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martedì 30 novembre 2021
 
 

Vatileaks, atto secondo

05/11/2012  E' cominciato il processo al tecnico informatico Sciarpelletti, accusato di favoreggiamento. Il tribunale vaticano ammette tutti i testimoni.

Il tribunale vaticano durante il processo Vatileaks (foto Reuters)
Il tribunale vaticano durante il processo Vatileaks (foto Reuters)

Si è conclusa con una ordinanza che respinge la richiesta di nullità del rinvio a giudizio e che fissa il prossimo appuntamento a sabato 10 novembre la prima udienza del processo a carico di Claudio Sciarpelletti. Il tribunale vaticano chiamato a giudicare il tecnico informatico impiegato presso la segreteria di Stato coinvolto nella vicenda Vatileaks, ha chiuso i lavori di questa mattina in meno di due ore.

Nel corso del dibattimento è emerso che Sciarpelletti è finito nei guai per una «informativa anonima», di un non meglio precisato ufficiale di segreteria di Stato, che ha messo sull’avviso la gendarmeria a proposito dei contatti fra Paolo Gabriele, l’ex maggiordomo del Papa condannato a 18 mesi, e lo stesso Sciarpelletti. A rivelarlo il suo avvocato, Gianluca Benedetti, che ha impostato tutta la difesa cercando di smentire l’amicizia tra i due. «Se non c’è amicizia perché Sciarpelletti avrebbe dovuto aiutare Paolo Gabriele?», è la tesi della difesa. Che insiste: «Sciarpelletti ha cambiato nel corso degli anni tutti i computer in Vaticano, se c’era questa amicizia come mai l’unico computer che non è stato sostituito pur essendo obsoleto, è stato quello di Paolo Gabriele?».

Di tutt’altro avviso sia il promotore di giustizia Paolo Picardi che il tribunale presieduto da Giuseppe Dalla Torre: «Qui c’è stato un ostacolo alla giustizia, cosa c’entra l’amicizia?», ha chiosato Paolo Picardi.

Sciarpelletti, rinviato a giudizio per favoreggiamento, è stato trovato in possesso di una busta contenente alcune mail e alcune bozze del libro di Gianluigi Nuzzi Sua Santità, in particolare il capitolo Napoleone in Vaticano. La busta aveva i timbri a secco della segreteria di Stato e la scritta "Paolo Gabriele".

Sciarpelletti ha sempre sostenuto di non aver aperto la busta e di non sapere qual era il suo contenuto, ma è caduto più volte in contraddizione nello spiegare chi gliela avesse consegnata e per farne cosa.

Con l’ordinanza che ha concluso l’udienza di stamattina il tribunale ha anche deciso di ammettere tutti i testi che saranno ascoltati sabato. Tra essi anche Paolo Gabriele, monsignor Carlo Maria Polvani e Domenico Giani.

 
 
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