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sabato 23 ottobre 2021
 
GIUSTIZIA VATICANA
 

Vaticano, chiusa l'inchiesta, inizia il processo sul palazzo di Londra

03/07/2021  Un decreto del Presidente del Tribunale vaticano ha disposto la citazione in giudizio per dieci persone e alcune società. Ecco chi sono e come si è arrivati a concludere l'indagine. Prima udienza il 27 luglio

«Con decreto in data odierna, (3 maggio 2021, ndr.) il Presidente del Tribunale Vaticano ha disposto la citazione a giudizio degli imputati nell’ambito della vicenda legata agli investimenti finanziari della Segreteria di Stato a Londra». È quanto si legge in una nota diramata dalla Sala stampa della Santa Sede. «Il processo avrà inizio all’udienza del prossimo 27 luglio. La richiesta di citazione a giudizio è stata presentata nei giorni scorsi dall’Ufficio del Promotore di Giustizia, nelle persone del Promotore Gian Piero Milano, dell’Aggiunto Alessandro Diddi e dell’Applicato Gianluca Perone e riguarda personale ecclesiastico e laico della Segreteria di Stato e figure apicali dell’allora Autorità di Informazione Finanziaria, nonché personaggi esterni, attivi nel mondo della finanza internazionale».

Le persone raggiunte dalla citazione in giudizio sono: René Brülhart, «al quale l’accusa contesta il reato di abuso d’ufficio; Monsignor Mauro Carlino, al quale l’accusa contesta i reati di estorsione e abuso di ufficio»; Enrico Crasso, cui si contestano i reati di «peculato, corruzione, estorsione, riciclaggio ed autoriciclaggio, truffa, abuso d’ufficio, falso materiale di atto pubblico commesso dal privato e falso in scrittura privata»; Tommaso Di Ruzza, per cui l'accusa procede per reati di «peculato, abuso d’ufficio e violazione del segreto d'ufficio»; Cecilia Marogna, per «peculato»; Raffaele Mincione, «peculato, truffa, abuso d’ufficio, appropriazione indebita e autoriciclaggio»; Nicola Squillace, al quale l’accusa contesta i reati di truffa, appropriazione indebita, riciclaggio ed autoriciclaggio; Fabrizio Tirabassi, cui si contestano «i reati di corruzione, estorsione, peculato, truffa e abuso d’ufficio»; Gianluigi Torzi, al quale l’accusa contesta «estorsione, peculato, truffa, appropriazione indebita, riciclaggio ed autoriciclaggio»; Coinvolte anche alcune società: «HP Finance LLC, riferibile ad Enrico Crasso, alla quale l’accusa contesta il reato di truffa; Logsic Humanitarne Dejavnosti, D.O.O., riferibile a Cecilia Marogna, alla quale l’accusa contesta il reato di peculato;  Prestige Family Office SA, riferibile ad Enrico Crasso, alla quale l’accusa contesta il reato di truffa; Sogenel Capital Investment, riferibile ad Enrico Crasso, alla quale l’accusa contesta il reato di truffa».

«Taluni dei reati sopracitati», si legge nel comunicato, «vengono contestati anche “in concorso”».

Le indagini, sottolinea la Sala stampa, «avviate nel luglio 2019 su denuncia dell’Istituto per le Opere di Religione e dell’Ufficio del Revisore Generale, hanno visto piena sinergia tra l’Ufficio del Promotore e la sezione di Polizia giudiziaria del Corpo della Gendarmeria. Le attività istruttorie sono state compiute altresì in stretta e proficua collaborazione con la Procura di Roma ed il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria – G.I.C.E.F. della Guardia di Finanza di Roma. Apprezzabile anche la cooperazione con le Procure di Milano, Bari, Trento, Cagliari e Sassari e le rispettive sezioni di polizia giudiziaria. Sono emersi elementi anche a carico del cardinale Giovanni Angelo Becciu, nei cui confronti si procede, come normativamente previsto, per i reati di peculato ed abuso d’ufficio anche in concorso, nonché di subornazione. Le attività istruttorie, svolte anche con commissioni rogatoriali in numerosi altri paesi stranieri (Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna, Jersey, Lussemburgo Slovenia, Svizzera), hanno consentito di portare alla luce una vasta rete di relazioni con operatori dei mercati finanziari che hanno generato consistenti perdite per le finanze vaticane, avendo attinto anche alle risorse, destinate alle opere di carità personale del Santo Padre».

L’iniziativa giudiziaria, si sottolinea, «è direttamente collegabile alle indicazioni e alle riforme di Sua Santità Papa Francesco, nell’opera di trasparenza e risanamento delle finanze vaticane; opera che, secondo l’ipotesi accusatoria, è stata contrastata da attività speculative illecite e pregiudizievoli sul piano reputazionale nei termini indicati nella richiesta di citazione a giudizio».

 
 
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