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martedì 18 gennaio 2022
 
 

Immigrati: Brescia chiama, Governo risponde?

24/05/2011  Il consiglio comunale di Brescia, destra e sinistra insieme, chiede al Governo di chiarire la situazione degli immigrati che protestano per avere il permesso di soggiorno.

Alla fine qualche risposta è arrivata e il presidio è stato smobilitato: «I capigruppo del consiglio comunale di Brescia», si  legge infatti in un documento firmato sia dal centrodestra che dal centrosinistra, «pur stigmatizzando le modalità della protesta, a seguito di un incontro con una delegazione degli immigrati in cui sono state esposte le problematiche inerenti la revoca dei rigetti delle domande di regolarizzazione, preso atto delle recenti pronunce giurisdizionali, esprimono un invito al Governo per un chiarimento nel merito di una situazione che perdura ormai da tempo e che risulta critica, in particolar modo sotto il profilo sociale».

     Il testo, approvato al termine di una seduta del consiglio comunale appositamente convocato è stato letto agli immigrati che ancora fino a oggi pomeriggio stazionavano sul sagrato laterale del Duomo. La gran parte di loro era ritornata sui gradini della cattedrale nel pomeriggio, dopo che la mattina era andata “regolarmente” a lavorare. Su invito anche del vescovo, monsignor Monari, e rassicurati dalle promesse e dal sostegno che hanno ricevuto dalla città e dalla Chiesa, i migranti hanno in serata lasciato piazza Paolo VI. Pronti però a riprendere la protesta se le risposte definitive dovessero tardare.

     L’esito non è scontato, soprattutto per coloro che avevano già avuto un diniego alla domanda.  Nella loro stessa situazione si trovano anche altri migranti in altre zone d’Italia i cui datori di lavoro avevano provveduto a inoltrare la richiesta di regolarizzazione, e che avevano visto respinte le domande. La strada sembrava spianata dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha definitivamente messo fuori gioco la circolare Manganelli, quella cioè che impediva il rilascio del permesso di soggiorno a chi era incorso nel cosiddetto reato di clandestinità (in realtà si tratta della mancata ottemperanza all’intimazione di lasciare il territorio italiano). Un problema che, in realtà, poteva già essere stato risolto dopo la direttiva europea entrata in vigore il 25 dicembre 2010 e che dichiara illegittima la pena connessa al reato di cui sopra. La direttiva, sostengono molti giuristi, dovrebbe aver sanato tutte le posizioni successive.

     I Tar (Tribunali amministrativi regionali) però hanno risposto diversamente alle stesse domande.  Il prefetto di Brescia, da parte sua, ha dichiarato di non poter far nulla se non è stato presentato entro i termini, ormai scaduti, ricorso contro il respingimento. Al contrario la prefettura di Lucca sembrerebbe intenzionata a procedere all’annullamento di tutti i decreti negativi già emessi, senza distinzione tra quelli per i quali è stato effettuato il ricorso e quelli per i quali si è ormai fuori termine.

     Tutto è ancora da decidere mentre gli immigrati – ancora in nero – continuano il loro lavoro. Una situazione che potrebbe essere più facile a risolversi se si avessero come bussola i principi di uguaglianza piuttosto che gli interessi politici di parte.

Ma non avevano tutti i torti…
 
 
Come tutte le vicende del nostro tempo, anche quella che ha visto protagonisti un gruppo di immigrati sulla gru, nella nostra città, durante il novembre dello scorso anno, è stata consumata nello spazio di un mese e digerita nei successivi. In pochi hanno cercato di approfondire, di dare una risposta politica e di legalità amministrativa. In quest'opera si sono cimentati i sindacati e le poche associazioni che, pur a livelli diversi, hanno cercato di tenere accesa non tanto una rivendicazione, quanto una risposta seria.

Ora sono arrivate due sentenze che ci fanno dire che, in fondo, ciò che si chiedeva aveva una sua legittimità. In particolare sono arrivate una sentenza della Corte di Giustizia Europea, che ha giudicato incompatibile con la direttiva comunitaria sui rimpatri la norma italiana che prevede la reclusione del cittadino straniero che non rispetta l'ordine del Questore di lasciare il territorio italiano, e una sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato non ostativo, al perfezionamento delle richieste di regolarizzazione, il reato di clandestinità.

Con questa sentenza si chiarisce l'interpretazione della cosiddetta "circolare Manganelli", ma permane l’incertezza sulla strada che devono seguire i migranti per avere finalmente garantito un proprio diritto, cioè ottenere il rilascio del permesso per emersione; non è chiaro come intenderà comportarsi lo Sportello Unico per l’Immigrazione che potrebbe agire in autotutela, evitando inutili ricorsi e revocare d’ufficio i provvedimenti di rigetto delle domande.

In sostanza il lavoratore irregolare che richiede di regolarizzarsi ha diritto a richiederlo nonostante sia... irregolare. Queste sentenze, implicitamente, ci sollecitano a commentare che il diritto italiano è ancora ricco di incertezze e di incoerenze. Queste sentenze ci fanno dire che effettivamente, c'era un fondamento giuridico alle richieste degli immigrati.

Le Acli provinciali, sulla base di quanto affermato, auspicano che le Istituzioni a livello locale e nazionale diano tempestivamente delle risposte, al fine di evitare che la situazione di attesa e d'incertezza aumenti la tensione sociale, visti i precedenti episodi che si sono verificati nella nostra città con le proteste dalla gru e le recenti manifestazioni di questi giorni in piazza del Duomo.
 
Acli provincali di Brescia

 
 
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