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venerdì 20 maggio 2022
 
 

Vittime e colpevoli, occhi negli occhi

09/10/2013  Succede in "Cicatrici e guarigioni", lo spettacolo teatrale che va in scena nel carcere torinese Vallette. «Non cerchiamo l'happy-end, ma vogliamo scandagliare l'animo umano», spiega il regista Claudio Montagna.

Spezzare le catene. Quelle dell’indifferenza e della paura. Spezzarle in carcere che si trasforma in teatro. Succede a Torino, presso la Casa circondariale ‘Lorusso e Cotugno’ meglio conosciuto come il carcere delle Vallette. Qui, per otto serate consecutive dal 9 al 18 ottobre, la prigione si apre al pubblico e diventa palcoscenico. È di scena Cicatrici e guarigioni: una serie di spettacoli realizzati con il sostegno della Compagnia di San Paolo in collaborazione con l’assessorato alla cultura della Città di Torino.

Cicatrici e guarigioni
si basa un format ben preciso: ogni sera si comincia con un monologo di una vittima di scippi e rapine, si prosegue con quello di un autore di un reato (diverso, però, da quello che ha colpito la vittima) fino all’incontro tra i due sul palco, a cui segue l’interazione con il pubblico. Anima del progetto è il regista Claudio Montagna, del TS Teatro e Società. «Cicatrici e guarigioni – spiega Montagna – si pone un obiettivo preciso: rompere lo schema dei buoni e cattivi». Il focus è posto innanzitutto sulla vittima: «Spesso si pensa che, una volta trovato il colpevole e fatta giustizia, il problema sia risolto. Invece, nella vittima rimane una ferita nell’anima, un vuoto difficile da colmare».

Da qui la scelta di mettere in primo piano le vittime: «Non è voyeurismo, è desiderio di scandagliare nell’animo umano perché la giustizia non può fermarsi solo all’aspetto riparativo». Oltre la vittima, naturalmente, c’è l’autore del reato. Sotto questo aspetto Montagna è preciso: «Non si cerca l’happy end, il perdono: sarebbe superficiale. Molto più seriamente puntiamo ad affermare la cultura della ricerca, del dialogo; ciascuno, pubblico compreso, può farsi la sua opinione ma almeno è scaturita da un confronto».

Ma chi sono i protagonisti dei Cicatrici e guarigioni? L’individuazione delle vittime è avvenuta dopo un serie di incontri presso la sede del Gruppo Abele di Torino; quelli con i detenuti nel teatro della casa circondariale. Un ambiente che Montagna conosce bene in quanto cura dal 1993 un laboratorio teatrale con i detenuti del padiglione A.

Il regista traccia un bilancio della sua esperienza ventennale: «In questi anni l’ambiente del carcere è cambiato molto, tra gli operatori, per esempio i cosiddetti secondini, si è sviluppata sensibilità e spirito di collaborazione per iniziative come la mia». E per finire: «La prigione non è solo sbarre, ma anche il luogo di umanità, basta saperla coltivare. È un percorso lungo e tortuoso, però vale la pena procedere su questa strada. Senza fermarsi».

 
 
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