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martedì 27 luglio 2021
 
 

Don Verzè è morto al San Raffaele

31/12/2011  E' mancato per una crisi cardiaca il fondatore del San Raffaele. Il successo e poi la crisi, i debiti e l'allontanamento dai vertici dell'opera.

Don Verzè in una delle sue apparizioni pubbliche.
Don Verzè in una delle sue apparizioni pubbliche.

Non ce l'ha fatta a vedere l'anno nuovo. Lo hanno ricoverato nella notte per l’aggravarsi delle sue condizioni. Ma don Luigi Maria Verzé non è riuscito a superare la crisi. È morto alle 7,30 del 31 dicembre, all’età di 91 anni, presso l’unità coronarica dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Lo stesso da lui fondato e diretto tra mille polemiche.

Sacerdote della diocesi di Verona, don Verzè era arrivato nel capoluogo lombardo negli anni del dopoguerra per laurearsi  in Lettere classiche e filosofia presso la Cattolica e per avviare, su mandato dell’allora cardinale Ildefonso Schuster e di don Giovanni Calabria, alcune scuole professionali per i ragazzi più svantaggiati, per gli orfani di guerra e per i giovani di periferia.

Successivamente aveva cominciato a fondare anche alcune case-albergo per anziani. La sua opera si era via via ingrandita fino ad arrivare alla fondazione del Centro San Raffaele del Monte Tabor, grande holding proprietaria dell'ospedale e dell'università che sarà poi fondata nel 1996.

«Non ha retto allo stress di questi giorni», è stato il commento lapidario dei suoi collaboratori. Eppure di stress, don Verzè ne aveva superati tanti. A cominciare dalla condanna, nel marzo del 1976, per tentata corruzione, a quelle nel 1998 per abusi edilizi, alle inchieste per istigazione alla corruzione, per truffa aggravata, per ricettazione.
Controversi i suoi rapporti con Silvio Berlusconi, insieme al quale sarebbe riuscito a far deviare le rotte aeree su Linate in modo che non passassero sopra Milano 2 e l’ospedale San Raffaele, e con alcuni agenti del Sismi, da Pio Pompa a Nicolò Pollari che lo avrebbero tenuto al corrente di ciò che avveniva in ambito economico politico così da sfruttare le informazioni per le proprie attività imprenditoriali.

Travolto dagli scandali sulla gestione dell’ospedale milanese, don Verzè aveva da poco fatto qualche passo indietro annunciando che, pur mantenendone la presidenza, non avrebbe più partecipato ai consigli di amministrazione della società Monte Tabor da cui dipende il San Raffaele. Un duro colpo, secondo i suoi collaboratori, era stato anche il suicidio del suo braccio destro e vicepresidente, Mario Cal, avvenuto lo scorso 18 luglio.
Don Verzè muore l’ultimo giorno dell’anno, ma anche il primo giorno di quello che dovrebbe essere il nuovo corso del San Raffaele. Proprio oggi, infatti, si dovrebbero aprire le buste di gara per l’acquisto della struttura ospedaliera che, sotto la gestione dell’anziano sacerdote, ha accumulato un miliardo e mezzo di debiti.

                                                                                                                Annachiara Valle

Il filosofo Massimo Cacciari,
Il filosofo Massimo Cacciari,

«Ho collaborato molto bene con lui e mi auguro che il Paese tutto e in particolare quelli che hanno potuto personalmente o come familiari, o come pazienti, o come ricercatori o come professori, come personale medico e paramedico, constatare l’eccellenza delle strutture che don Verzè aveva voluto e promosso sappiano ricordare questo, far vedere questo, far constatare l’eccellenza di questo e discernerlo rispetto alle altre cose».

     Il filosofo Massimo Cacciari, docente di Estetica e forme del fare nella Facoltà di Filosofia dell'Università Vita-Salute San Raffaele (di cui è stato fondatore e rettore fino al 2005), tesse le lodi del sacerdote deceduto questa mattina.  

     «Il nostro  è stato un rapporto nato molto semplicemente», racconta a Famiglia Cristiana l’ex sindaco di Venezia. «Sono stato invitato nel 1995 alla presentazione di un suo libro insieme con il cardinale Angelini e lì, dopo avermi parlato della sua volontà di costituire, accanto alle facoltà di Medicina e di Psicologia, anche una di Filosofia sulla base di un progetto  di contaminazione proficua tra corpo mente ed anima, mi ha chiesto se volevo occuparmi della cosa. 

     “Se tu accetti”, mi disse, “hai carta bianca, fai quel che vuoi, chiami chi vuoi, decidi tu l’impostazione didattica nei limiti della legge, perché anche i privati hanno dei vincoli". E così è stato. Ho avuto la più totale libertà, non c’è stata la minima interferenza sulla chiamata di un professore, di un docente a contratto, di un ricercatore. Basta anche vedere le persone che ci insegnano. Così si comportava don Verzè anche per le altre facoltà: aveva il più assoluto rispetto dell’autonomia della professione scientifica, cosa unica in questo Paese e anche in gran parte dell’Europa. Questo era don Verzè, quello che ho conosciuto io, poi il resto... ». 

- Con il resto intende le inchieste giudiziarie?

     «Io francamente di quello non so nulla come nulla sapevano e nulla sanno i miei colleghi. Bisogna discernere, cosa che questo Paese fatica enormemente a fare. Questo Paese fa sempre il cumulo di tutto, nel bene e nel male, nell’esaltazione e nella maledizione. È un Paese  che non riesce a crescere da questo punto di vista, a distinguere, ad analizzare. In questi ultimi giorni gli attacchi a don Verzè hanno mostrato la natura pessima di questo Paese».

- Ma un indebitamento di un miliardo e mezzo non è cosa da poco. 

     «Si possono denunciare quando si hanno le prove le eventuali cattive amministrazioni di questo o di quello, ma come si fa a ignorare quell’ospedale, quel centro di ricerca che è il più importante privato in Italia con centinaia di ricercatori, di personale, di migliaia di persone che ci lavorano e la bontà di quelle strutture universitarie? Come si fa a non ricordare tutto ciò. Con i soldi don Verzè non ha fatto buche per terra o comprato navi, yacht e aerei. Speriamo che almeno in questo giorno si sappia vedere ciò che vale e distinguerlo da ciò che eventualmente è condannabile». 

     Poco più che un telegramma, invece, da parte del ministro Renato Balduzzi.«Nell’esprimere il cordoglio cristiano per la morte del fondatore, sacerdote Luigi Verzé», si legge in un comunicato ufficiale, «il ministro della Salute, il professor Renato Balduzzi, ne ricorda il grande contributo allo stimolo della ricerca biomedica e la capacità di scegliere e valorizzare le eccellenze professionali. Sui profili etici e personali, e sulle vicende al vaglio dei magistrati, conclude il Ministro, non ritengo mio compito, soprattutto oggi, entrare».

Annachiara Valle

Don Luigi Verzè e Silvio Berlusconi sulle guglie del Duomo di Milano, il 19 luglio 2010, per i 150 anni della provincia di Milano. Foto: Ansa..
Don Luigi Verzè e Silvio Berlusconi sulle guglie del Duomo di Milano, il 19 luglio 2010, per i 150 anni della provincia di Milano. Foto: Ansa..

Don Luigi Verzè è mancato all'alba di un giorno cruciale per il San Raffaele. A mezzogiorno del 31 dicembre 2011, infatti, è prevista la scadenza del termine per presentare un'offerta migliorativa di acquisto, per l'istituto sanitario, di almeno 50 milioni di euro rispetto ai 250 milioni messi sul piatto dal cordata Ior-Malacalza. L'apertura delle buste, alle 12 dell'ultimo dell'anno, presso uno studio notarile milanese costituisce l'ennesima tappa di una vicenda complessa.


Tutto comincia nel 1958, quando don Verzè fonda l’associazione Monte Tabor per la comprensione e il rispetto della dignità della persona umana, un ente che ha lo scopo di assistere i più deboli. Membri dell’Associazione, tuttora motore dell’Opera San Raffaele, come si legge nel sito ufficiale www.sanraffaele.org, sono "i Sigilli", persone che hanno scelto di dedicare la vita allo sviluppo del San Raffaele in Italia e nel mondo. Nella seconda metà degli anni ‘60 iniziano i lavori di costruzione dell’ospedale a Segrate, al confine con Milano. Il 24 ottobre 1969 i sindaci di Milano e di Segrate pongono la prima pietra. Il 30 aprile 1970 nasce la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, cui viene conferito il San Raffaele in costruzione.


Il 31 ottobre 1971 viene accolto il primo malato, nel 1972 il San Raffaele viene riconosciuto Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e dal 1982 diventa polo universitario della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano.Negli anni ‘80, a fianco dell’Ospedale, che oggi ha una capienza di circa 1300 letti e una struttura di 11 dipartimenti e 45 specialità cliniche, don Luigi si concentra sulla realizzazione e l’ampliamento di strutture sempre più specializzate.

Nel 1992 nasce il Dibit1, il Dipartimento di Biotecnologie e Centro di Ricerca scientifica, uno dei Centri più importanti d’Europa, riferimento mondiale per diverse linee di ricerca.  Nel 1996, don Verzè  fonda l’Università Vita-Salute San Raffaele. 

Nel corso degli anni, i suoi stretti rapporti con Silvio Berlusconi sono stati più volte oggetto di critiche. Ma è nel febbraio 2011 che le cose si mettono male. Esplode la crisi finanziaria della Fondazione Monte Tabor, di cui don Verzé, in quel momento, è ancora presidente con poteri amministrativi. La crisi è dovuta a un indebitamento aziendale che, aumentato particolarmente nei tre anni precedenti, si è fatto insostenibile: tra esposizione verso le banche e conti da saldare ai fornitori il totale del debito secondo le stime s'aggira tra il miliardo e il miliardo e mezzo di euro.

Nel giugno 2011 la Fondazione sceglie di affidarsi alla cordata che fa capo al Vaticano. Il 18 luglio 2011 si suicida l'imprenditore trevigiano Mario Cal, da quasi 35 anni al fianco di Verzè. Tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno 2011, il Tribunale di Milano avvia indagini penali partendo dall'ipotesi di reato di di bancarotta fraudolenta. Nella lettera scritta il 2 dicembre scorso ai Pm di Milano che lo indagavano, don Luigi Verzè si era assunto le responsabilità morale del crac dell'istituto paragonandosi poi a "Cristo in croce".

Alberto Chiara

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