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lunedì 21 giugno 2021
 
lotta alla corruzione
 

Il Papa vieta ai dipendenti vaticani di ricevere regali oltre 40 euro di valore

29/04/2021  Il Motu proprio di Francesco riguarda anche i dirigenti e gli amministrativi. Tutti devono dichiarare di non avere condanne o indagini per terrorismo, riciclaggio, evasione fiscale. Non potranno avere beni nei paradisi fiscali o investire in aziende che operano contro la Dottrina della Chiesa. I controlli affidati alla Segreteria per l'Economia. In caso di dichiarazioni false, scatta il licenziamento

È proibito a tutti i dipendenti che lavorano in Vaticano accettare regali del valore superiore a 40 euro. Tutti coloro che ricoprono incarichi dirigenziali devono firmare una dichiarazione in cui attestano di non aver riportato condanne definitive, di non essere sottoposti a processi penali pendenti o a indagini per corruzione, frode, terrorismo, riciclaggio, sfruttamento dei minori, evasione fiscale. E di non detenere contanti o investimenti in paesi ad alto rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, in paradisi fiscali o partecipazioni in aziende che operino contro la Dottrina sociale della Chiesa.

Con un Motu Proprio sulla "trasparenza nella gestione della finanza pubblica", papa Francesco opera un ulteriore giro di vite contro la corruzione nella Santa Sede dopo quello del 19 maggio 2020, quando il Pontefice aveva promulgato il nuovo codice degli appalti. Questo provvedimento si è reso necessario, scrive Francesco, perché la corruzione «può manifestarsi in modalità e forme differenti anche in settori diversi da quello degli appalti e per questo le normative e le migliori prassi a livello internazionale prevedono per i soggetti che ricoprono ruoli chiave nel settore pubblico particolari obblighi di trasparenza ai fini della prevenzione e del contrasto, in ogni settore, di conflitti di interessi, di modalità clientelari e della corruzione in genere». Per questo la Santa Sede, che ha aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (Convenzione di Merida), «ha deciso di conformarsi alle migliori pratiche per prevenire e contrastare” questo fenomeno «nelle sue diverse forme».

Il Motu Proprio del Papa inizia citando il Vangelo di Luca: «La fedeltà nelle cose di poco conto è in rapporto, secondo la Scrittura, con la fedeltà in quelle importanti. Così come l’essere disonesto nelle cose di poco conto, è in relazione con l’essere disonesto anche nelle importanti (cf. Lc 16,10)». Il Pontefice richiama alla trasparenza tutti i livelli dirigenziali della Santa Sede, e a tutti coloro che svolgono funzioni di amministrazione attiva, funzioni giurisdizionali o di controllo, invitandoli a firmare una dichiarazione per assicurare di non aver riportato condanne definitive, di non essere sottoposti a processi penali pendenti o a indagini per corruzione, frode, terrorismo, riciclaggio, sfruttamento dei minori, evasione fiscale. E di non detenere contanti o investimenti in paesi ad alto rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, in paradisi fiscali o partecipazioni in aziende che operino contro la Dottrina sociale della Chiesa.

Il Papa ha stabilito quindi di aggiungere degli articoli al Regolamento generale della Curia romana, con un provvedimento che riguarda tutti i soggetti inquadrati nei livelli funzionali C, C1, C2 e C3 (cioè dai Cardinali capi dicastero ai vicedirettori con contratto dirigenziale quinquennale), e tutti coloro che hanno funzioni di amministrazione attiva giurisdizionali o di controllo e vigilanza. Dovranno sottoscrivere al momento dell’assunzione e poi con cadenza biennale una dichiarazione. Sono richiesti di attestare di non aver riportato condanne definitive, in Vaticano o in altri Stati, e di non aver beneficiato d’indulto, amnistia o grazia, e di non essere stati assolti per prescrizione. Di non essere sottoposti a processi penali pendenti o a indagini per partecipazione a un’organizzazione criminale, corruzione, frode, terrorismo, riciclaggio di proventi di attività criminose, sfruttamento di minori, tratta o sfruttamento di esseri umani, evasione o elusione fiscale. Dovranno poi dichiarare di non detenere, anche per interposta persona, contanti o investimenti o partecipazioni in società e aziende in Paesi inclusi nella lista delle giurisdizioni ad alto rischio di riciclaggio (a meno che i loro consanguinei non siano residenti o domiciliati per comprovate ragioni familiari, di lavoro o studio). Dovranno assicurare, per quanto a loro noto, che tutti i beni, mobili e immobili, di loro proprietà o anche solo detenuti, come pure i compensi di qualunque genere percepiti, hanno provenienza da attività lecite. Significativa anche la richiesta “di non detenere” partecipazioni o “interessenze” in società o aziende che operino con finalità contrarie alla Dottrina sociale della Chiesa.

La Segreteria per l'Economia potrà eseguire controlli sulla veridicità delle affermazioni messe nero su bianco dai dichiaranti, e la Santa Sede, in caso di dichiarazioni false o mendaci, potrà licenziare il dipendente e chiedere i danni eventualmente subiti. È infine vietato – e questa novità riguarda tutti i dipendenti della Curia romana, dello Stato della Città del Vaticano e degli enti collegati – accettare, in ragione del proprio ufficio, “regali o altre utilità” di valore superiore a 40 euro.

Il Papa spiega il motivo di questi provvedimento affermando che «quanti prestano la loro opera nei Dicasteri della Curia Romana, nelle istituzioni collegate alla Santa Sede, o che fanno riferimento ad essa, e nelle amministrazioni del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano hanno la particolare responsabilità di rendere concreta la fedeltà di cui si parla nel Vangelo, agendo secondo il principio della trasparenza e in assenza di ogni conflitto di interesse».

 
 
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