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giovedì 30 maggio 2024
 
una città in festa
 

Venezia che vince... che bella sorpresa!

23/06/2017  L'esaltante scudetto nel basket maschile, vinto dopo 74 anni, dalla Reyer, è l'ultimo di una serie di successi sportivi che hanno regalato al capoluogo lagunare un mese da sogno. Che possa essere anche l'annuncio di qualcosa che sta cambiando nelle sorti della città più bella del mondo, segnata da una crisi che dura da troppo tempo?

Molto di più di un semplice scudetto nel campionato di basket italiano. Quello  vinto l’altra sera a Trento, dalla Reyer Venezia, in gara sei,  è  il ruggito del leone di San Marco che vuol dire al mondo che Venezia è ancora viva; che la città non è ancora in coma irreversibile, come l’avevano diagnosticata molti bollettini medici.  Anzi, Venezia, nonostante tutto, sa ancora vincere.  Almeno sportivamente parlando.  A dimostrarlo  è questo inatteso 2017 che in città sarà ricordato come l’anno del “triplete in laguna”.  

   Tutto in soli trenta giorni: prima è arrivata la promozione del Venezia Calcio, con la squadra guidata da Pippo Inzaghi  che ha conquistato la serie B, dopo 12 lunghi anni di purgatorio nelle serie inferiori; pochi giorni dopo anche il Calcio Mestre veniva promosso in Lega Pro; quindi  la vittoria di martedì scorso, la più  importante, che ha regalato lo scudetto alla Reyer del “patron” e sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. Un titolo che la società orogranata aveva vinto nei  lontanissimi 1942 e 1943. Praticamente un’era geologica fa. Un titolo vinto non a caso, ma frutto di una programmazione societaria, impostata da anni.

La notte che tutti i tifosi sognavano, è finalmente arrivata, ed è esplosa la festa in Piazza Ferretto e al palazzetto. E dopo i cori e le danze, adesso si spera che anche un “giorno nuovo” inizi. A partire proprio dal settore sportivo e dagli impianti. Si diceva Venezia vincente, nonostante tutto. Nonostante un palazzetto, il “Taliercio”, che già il prossimo anno non sarà più a norma per i playoff; vincente nonostante uno stadio di calcio, Il “Penzo” di Venezia,  che fu edificato nel lontanissimo 1913, quando lo scudetto lo vincevano  squadre come la Pro Vercelli; vincente nonostante il Calcio Mestre sia costretto a giocare a Portogruaro, perché il vecchio stadio “Baracca” non ha gli standard previsti. La speranza è che finalmente, trascinata dai successi,  la città, società sportive  e amministrazione in testa,  si doti di impianti all’altezza di Venezia e dei campionati a cui sono iscritte le sue squadre.   

Attanagliata da mille e uno problemi, la città della Serenissima,  sembra aver perso da tempo la sua serenità, e da tempo non dà segnali di reazione e vitalità. Quelle straordinarie foto di Mario Berengo Gardin, con l’enorme sagoma di una nave da crociera che incombe sulla città che, a confronto sembra Lilliput, riassume  il difficile momento di colei che un tempo era regina dell’Adriatico, ed è diventata metafora di tutte le minacce che incombono sulla fragile capitale lagunare.

   Svuotata da un irresistibile declino demografico che ha ridotto  ormai il Centro Storico a poco più di 54 mila residenti, la metà di quarant’anni fa, neanche un terzo degli anni ’60, Venezia altresì, è invasa  dalle “alte maree” di turisti che la invadono come e più dell’acqua alta. Venti milioni di turisti l’anno che assaltano le nobili “pietre” del Centro Storico rappresentano una “ricchezza straordinaria”, ma al tempo stesso pongono un serio problema di  organizzazione di servizi idonei, con annessi costi, col rischio sempre dietro l’angolo  di “museizzare”  la città, o di chiuderla per overbooking. La mono-industria del turismo, che come ricordava Marco Paolini è “l’industria pesante” del nostro tempo,  tanto paventata a parole da tutti, è già nei fatti, se in città c’è un B&B ogni 55 residenti;  e poi ancora il “Mose” con  gli scandali ad esso riconducibili, e che ha finito per drenare tutte le risorse della Legge Speciale; il difficile rapporto con la Terraferma, che per l’ennesima volta chiede di staccarsi dalla “madre matrigna” con l’ennesimo, inutile, referendum; il mancato rilancio della zona industriale di Marghera, che avrebbe dovuto trasformare i dismessi padiglioni da archeologia industriale in “new economy”,  o meglio, come l’ex-sindaco Massimo Cacciari amava dire,  luoghi della “produzione immateriale”, ma che di immateriale, per ora, ha visto solo il risultato. 

   E allora, anche se una vittoria sportiva non  cancella la complessità delle questioni  che stagnano in laguna, un successo di squadra è uno squillo di tromba, un segnale beneaugurante per le prossime difficili “partite” che si giocheranno nei campi più ostici della politica e dell’economia cittadine.

Per una volta a Venezia, sul ponte  non sventola “bandiera bianca”, ma ruggisce il leone di San Marco.

 
 
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