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martedì 30 novembre 2021
 
 

Verso Marte per curare lo stress

25/02/2011  Al via un esperimento che cerca di risalire alle radici della patologia attraverso la simulazione di una missione spaziale.

Quanto stress si accumula durante una missione spaziale? E come si possono ridurre gli effetti senza fare ricorso a terapie farmacologiche? Extreme, il centro composta da Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, Scuola Superiore sant’Anna e Università di Pisa si sono messe al lavoro per valutare le reazioni di cuore-cervello-polmoni degli astronauti durante la simulazione della missione Mars 500. L’analisi clinica è volta dunque a valutare possibili contromisure contro accumuli di stress sulla base di rilevazioni oggettive e personalizzate: questo permetterà di applicare i medesimi criteri anche per le persone comuni. Sei gli astronauti che si sono offerti per fare da cavie all’esperimento: tra loro figura anche l’italo-colombiano Diego Urbina. Pur essendo solo una simulazione sarà tutt’altro che un’impresa facile: per 520 giorni gli astronauti vivranno costretti negli spazi limitati del simulatore Nek con tanto di cabine, bagno, cucina e piccola area comune senza avere alcun contatto diretto con il mondo esterno e senza vie d’uscita.

Il Cnr stesso ha scherzato paragonando l’avventura a una sorta di Grande fratello spaziale che però è uno degli ultimi e decisivi step in vista della missione prevista per il 2020 su Marte. Le condizioni saranno critiche: atmosfera, temperatura, illuminazione e pressione sono gli stessi che gli astronauti troveranno su Marte. Eventuali malfunzionamenti delle tute spaziali metterebbero a rischio le loro vite. “In queste condizioni il gruppo di ricerca pisano è chiamato a misurare oggettivamente la vulnerabilità allo stress dell’equipaggio e, contestualmente, verificare sul campo contromisure non farmacologiche che possano migliorare la resa degli individui alla pressione psicologica”, spiega Remo Bedini dell’Ifc-Cnr. Sono previste otto sessioni di esperimenti: una all’inizio, una alla fine e sei durante il viaggio. “In particolare, i ricercatori effettueranno rilevazioni elettroencefalografiche con dispositivi portatili a 32 canali per misurare la cosiddetta Sleep Slow Oscillation (Sso), l’onda madre del sonno ad onde lente (il sonno ristoratore). Specifici test clinici saranno condotti per misurare i livelli di cortisolo, ormone correlato allo stress: dalle urine si otterrà la misura del cortisolo tonico, dalla saliva quello fasico”.

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