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martedì 16 luglio 2024
 
musica
 

I Pooh: «Vi raccontiamo i nostri giorni infiniti»

04/07/2024  Pubblichiamo un estratto del servizio di copertina dedicato a Roby Facchinetti, Red Canzian, Dodi Battaglia e Riccardo Fogli: «La band esiste dal 1966, ma la musica è sempre stata dentro di noi. Quest’estate suoniamo nei luoghi più belli d’Italia. Nelle nostre canzoni non chiudiamo mai la porta alla speranza»

Non poteva esserci titolo migliore di Amici per sempre per il tour estivo dei Pooh, che ancora una volta si ritrovano a cantare insieme 58 anni dopo la loro fondazione, avvenuta nel 1966 a Bologna. Perché amici Dodi Battaglia, Red Canzian, Roby Facchinetti e Riccardo Fogli lo sono davvero: di quelli che, anche se a un certo punto litigano e se ne vanno, poi tornano, perché il piacere di stare insieme è più forte di ogni dissapore. Dopo l’anteprima alle Terme di Caracalla, il tour riparte il 3 luglio da Senigallia per poi toccare durante tutta l’estate località di eccezionale bellezza, tra cui piazza San Marco a Venezia, Paestum, Pompei. Avete girato in lungo e in largo l’Italia per tanto di quel tempo che Fiorello ci ha scherzato su così: «Dio è ovunque, ma i Pooh ci sono stati almeno cinque volte». Qual è il luogo più emozionante per voi in cui vi siete esibiti?

FACCHINETTI: «Senz’altro quando per festeggiare i 25 anni di carriera, abbiamo suonato a Livigno a 2.200 metri, con un palco allestito sul cucuzzolo di una montagna. A parte il freddo, era una situazione davvero eccezionale».

BATTAGLIA: «Per me è stata la mia prima volta in un locale di un paesino del Friuli. Ero stato appena “arruolato” nei Pooh ed era il mio primo vero concerto: avevo appena 17 anni, un’emozione incredibile».

CANZIAN: «Nei luoghi carichi di storia. Uno su tutti l’Arena di Verona, dove percepisci quanti grandi della musica prima di te si sono esibiti lì». Fogli: «Io ho vissuto solo i primi sette anni della vita meravigliosa dei Pooh. Però dal 2016 ho di nuovo avuto il piacere di tornare a condividere il palco, e non solo, con grandi musicisti, persone per bene, in una parola dei fratelli, compresi Stefano D’Orazio e Valerio Negrini, che hanno scritto canzoni che il mondo continua a cantare».

Come è arrivato nella vostra vita l’incontro con la musica?

FACCHINETTI: «In famiglia si ascoltava tanta musica classica e lirica. Mio nonno materno dirigeva un coro e aveva composto anche una Messa cantata. Mia madre Emilia ha capito che ero molto portato per la musica e a 7 anni mi portò dal maestro Ravasio, che era molto bravo a insegnare ai bambini. Iniziai con la fisarmonica e poi passai al pianoforte. A 11 anni composi il mio primo brano: scoprii così che mi piaceva inventare melodie».

BATTAGLIA: «Io sono nato nella terra della musica, la Romagna. Molti dei miei familiari erano musicisti. Mio padre suonava il violino, mia madre era un’appassionata di lirica, un mio zio era un accordatore di pianoforti. A 5 anni mi impuntai per avere una fisarmonica. Non ce la potevamo permettere, ma quando la misero in palio a una pesca del bar, mio padre comprò 50 biglietti e la vinse. L’ho studiata per 9 anni, poi un giorno sentii in un juke-box la canzone di un gruppo in cui c’era un assolo di chitarra elettrica. Da quel momento non toccai più la fisarmonica e decisi che il mio strumento sarebbe stata la chitarra. Dopo qualche mese di lezione ero io che insegnavo agli altri compagni di corso».

FOGLI: «Io mi limitavo a fischiettare e a canticchiare. Poi un giorno un mio collega operaio della Piaggio mi ha incoraggiato a prendere lezioni e mi ha fatto conoscere un maestro di musica che cominciò a portarmi in giro con la sua band. Sempre lui mi disse che dovevo imparare uno strumento e così mi ritrovai a essere un cantante e un bassista».

 

 
 
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