana di pediatria Giuseppe Banderali sulla campagna di immunizzazione per i più piccoli.«Nel momento in cui abbiamo la possibilità di proteggerli, non è plausibile che anche un solo bimbo rischi di finire in terapia intensiva. Dobbiamo credere nella scienza»

Giuseppe Banderali.
Giuseppe Banderali.

L’Europa attorno a noi è in piena pandemia, Anche in Italia, seppure con numeri inferiori rispetto ad altri Paesi vicini il contagio cresce. In molte città tornano le mascherine all’aperto, un green pass rafforzato cerca di contrastare la diffusione, ma soprattutto intanto le agenzie regolatorie che autorizzano la distribuzione di farmaci in Europa e in Italia hanno aperto alla possibilità di vaccinare contro il Covid-19 anche la fascia d’età 5-11 anni. Abbiamo chiesto a Giuseppe Banderali, vicepresidente Società italiana di Pediatria e direttore del reparto pediatrico dell’Ospedale San Paolo Milano di aiutarci a rispondere alle domande che circolano tra mamme e papà

Professore, milioni di genitori sono in ansia per la notizia della vaccinazione dei bimbi 5- 11 anni. Che cosa possiamo dire loro?

«Di vivere la vaccinazione come un’opportunità, come uno dei traguardi, considerando che la vaccinazione contro il Coronavirus per la popolazione mondiale sta dimostrando un blocco della circolazione della malattia e degli effetti catastrofici. Basta confrontare l’Italia con la Germania: la vaccinazione è una grande opportunità per contrastare il virus e l’evidenza mondiale lo sta dimostrando».

I bambini però hanno esiti meno gravi degli adulti.

«Non abbiamo visto l’effetto catastrofico sui bambini nella prima fase perché erano chiusi in casa e, poi, perché sui bambini e ragazzi gli effetti sono molto meno violenti. La percentuale di bambini che finisce in ospedale o in terapia intensiva o che non ce la fa è molto ridotta rispetto a quel che succede nella popolazione sopra ai 70 anni. Ma andando ad analizzare i dati sui bambini, evidenziamo come nei 5-11 anni comunque ci siano casi colpiti duramente e ricoverati; alcune decine in rianimazione per insufficienza respiratoria e per le problematiche annesse al Coronavirus. Qualcuno proprio non ce l’ha fatta. Ecco allora che come pediatra e come Società italiana di Pediatria - non come singolo medico - dico, per quanto i bambini siano meno colpiti, abbiamo i vaccini per porre argine agli effetti più gravi; abbiamo istituzioni di primo livello che presidiano (L’Ema, l’Aifa) e che prima di autorizzare l’immissione in commercio fanno studi attentissimi; infine abbiamo la farmacovigilanza che dalla messa in commercio del farmaco - usato da milioni di persone - monitora come sta andando la situazione. E abbiamo i numeri: un’efficacia al 91 per cento; effetti collaterali, quando ci sono, lievi. Qualche raro caso, più grave, di miocardite si è risolto. Siamo in un sistema attento che fronteggia una situazione devastante di Coronavirus che ha colpito tutto il mondo con effetti diretti e indiretti (long covid), con una catastrofe psicologica soprattutto negli adolescenti e il conseguente incremento delle emergenze psichiatriche (per esempio per anoressia nervosa). Sulla bilancia abbiamo il vaccino da una parte e dall’altra, dove ci si vaccina meno come in Romania o in Austria, una situazione davvero difficile».

C’è chi obietta: “Perché devo vaccinare io mio figlio per tutelare i fragili, mentre tanti adulti rifiutano di immunizzarsi”?

«Dico loro che la vaccinazione va fatta perché tutela mio figlio, mio nipote, il mio paziente. Punto. Questo virus passerà alla storia per l’aggressività. Se vaccino mio figlio potrà giocare una partita a calcio sereno. È il vaccinato ad avere il beneficio maggiore. Poi indirettamente le persone intorno».

Una delle paure dei genitori è che sia un vaccino nuovo…

«È nuovo è vero, ma è già stato utilizzato da tre milioni di bambini tra Canada, Stati Uniti e Israele dove bimbi hanno già fatto almeno la prima dose, alcuni anche la seconda. Oltre ai 3.100 della sperimentazione: una bella fascia di popolazione in questo range di età è stata vaccinata senza effetti collaterali gravi. La medicina è in evoluzione ma questo vale per ogni farmaco prodotto. Noi dobbiamo dare una risposta ad oggi: se esiste e se non è riportato al momento che dia effetti gravi, se ci sono istituzioni mondiali che hanno approvato, è plausibile che un bambino rischi anche in una percentuale bassissima di finire in rianimazione con un vaccino a disposizione?».

Molti temono effetti a lunga distanza, ce n’è motivo? 

«Su bimbi di otto mesi facciamo 12 vaccini, tra cui il Rotavirus che causava centinaia di ricoveri. Adesso sono pochissimi. Leggiamo sui giornali che qualche bambino è morto di bronchiolite e purtroppo non abbiamo il vaccino. Diciamo che non sono evidenziati effetti gravi a distanza nei vaccini degli ultimi 50 anni. Prospetticamente dobbiamo guardare al futuro sulla base scientifica di dati. Quella a cui assistiamo è la chiusura al virus dove ci sono i vaccinati. Anche perché l’mRna di questi vaccini viene eliminato subito dal corpo. Resta lo stimolo a produrre l’anticorpo. Semmai il dubbio è quanto rimane. Andrà capito ogni quanto fare il richiamo, la scienza deve dirci quello che appare. Deve essere cristallina: va avanti e in genere con grandi successi soprattutto nella medicina. Oggi curiamo l’epatite C e l’Aids».

È opportuno vaccinare anche quando il rapporto individuale beneficio-rischio è meno favorevole che negli adulti?

«Sì. Calcoli che dagli adolescenti fino a 50 anni la proporzione è simile; l’incremento è esponenziale negli over 70». 

La variante Omicron che caratteristiche ha e come impatta su bambini e ragazzi?

«Non abbiamo ancora dati perché è stata evidenziata da pochi giorni. A quel che si vede è molto diffusibile, ma al momento non risulta avere maggior gravità. La variante Delta per esempio invece è più aggressiva nei bambini. Ma i dati sono sempre relativi, perché se si vaccinano dai 12 anni, da zero a 12 il virus trova il 100% di verginità. Adesso saranno da difendere gli 0-5».

Sembra una storia infinita?

«Ci vuole pazienza, ma non dimentichiamo che ora la vita è semi-normale. Un anno fa nell’Ospedale Santi Paolo e Carlo dove lavoro avevamo 450 malati ricoverati». 

Cosa pensa del contraddirsi di indicazioni per le scuole?

«Che allo stato attuale con un’epidemia in Italia sotto controllo la priorità è chiudere il meno possibile la scuola, perché la chiusura fa danni psicologici e sociali. Vacciniamo i nostri bambini perché oltre a essere più tutelati possano tornare a una vita normale com’è consono alla loro età e come meritano. Hanno sopportato tanto e sono stati bravissimi. Un bimbo di due anni, mentre lo vaccinavo contro l’influenza mi ha detto: “Grazie dottore”. mi ha commosso. Sono loro che mi danno la forza per lavorare anche di notte». 

Con chi devono consigliarsi i genitori?

«Con i pediatri perché ogni situazione è a sé e il vaccino non è obbligatorio. Viviamolo come opportunità. Un’arma messa a disposizione in fretta in Italia e nel mondo per permetterci una vita quasi normale».

 
 
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