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martedì 22 giugno 2021
 
Processo Vatileaks
 

I giornalisti: «Impossibilitati a difenderci». Il tribunale: «Non è vero»

24/11/2015  L'avvocato di Emiliano Fittipaldi, uno dei cinque imputati, ha presentato eccezione di nullità: «Il mio assistito non è nella condizione di difendersi per la mancata enunciazione dei fatti». «Non è un processo per la divulgazione di documenti, qui non viene conculcata la libertà di stampa: l'oggetto è il modo con cui si sono acquisite le notizie», la replica. Lunedì si riprende con l’interrogatorio di Francesca Chaouqui e monsignor Lucio Vallejo Balda

Perché il processo su Vatileaks entri nel vivo bisognerà aspettare la prossima settimana quando sui fatti contestati (la sottrazione e la diffusione di documenti riservati della Santa Sede, in particolare quelli riguardanti la riorganizzazione delle finanze vaticane allo studio della Cosea), verranno ascoltati monsignor Lucio Vallejo Balda, detenuto tuttora in Vaticano, e Francesca Immacolata Chaouqui, due dei cinque imputati rinviati a giudizio insieme a Nicola Maio (collaboratore di mons. Balda) e ai giornalisti Gianluigi Nuzzi, autore del libro Via Crucis, ed Emiliano Fittipaldi che ha scritto Avarizia, dove sono stati pubblicati i documenti al centro del processo.

La prima udienza, dedicata alle questioni preliminari, è durata poco più di un’ora, dalle 10.35 alle 11.45. In aula erano presenti tutti e cinque gli imputati. Il tribunale vaticano ha respinto l'eccezione di nullità del capo d'imputazione e del decreto di citazione a giudizio, presentata dall'avvocato Lucia Musso, difensore di Fittipaldi, per la mancata enunciazione dei fatti contestati e quindi per l'impossibilità a difendersi. In sostanza Fittipaldi, tramite il suo legale, ha contestato alla corte di non comprendere di cosa è accusato e quindi di essere impossibilitato a difendersi, a causa della «mancata enunciazione del fatto illecito contestato», come ha sottolineato Musso. Il reato è quello previsto dall’articolo 116 bis del codice penale vaticano. «Il decreto di citazione a giudizio che mi avete notificato - ha affermato in aula Fittipaldi - non mi consente in alcun modo di difendermi, giacché non contiene, nemmeno implicitamente, la benché minima descrizione del fatto che mi viene addebitato. Si dice infatti - ha spiegato - che sono imputato di acquisizione e divulgazione di documenti e notizie riservate, ma non si dice affatto quali siano questi documenti, o quali siano queste notizie». Poi ha aggiunto: «Una condizione di indeterminatezza del tutto inaccettabile perché pone l'imputato nella condizione di non sapere da cosa doversi difendere, e la Pubblica accusa di poter in ogni momento estendere il riferimento della incriminazione ad uno qualunque dei documenti o delle notizie contenute nel mio libro. Sono dunque comparso per formulare queste eccezioni e di ciò chiedo che sia dato atto a verbale».

Sulla sua presenza in aula ha spiegato: «Ho deciso di comparire in questa udienza per doveroso rispetto nei confronti di questo tribunale che ha ritenuto di dovermi citare. Ma nel comparire ritengo di dover esprimere la mia incredulità nel trovarmi ad essere imputato di fronte a una Autorità giudiziaria diversa da quella del mio Paese, pur avendo scritto e pubblicato in Italia il libro per il quale si pretende qui di incriminarmi. Nel mio Paese d'altronde - ha concluso  Fittipaldi - la condotta che qui mi addebitate non sarebbe penalmente perseguibile, non essendomi contestato in alcun modo di aver pubblicato notizie false o diffamatorie, ma semplicemente di aver pubblicato notizie: attività protetta e garantita dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo».

L’aggiunto del promotore di giustiza (che corrisponde alla figura del nostro pubblico ministero), il professore avvocato Zannotti, nel motivare il no a Fittipaldi ha sostenuto che non è vero che sia impossibile individuare la condotta contestata, sottolineando che quello in corso «non è un processo per la divulgazione di documenti, qui non viene conculcata la libertà di stampa: l'oggetto è il modo con cui si sono acquisite le notizie». Nel decreto di citazione a giudizio a Fittipaldi e all'altro giornalista Gianluigi Nuzzi - ha ricordato il promotore di giustizia aggiunto - vengono contestate «pressioni e sollecitazioni» nei confronti di monsignor Vallejo Balda per ottenere le notizie e i documenti, e questo «lo si specificherà più diffusamente nell'istruttoria dibattimentale». Non è inoltre sostenibile che ci sia l'impossibilità a difendersi. «Quali sono le notizie?», ha detto ancora. «Sono quelle pubblicate nel libro. Non si parla di documenti sconosciuti. La contestazione sta nell'essersi procurato documenti con una condotta che l'ufficio del promotore di giustizia ritiene illecita».    

Gianluigi Nuzzi, invece, ha fatto sapere via Twitter: «Il Vaticano respinge la mia richiesta di farmi assistere dal mio difensore di sempre, l'avvocato Caterina Malavenda». La corte, presieduta da Giuseppe Dalla Torre, dopo circa 45 minuti di camera di consiglio, ha respinto anche l'altra richiesta preliminare, cioè quella dei termini a difesa richiesti dall'avvocato Emanuela Bellardini, legale d'ufficio di monsignor Vallejo Balda, nominata solo ieri.

E sereno è apparso il prelato spagnolo: «Vedete che sto bene? Molto bene, sono sereno, mi trattano benissimo e qui sono protetto», ha detto ai giornalisti con cui ha scambiato qualche parola, Il monsignore, vestito in clergyman, è stato accompagnato in auto al tribunale vaticano. Chiudendo la prima udienza, Dalla Torre ha annunciato il calendario delle prossime udienze, che saranno giornaliere la prossima settimana, se necessario anche nel pomeriggio. Lunedì 30, con inizio alle 9.30, verranno ascoltati gli imputati mons. Lucio Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui. Successivamente Nicola Maio. Quindi i giornalisti Fittipaldi e Nuzzi. Per la sentenza finale si prevedono tempi brevi.         

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Vatileaks 2, le immagini della prima udienza del processo
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