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Francia
 

Valls, l'ultima spiaggia di Hollande

24/04/2014  Giovane, aggressivo, disinvolto. Manuel Valls, nuovo premier francese, è l'ultima speranza di rimonta politica per il presidente Hollande.

Manuel Valls (a sinistra) con il presidente Hollande (Reuters).
Manuel Valls (a sinistra) con il presidente Hollande (Reuters).

Parigi - “Magari ce l’avessimo noi un Matteo Renzi!”. E’ una frase che nelle ultime settimane prima delle elezioni amministrative  si udiva sempre più spesso ripetere su questo versante delle Alpi. Incredibile ma vero: i francesi che solitamente non sono affatto teneri nei confronti dell’Italia, e anzi la guardano più con commiserazione che con condiscendenza, hanno improvvisamente scoperto i pregi del “modello italiano”, e in primo luogo i meriti, veri o presunti, di Matteo Renzi. A tal punto che il loro nuovo primo ministro Manuel Valls non è proprio il fratello gemello del presidente del consiglio italiano, ma gli somiglia parecchio.

C’è da dire che vista l’inquietante situazione politico-economica in cui versa la Francia, i paragoni, una volta tanto, sembrano avvantaggiare l’Italia. Insomma, l’erba è più verde altrove, anche se l’altrove si trova a sud delle Alpi; e a Parigi, sui giornali, nei commenti dei politologi e fin nella popolazione si assiste a un sorprendente dilagare della “renzimania”. Così, a forza di invocarlo, il “modello italiano” ha finito per approdare sulle rive della Senna.

Dopo il tracollo del partito socialista e di tutta la “gauche” nelle elezioni amministrative del 23 e 31 marzo, il presidente François Hollande è stato costretto a reagire in fretta: ha “ringraziato” (per non dire licenziato) il fedelissimo ma scialbo e impopolare primo ministro Jean-Marc Ayrault e lo ha sostituito con il popolarissimo Manuel Valls, fino a ieri ministro degli Interni, e considerato come “il più liberale dei socialisti”. Insomma, per proseguire il paragone con l’Italia, è stato designato come capo del governo un uomo che incarna “la destra della sinistra”.

Un cambiamento di rotta era inevitabile. Due anni dopo l’arrivo all’Eliseo, François Hollande ha battuto tutti i record dell’impopolarità: i sondaggi rivelano, crudelmente, che il presidente socialista conserva la fiducia di appena il 20% dei francesi. Hollande paga a caro prezzo le esitazioni, le tergiversazioni, i dietrofront che hanno caratterizzato la sua politica. Paga anche la mazzata fiscale, la pioggia di tasse che si è abbattuta sui privati cittadini e sulle imprese, l’incapacità di mettere in cantiere le riforme (in primo luogo i tagli alla spesa pubblica) richieste da Bruxelles.  Apparentemente il presidente Hollande ha ascoltato e compreso il messaggio trasmesso dagli elettori: così non si può andare avanti, ci vuole una sterzata radicale.

E dunque dopo Renzi abbiamo Valls. Entrambi di sinistra, ma che la sinistra non vuole. Eppure non può fare altro che” sopportarli almeno per ora. Perché Valls, come Renzi in Italia, è l’ultima spiaggia, l’unico che può riuscire (sia pure con mille difficoltà) a tirare fuori il paese dal buco nero. Se fallirà, dopo di lui ci sarà solo il Fronte Nazionale di Marine Le Pen che rumoreggia nell’anticamera del potere. Così come in Italia nel caso che Renzi fallisse, dopo di lui resterebbe solo Grillo.

Valls, il Renzi francese. Punti in comune fra lui e il rottamatore

Intanto, il riferimento a una sinistra che dovrebbe essere “terza via”, la malcelata ambizione di guidare il proprio Paese (più che il proprio partito), un passato da sindaco, il talento comunicativo. L’uno e l’altro amano le etichette di “blairiano” e “clintoniano”, quelle della “terza via”, e si dicono “post ideologici”. Ma contrariamente all’italiano, il francese, che ha 52 anni (13 più di Renzi), approda alla testa del Governo nominato dal rivale Hollande e con una lunga carriera politica alle spalle.

La sua traiettoria comincia all’inizio degli anni Ottanta, sotto la presidenza di François Mitterrand. All’epoca il giovanissimo Valls non aveva nascosto la sua preferenza per la “deuxième gauche” (la seconda sinistra) di Michel Rocard, che era una sinistra “non ortodossa” già 30 anni fa. Manuel Carlos Valls, di origine spagnola, nato a Barcellona in una famiglia di pittori e architetti e poi naturalizzato francese, è da sempre un mago della comunicazione. Così è riuscito a occupare fin dall’inizio della sua carriera un posto di primo piano sulla scena politica. Ma sempre suscitando reazioni contrastanti a sinistra.

Come sindaco di Evry, dal 2002, adotta un approccio tutto “law and order”: ampi poteri alla polizia, linea dura contro la criminalità e l’immigrazione clandestina. Tanto che qualcuno lo aveva soprannominato “il sindaco sceriffo”. Nel 2011, l’allora sindaco di Evry aveva conquistato le prime pagine dei giornali con la sua proposta (iconoclastica) di abolire le 35 ore  settimanali (istituite dal governo socialista di Jospin alla fine degli anno Novanta) per aumentare l’orario di lavoro. Nel 2012, dopo l’elezione alla presidenza della Repubblica, François Hollande lo nomina ministro degli Interni.

La musica non cambia e Valls sa guadagnarsi i titoli dei giornali. Fioccano le espulsioni di immigrati e ogni volta che Hollande decide un “intervento umanitario” all’estero (Mali, Centrafrica), Valls è sempre in prima linea. Il comico Dieudonné mette in scena uno spettacolo sospettato di antisemitismo? Valls non esita a ingaggiare una battaglia legale per ottenere la sospensione dello “show”.  I sondaggi lo premiano: il tasso di gradimento del ministro degli Interni triplica quello del presidente.

Nominandolo primo ministro, François Hollande ha ceduto ai sondaggi e alle urne. Ma il vero problema di Manuel Valls è il Ps, così come il Partito democratico è il problema di Renzi. L’ala sinistra del Ps francese (che rappresenta circa il 30% del partito) ha subito cominciato a fare la guerra al neo premier. Gli esponenti di questa “gauche de la gauche” insistono nell’affermare che dopo il disastro elettorale ci voleva una sterzata a sinistra anziché una sterzata a destra. Senza dimenticare che gli addetti ai lavori assicurano che Hollande, costretto “obtorto collo”  a nominare Valls alla guida del governo,  farà di tutto per mettergli il bastone fra le ruote.

Riforma della legislazione sul lavoro, abbassamento delle imposte per i meno abbienti, tagli draconiani (50-55 miliardi di €) alla spesa pubblica. Sono i cantieri più urgenti da aprire in Francia. Ma per l’ambizioso “Renzi francese” la strada è tutta in salita.

 


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