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venerdì 23 aprile 2021
 
COVID-19
 

«Vaccinatevi senza paura, ecco perché»

30/03/2021  Il professor Francesco Vaia, direttore dello Spallanzani, ci aiuta a fugare i dubbi sulle somministrazioni: «Insieme con gli anticorpi monoclonali e la nostra forza interiore sono le armi migliori per battere il Covid»

Gli italiani si fidano, ma non sempre. Soprattutto quando arrivano notizie, almeno in apparenza, contraddittorie Proviamo allora a sciogliere qualche dubbio con il professor Francesco Vaia, direttore dello Spallanzani. «Premetto che non voglio sostituirmi a nessuno perché sulla salute non ci si informa su internet. Sempre meglio consultare il proprio medico che ci conosce da tempo».

Ma dalla sua esperienza può dirci se è vero che esistono vaccini di serie A e vaccini di serie B?

«Assolutamente no. I vaccini che abbiamo in campo sono tutti protettivi sia contro la gravità della malattia che dalla mortalità che sono le due cose che dobbiamo evitare a tutti i costi. Stiamo vedendo che nei Paesi dove sono più avanti con il numero di vaccinazioni è stata abbattuta sia la mortalità quasi eliminandola del tutto, come in Inghilterra, sia la contagiosità, salvo quei pochi casi già previsti negli studi scientifici».

Infatti si sente di casi di persone che si contagiano dopo il vaccino. È possibile?

«Se si tratta di persone che hanno ricevuto anche la seconda dose è possibile, in rari casi, che si possa diventare positivi, ma senza sviluppare i sintomi e quindi senza correre il rischio di forme gravi e di morte».

Perché non possiamo scegliere il vaccino?

«In un momento di emergenza come questo, essendo dimostrato che tutti i vaccini servono contro la mortalità e per evitare il contagio, si è differenziato in base alla disponibilità e dando la precedenza alle persone più anziane e con comorbilità.  Non sarebbe etico fare diversamente. Le agenzie regolatorie europee e nazionali, inoltre, hanno fatto un ragionamento sulla gravità e sull’età e noi ci siamo attenuti a questo.  Per questo il vaccino che era stato indicato da Ema e Aifa come efficace nella fascia under 55 è stato destinato a questa classe riservando gli altri due al resto della popolazione. Mano a mano che procedono le somministrazioni anche negli altri Paesi con Astrazeneca, questo si è dimostrato efficace anche fino ai 79 e dunque le agenzie regolatorie ci hanno comunicato la possibilità di estendere il suo utilizzo».

Questa oscillazione sulle età e poi anche il ritiro precauzionale hanno provocato della confusione. Perché cambiano questi dati?

«Capisco che l’opinione pubblica viene disorientata da queste indicazioni, ma ricordiamoci anche che siamo di fronte a un virus nuovo con decisioni da prendere in fretta e con un principio di precauzione da rispettare. Per questo vaccini che prima erano indicati solo per alcune fasce, adesso si sa che possono essere somministrati in modo più esteso. Ormai però nella gente si è insinuato il tarlo, il dubbio che alcuni vaccini siano migliori di altri. Ma le agenzie regolatorie ci dicono che non è così e a questo ci atteniamo».

Ma possiamo fidarci delle istituzioni?

«Sappiamo bene e sono stato uno dei primi a dirlo che sul covid si sono combattute e si combattono guerre industriali, ideologiche e geopolitiche e ho cercato di fare un appello a partire da noi, a c hi si occupa di scienza, per dire di stare lontani da questi interessi. La scienza deve essere neutra, non deve lasciarsi condizionare da interessi geopolitici e industriali. Questo è il mio pensiero e a questo cerco di orientare la ricerca e l’attività dello Spallanzani e mi auguro che tutti facciano così».

Torniamo alla vaccinazione. Ci sono degli esami da fare prima?

«Evitiamo di dare risposte generiche, la diagnosi da internet o da “l’esperto risponde” sono sempre sbagliate perché il vestito va fatto su misura. Il paziente deve essere orientato dal medico di fiducia, da chi lo conosce, le cure devono essere persobnalizate. In via generale noi consigliamo alle persone che sono state positive di fare un esame sierologico per valutare il livello di anticorpi, anche se normalmente vacciniamo dai tre ai sei mesi dopo la positivita».

Perché i minori di anni 16 non si possono vaccinare?

«Perché non ci sono ancora studi sull’efficacia e sicurezza sugli infrasedicenni. Bisogna aspettare»

E le donne in gravidanza?

«Noi le stiamo vaccinando senza problemi secondo le indicazioni di Aifa. Anche qui, comunque, per fugare ogni dubbio basta chiedere al proprio ginecologo».

La legge dice che si può uscire dopo 21 giorni anche se si è ancora positivi. Ma si rischia di contagiare qualcuno? SI può andare tranquillamente dai nonni non ancora vaccinati?

«In questo caso, io che sono molto aperturista, sarei invece molto prudente rispetto agli anziani e alle persone fragili».

Sarà sicuro vaccinarsi nelle farmacie? Non serve un medico?

«I vaccini possono essere somministrati anche da infermieri o da operatori sanitari. A patto però, e le farmacie si stanno organizzando in tal senso, che sia garantita la presenza di un medico o di un pool di medici a garanzia del paziente in caso di evento avverso o shock anafilattico».

Sentiamo parlare di monoclonali. Chi può prescriverli?

«Il medico di base o il pronto soccorso. Quando si arriva vengono fatte l’anamnesi e la diagnosi e poi si somministrano nei primi tre-cinque giorni, se si è obesi o ipertesi, o cardiopatici, o se si soffre di quelle patologie che abbiamo verificato mettono la persona a rischio che la malattia evolva in modo grave. Gli studi scientifici ci danno una efficacia potenziale dell’8,5. Significa che più di otto persone su dieci non finiscono ricoverate. È una terapia molto innovativa. Evitiamo l’aggravamento della persona e quindi anche la sua eventuale morte. Evitiamo anche il sovraffollamento in ospedale. Gli anticorpi monoclonali fanno parte delle tre armi che elenco sempre insieme con i vaccini e la nostra forza morale».

Si possono somministrare anche a casa?

«Al momento no. Vengono somministrati per via endovenosa in ospedale. Un’ora di infusione e poi un’ora di sorveglianza per vedere gli effetti prima di tornare a casa. Comunque io spero di avere in futuro dei medici formati, e sto proponendo con alcune università un percorso formativo ad hoc per formare il meglio della domiciliarità che espliciti il rapporto di integrazione ospedale territorio di cui questa pandemia ha determinato il bisogno».

Non si possono fare le vacanze in Italia, ma si può andare all’estero. Non si potrebbe aprire anche in Italia?

«Abbiamo bisogno di equilibrio e di aperture che siano sempre più ampie, ma parametrate all’andamento della pandemia. Dobbiamo guadagnarci sempre più spazi di svago e di tempo libero senza che questo possa significare un libera tutti che ci fa fare il gioco dell’oca e tornare indietro. Credo che sia prudente non abbandonarci a sogni di vacanze fuori controlli che in questo momento non sarebbero prudenti. In definitiva possiamo e dobbiamo permetterci tutto, ma in condizioni di estrema sicurezza».

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