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lunedì 08 marzo 2021
 
 

Vaticano: nuovo bilancio, più trasparenza

16/07/2015  Sono state incluse attività che finora ne erano escluse, nel senso che erano gestite da altre congregazioni ed enti della Santa Sede con bilancio proprio in modo del tutto lecito e conosciuto. Come vanno lette e interpretate le due cifre chiave: il patrimonio aumentato di circa un miliardo di euro e il deficit di 25,621 milioni di euro.

La Santa Sede sta razionalizzando tutti i bilanci, con criteri unici, maggiore trasparenza e adozione di standard internazionale codificati. Inoltre il cardinale George Pell è riuscito a vincere la sua personale battaglia perché ogni amministrazione della Santa Sede convogli i propri bilanci in un unico documento, cioè nel bilancio consolidato della Santa Sede e nel bilancio del Governatorato. E’ per questo motivo che giovedì 16 luglio la Segreteria dell’economia, il superdicastero voluto da Papa Francesco e presieduto dal cardinale australiano Pell, ha annunciato che il patrimonio del Vaticano è aumentato di una cifra quasi pari ad un miliardo di euro. Nel bilancio infatti sono state incluse attività che finora ne erano escluse, nel senso che erano gestite da altre congregazioni ed enti della Santa Sede con bilancio proprio in modo del tutto lecito e conosciuto. Quindi non si può dire che il Vaticano è diventato più ricco.

Pell qualche mese fa in un lungo intervento sul Catholic Herald, settimanale cattolico britannico, aveva parlato di questo patrimonio e qualcuno aveva interpretato la sua analisi della situazione con la costituzione in passato da parte di dicasteri della Santa sede di “fondi neri” extrabilancio. Il portavoce vaticano padre Federico Lombardi era dovuto intervenire per correggere tali interpretazioni. Pell invece aveva voluto solo sottolineare il fatto che per evitare polemiche e attacchi alla Santa Sede sarebbe stato meglio che ogni cosa fosse rubricata in un solo bilancio consolidato e certificato. E così sta avvenendo. Non si tratta tuttavia di un percorso facile e non solo dal punto di vista tecnico. Alcune amministrazioni della Santa Sede e alcune congregazioni sono sempre state gelose del proprio patrimonio. Ma l’opera di trasparenza voluta da Bergoglio va nella direzione di una maggiore collegialità nella gestione di ogni patrimonio finanziario e immobiliare.

I bilanci sono stati predisposti dalla Segreteria dell’economia presieduta dal cardinale Pelle poi esaminati dal Consiglio per l’economia, l’istituzione che si occupa dell’indirizzo politico delle finanze della Santa Sede, presieduto dal cardinale tedesco Reinhard Marx. I criteri con i quali sono stati redatti sono diversi da quelli del passato per cui è molto difficile fare raffronti. Tuttavia si può dire che, se  si applicano al bilancio 2013 gli stessi criteri adottati questa volta (bilancio consolidato 2014) il deficit - attestatosi lo scorso anno a 25,621 milioni di euro - è diminuito considerevolmente. E ciò a causa di investimenti più favorevoli condotti dalla Santa Sede. La spesa maggiore è quella per il personale, le entrate maggiori quelle provenienti dai Musei vaticani. L’anno scorso sono arrivati anche molti contributi dalla diocesi, al primo posto con 21 milioni di euro tedeschi e americani. Poi c’è un contributo dello Ior di 50 milioni, di cui si sapeva essendo la cifra contenuta nell’ultimo bilancio dello Ior, pubblicato il 25 maggio. Lo Ior aveva annunciato un utile netto di 70 milioni e aveva spiegato che i due terzi sarebbero stati destinati alla Santa Sede.

Restano da analizzare e, naturalmente migliorare, gli investimenti finanziari. E’ il prossimo impegno della Segreteria guidata dal cardinale Pell. Anche qui si tratta di armonizzare e lo studio verrà affidato ad una commissione che verrà formata entro la fine dell’estate. Quello degli investimenti finanziari è un punto delicato. Si sa che a Papa Francesco una finanza troppo creativa non piace. Due mesi fa alla presentazione del bilancio dello Ior monsignor Salvatore Ricca, il “prelato” dello Ior, in pratica l’occhio di Papa Francesco negli affari economici, aveva raccomandato con una lettera a nome del Papa che lo scopo dello Ior non è quello di accumulare ricchezza. Per questo motivo era stato bloccato direttamente dal papa la costituzione di un fondo Sicav in Lussemburgo, cioè di uno strumento finanziario perfettamente legale, ma molto sofisticato e vicino all’idea di “investiment bank”, molto efficace nel far crescere il capitale finanziario, ma anche molto lontano dalle linee sulla finanzia indicate da Bergoglio in diversi interventi e documenti. Dunque la transizione non è ancora finita. Dovrebbe scomparire definitivamente a fine anno la Prefettura degli affari economici, presieduta fino a poco tempo fa cardinale Versaldi e ora senza vertice dopo la nomina di Versaldi a prefetto dell’Educazione cattolica, mentre si continua a lavorare per coordinare meglio i bilanci di tutti i 136 enti vaticani che fanno attività economica e che sono soggetti al controllo della Segretaria di Pell e del Consiglio presieduto da Marx.

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