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domenica 25 settembre 2022
 
 

L'Italia che non si arrende

19/04/2021  Le storie di imprenditori e commercianti che durante la pandemia si sono inventati nuove attività o nuovi modi per continuare il proprio business. Perchè la parola d'ordine è "resilienza"

Non si sono arresi. Anzi. Sono quegli imprenditori, partite Iva, commercianti di tutta Italia che già durante  il primo lockdown hanno dato spazio alla loro fantasia per salvare le loro attività. Si sono inventati nuovi  modi di vendere, di produrre, di mettere in rete la loro voglia di fare. Paola Scarsi, 62 anni, giornalista,  «motociclista e mamma», come si definisce lei stessa, e da anni impegnata nel mondo dell’economia  sociale, ha cominciato a raccogliere le loro storie. Fino a farne un libro – Oltre il Covid. 365 idee per  superare la crisi (Erga Edizioni, pp. 200, euro 9,90) – per far conoscere le loro esperienze e, racconta  l’autrice, «ispirare anche altri a cercare i modi per far sopravvivere negozi, botteghe, alberghi». Iniziative  che non sono solo «un ricordo della prima ondata, perché tutti quelli che ho risentito in queste settimane  sono andati avanti. Nessuna attività ha chiuso e anzi stanno sviluppando ancora di più le loro iniziative. Mi  pare un ottimo segnale di speranza».

Dalle Alpi alla Sicilia si racconta un’Italia di «resilienza», come  oggi va di moda dire, persone che hanno trovato in sé stessi i mezzi per andare avanti. Lo hanno fatto, a  Palermo, Alessandro Dioguardi e Francesco Tranchina, che promettono di portare «la vera Sicilia a casa  tua». I due ragazzi, esperti di birra artigianale e in procinto di aprire Talè, il loro negozio, si sono trovati a  tenere abbassata la saracinesca proprio nei giorni in cui avrebbero dovuto alzarla. Ma non si sono persi  d’animo e hanno creato subito un emporio virtuale, Talè degusteria siciliana, con la consegna a domicilio, in tutta Italia, non solo della loro birra Kimiya ma delle eccellenze dell’isola. Hanno contattato una trentina  di piccole aziende di conserve, pasta, olio, e specialità varie e hanno creato dei box, completi di  ricette tradizionali, per esportare ovunque prodotti che non si trovano nei supermercati. In vetrina, nel loro  sito www.taledegusteriasiciliana.it, in questo periodo pasquale anche il mitico uovo al pistacchio. E se  alcuni, chiuse le piste da sci, hanno trasformato i propri alberghi in confortevoli “uffci di montagna” per lo  smartworking in sicurezza, come l’Auberge de la Maison a Courmayeur, altri hanno investito per convertire  le stanze in ristoranti privati per due dove cenare senza pericoli. Altri ancora, come l’azienda  Visualis di Bolzano, specializzata in gazebo, tensostrutture e occorrente per fiere ed eventi all’aperto,  hanno trasformato l’attività garantendo tende gonfiabili per il triage, mascherine, plexiglas. Sul materiale  protettivo contro il Covid hanno investito anche, a Parma, i proprietari della storica Libreria Futurino.

Per  riaprire in fretta hanno scelto di utilizzare i parabrezza della Vespa che avevano già in casa da piazzare  nei punti strategici del bancone e della cassa. Una soluzione originale che doveva essere temporanea e  che invece, apprezzata dai clienti, è diventata denitiva. Sempre in tema di librerie, a Montesilvano (Pesaro)  Antonella e Cinzia Buccigrossi, proprietarie della storica On The Road, si sono improvvisate  postine per consegnare, in bicicletta, i libri ordinati online.Generosa poi l’idea di Luca Cristofori. Unico in  Italia a dedicarsi interamente al settore delle majorette con la produzione sartoriale delle divise, durante la  prima quarantena ha regalato ai 7.500 abitanti di Caprarola (Viterbo) le mascherine da lui realizzate. Oggi  vende in tutta Italia, dal sito luca-cristofori.business.site, in attesa che possano riaprire manifestazioni  folcloristiche ed esibizioni. Idee, quelle del libro, che coprono tutti i giorni dell’anno meno uno. «In realtà  ho raccolto 364 storie», conclude Paola Scarsi. «Perché questo libro è un invito al lettore ad aggiungere la  propria. Sperando che prenda coraggio dai racconti di chi ce l’ha fatta».  

 
 
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